Siparietto a Dimartedì (La7) tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti.
Il giornalista chiede a Conte come mai il caso Open, che coinvolge Matteo Renzi, non lo imbarazza quanto le inchieste concernenti i presunti fondi russi alla Lega e l’ex sottosegretario leghista dei Trasporti, Armando Siri, indagato per autoriciclaggio a causa di un prestito ottenuto da un istituto bancario di San Marino.

Il presidente del Consiglio puntualizza: “Caro direttore, non sono solito cambiare idea a seconda delle circostanze. Il caso Siri riguardava un membro di governo indagato per delle accuse ben precise. Non c’era assolutamente una sentenza, ma ho letto i fascicoli. Non esprimo un giudizio pubblico, perché non sono un giudice. Ma la valutazione della opportunità politica la fa il presidente del Consiglio. In questo governo, i ministri di Italia Viva si chiamano Bellanova e Bonetti. E non sono coinvolti nell’inchiesta sulla fondazione Open“.
“Anche sul caso Rubli non c’erano ministri indagati“, ribatte Sallusti.
Ma Conte capisce Ruby per ‘rubli’, scatenando l’ilarità nello studio e la battuta del conduttore, Giovanni Floris: “Rubli è quello di Salvini, Ruby è quello di Berlusconi. Insomma, denaro e sesso sono due cose diverse, ma vanno spesso in coppia“.

Il presidente del Consiglio poi chiarisce: “Nel caso Moscopoli, il mio ministro Salvini non è stato direttamente indagato, ma una persona che era con lui (Gianluca Savoini, ndr). Al mio ministro, come era mia responsabilità, ho chiesto conto del suo operato. Ma lui ha ritenuto di non rispondermi e io sono andato in Parlamento a spiegare la vicenda sulla base degli elementi che avevo. Renzi, invece, ha già dato spiegazioni in Aula, costruendo un dibattito. Siamo agli inizi della inchiesta che lo riguarda. I magistrati devono fare il loro lavoro e andranno avanti con le loro inchieste. Quando avremo elementi, valuteremo”.

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