“Forza Camorra…”. “Purpetta e purpettina…” “I Cesaro’s..”… e così sfottendo, o denigrando, il confine è labile e il giudice deciderà se è stato oltrepassato. Per stampare tutti gli screenshot dei post ritenuti diffamatori e spillarli alla denuncia ci sono voluti decine di fogli e molta pazienza. Li ha scritti Rosa Criscuolo, chiamata Dama Bionda, ex pasionaria di Forza Italia, che partecipò a una marcia contro l’incarcerazione di Nicola Cosentino e cenò con Claudio Scajola la notte prima del suo arresto. Ma quel mondo è alle spalle, ora Criscuolo lavora all’Eav, l’azienda regionale dei trasporti ed è una attivista radicale, nonché dirigente dell’associazione Luca Coscioni, dopo aver provato invano quattro anni fa a farsi eleggere in consiglio regionale in una lista collegata al dem Vincenzo De Luca. La candidatura ottenne tanta attenzione mediatica ma poche preferenze.

Il bersaglio delle attenzioni di Criscuolo, che in misura minore proseguono tuttora, è Armando Cesaro, il giovane rampollo di una famiglia potente di Forza Italia in Campania. Il padre Luigi Cesaro è parlamentare da più legislature, il figlio per ora solo capogruppo in Regione Campania, un domani chissà, intanto tra poco si torna alle urne per le regionali e il motore della macchina elettorale è già caldo. Lei è molto attiva sui social, lui su Facebook e Twitter si muove in maniera più tranquilla, per lo più attività politica, il massimo della trasgressione è qualche like ai commenti sul tifo per il Napoli.

Quel che segue è la cronaca semiseria di una piccola faida nella Forza Italia che fu, quella coordinata in Campania da Nicola Cosentino e da ‘a Purpetta Cesaro nella stagione del Berlusconi diviso tra il governo e le cene eleganti (a cui partecipavano molte amiche campane), perché la Forza Italia di oggi è un’altra cosa. Il processo davanti al giudice monocratico di Napoli Nord, prossima udienza e forse sentenza il 9 marzo, racconta come Criscuolo, imputata per diffamazione ai danni di Cesaro jr, da ex giovane promessa degli azzurri nata politicamente fedelissima di Cosentino, scatenò sui Cesaro, ed in particolare sul figlio, gli effetti della rabbia per il presunto ‘tradimento’ del 2013. Consistito nella mancata ricandidatura al Parlamento di Nick ‘o Americano, sul quale pendeva un’ordinanza di custodia cautelare ‘sospesa’ dalla Camera, che gli spalancò le porte del penitenziario di Secondigliano. Un siluramento in qualche modo avallato da Cesaro (Luigi) più preoccupato di riottenere il seggio che di salvare il suo (ex) sodale.

Almeno, a voler dare una spiegazione ‘politica’ a quella che secondo Cesaro jr è stato ‘stalking’ sul web ai suoi danni. I post di Criscuolo oggetto della querela si concentrano negli anni 2014-2015, sono centinaia, e molti, di politico, hanno poco. Tanti alludono al peso di Armando (che nel frattempo è dimagrito e ora sfoggia una linea invidiabile), poi gli inevitabili giochi di parole sulle polpette e il soprannome del padre, e così andando. Fino a quelli, più pesanti, sulle indagini di camorra che hanno colpito i suoi familiari.

La querela di Armando Cesaro stava andando in cavalleria. Il pm aveva formulato una prima richiesta di archiviazione motivata dalla possibilità che la Rosa Criscuolo furente su Facebook potesse essere una sorta di fake. Per riaprire le indagini è stata necessaria un’opposizione e l’allegazione di un video della donna estratto dalle pagine social, così da collegarla alla titolarità del profilo. Altro tempo si è perso per notificare l’avviso: Criscuolo è stata a lungo irreperibile, all’epoca viveva – peraltro alla luce del sole – in un domicilio diverso da quello della residenza.

Di essere imputata, Criscuolo non sembra preoccupata. E prosegue, con toni meno aggressivi ma con altrettanta costanza, la sua ‘guerra’ contro i Cesaro. Spostatasi sul campo della candidatura a governatore della Campania. Per settimane, quasi tutti i giorni ha scritto una o più frecciate contro il berlusconiano Stefano Caldoro. La sua colpa? “È una brava persona, ma è stato designato dai Cesaro e quindi non va bene” spiega a ilfattoquotidiano.it Criscuolo. Che fa il tifo per Mara Carfagna. E continua a essere corteggiata dagli ambienti deluchiani, gli stessi che esprimono e controllano il management dell’Eav. Su questa vicenda, Armando Cesaro preferisce che a parlare sia il suo legale, Michele Sanseverino: “Ci auguriamo – dice l’avvocato – che il buon esito di questo processo rappresenti un monito per un utilizzo corretto del web, che spesso è considerato un territorio franco da regole di continenza verbale”.

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