Quando arrivò ad Arcore pernsava che Silvio Berlusconi fosse in realtà “un sosia, un imitatore” dell’allora presidente del consiglio. Lo ha raccontato la modella Ambra Battilana, una delle testimoni chiave delle inchieste sulle cosiddette cene eleganti di Arcore, deponendo nel processo Ruby ter. Imputati nel procedimento in corso a Milano sono il leader di Forza Italia e altri 28 imputati, tra le quali molte delle ospiti delle serate. Rispondono a vario titolo di corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza. Secondo l’accusa Berlusconi avrebbe pagato i testi dei due processi precedenti (Ruby 1 e Ruby bis) per dire il falso sulle serate a luci rosse ad Arcore

Ha ricostruito invece quelle stesse serate Battilana, rispondendo prima alle domande del pm Luca Gaglio e poi a quelle del suo difensore. La mdella fu ospite nella residenza di Berlusconi nel 2010 e ha raccontato di aver visto l’ex premier “sempre con le mani addosso alle ragazze”, “baciava i loro seni” e si faceva “mettere il sedere in faccia“. Le teste ha raccontato anche le “molestie” da lei subite nel 2015 dal produttore cinematografico statunitense Harvey Weinstein.

Su Arcore ricorda “una decina di ragazze” che arrivarono e presero questi anelli da un vassoio”. “Dicevano ‘papi, come stai?‘, lo baciavano sulla bocca una dopo l’altra, erano quasi tutte a salutarlo così. Le ragazze danzavano e cantavano ‘memo male che Silvio c’è’, cercavano di compiacerlo e gli davano i baci”. Durante la cena, “lui cantava in francese, raccontava barzellette sconce che non erano molto divertenti, ma le ragazze lo compiacevano, era molto da film, erano quasi forzate a ridere”. Poi, ha sostenuto la teste, è arrivato un cameriere con la statuetta di Priapo e le ragazze “facevano gesti sessuali, baciavano la statuetta. Da lì si arriva alla barzelletta del bunga bunga raccontata da Berlusconi, le ragazze lo toccavano sotto il tavolo probabilmente nelle parti intime”.

La modella, che ora vive a New York (“me ne sono dovuta andare dall’Italia, perché il mio nome era ‘macchiatò come una escort”), ha parlato, come aveva già fatto negli altri processi, del “bunga-bunga” a villa San Martino (“Berlusconi mi toccò il sedere”) e poi anche del “procedimento” a carico di Harvey Weinstein, che “mi palpò“, che inizierà “il 6 gennaio”. Ex Miss Piemonte è assieme a Chiara Danese, autrice di una memoria che fece avere ai pm di Milano nell’aprile 2011: in quel documento raccontava le serate hard di Arcore.

Oggi in aula ja ripercorso i passaggi della sua testimonianza. A partire da Nicole Minetti che nella stanza del “bunga-bunga“, dopo la cena con la presenza dell’ormai famosa “statuetta di Priapo”, “ballava nuda a un metro da me, si faceva toccare da Berlusconi, Berlusconi la baciava sulla bocca, sul seno e le toccava il sedere”. Lei e Chiara decisero di andarsene ed Emilio Fede “ci minacciò dicendoci che se andavamo via, per Miss Italia non avevamo possibilità e mi ricordo che Berlusconi annuiva”. Battilana ha ricordato che l’ex premier raccontava barzellette “sconce” e lei all’inizio lo aveva scambiato “per un sosia, un imitatore“. E poi ancora di Fede che diceva a Chiara “sdraiati da qualche parte e ti faccio compagnia”. Il leader di Forza Italia, ha continuato, “ci fece prendere delle statuette colorate da una scatola, ero confusa e mi chiedevo ‘perché il presidente dell’Italia ha una collezione di giocattoli?”.

Già durante la cena, poi, ha spiegato ancora la modella 27enne, le ragazze “baciavano in bocca Berlusconi, lo toccavano sotto il tavolo nelle parti intime, si facevano toccare i seni e lui le palpava”. Ha detto anche di aver subito, dopo la serata ad Arcore, “minacce” e “aggressioni psicologiche” da Daniele Salemi, che all’epoca era suo agente e che aveva portato lei e Chiara ad un provino da Fede per fare le “meteorine”. Infine, ha parlato anche del caso Weinstein, chiarendo di averlo denunciato per molestie, di aver di recente “sciolto l’accordo di riservatezza” che aveva firmato in precedenza e di aver “collaborato con la polizia“, già all’epoca, per raccogliere prove contro di lui. “Io, poi, non volevo firmare l’accordo – ha spiegato – ma ai tempi avevo 22 anni, non conoscevo bene la lingua, era difficile andare avanti nella battaglia”.

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