I leader e i partiti anti-Brexit escono con le ossa rotte dalle elezioni legislative che consegnano a Boris Johnson un mandato forte per completare l’uscita dall’Ue. Non Nicola Sturgeon e lo Scottish National Party. Perché se nel resto del Regno trionfano i Tory, a nord del Vallo di Adriano gli indipendentisti scozzesi – europeisti convinti – tengono i loro territori con una valanga di voti. E ora promettono di piantare una grana non da poco sul cammino del governo: un secondo referendum per staccarsi da Londra.

Sturgeon ha dichiarato di aver vinto “un mandato rinnovato, rinnovato e rafforzato” per chiedere un nuovo voto sull’indipendenza in forza dei 48 seggi ottenuti a Westminster sui 59 in palio in Scozia, 11 in più rispetto al 2017. A nord del Vallo i conservatori hanno concentrato la loro campagna sull’opposizione a un secondo referendum, ha spiegato il primo ministro scozzese, ma sono stati completamente sconfitti, perdendo battaglie chiave con lo Scottish National Party in città simbolo tra cui Stirling, Angus e Gordon. “Non pretendo che tutti coloro che ieri hanno votato lo Snp voteranno necessariamente per l’indipendenza, ma in questa elezione c’è stata un forte endorsement per la possibilità che la Scozia possa fare una scelta sul proprio futuro – ha detto Sturgeon – sulla possibilità di non dover sopportare un governo conservatore per il quale non abbiamo votato e di non dover accettare la vita come nazione al di fuori dell’Unione europea “.

Sturgeon ha già promesso che entro Natale chiederà a Johnson i poteri per avviare la procedura per una nuova consultazione, sapendo che il premier rifiuterà e mettendolo di fronte alla responsabilità di portare il Paese sull’orlo di una crisi istituzionale. “Ho appena vinto un’elezione sulla base dell’argomentazione secondo cui la Scozia ha il diritto di scegliere“, ​​ha detto Sturgeon. Ora “spetta ai Tories decidere quale sia il loro piano B visto che il mio piano A ha appena ricevuto un forte sostegno.”

Gli strateghi dello Snp sottolineano che il significato di questa vittoria, che contiene un’eco del trionfo della trionfale conquista dei 56 seggi nel 2015, emerge ancor più netto a confronto con la schiacciante vittoria dei conservatori in Inghilterra. E soprattutto con il fatto che in Scozia i Tory hanno sono riusciti a tenere solo 6 dei 13 seggi che avevano ottenuto nel 2017. Tra le “vittime” dell’affermazione degli indipendentisti anche Jo Swinson, la leader dei LibDem, che ha perso il proprio seggio a Dumbartonshire East, nei pressi di Lennoxtown, a nord di Glasgow, per 149 voti in favore del candidato dello Snp.

Nel resto del Regno diversi esponenti di alto livello del fronte anti-Brexit sono rimasti senza seggio. Nigel Dodds, il leader di Westminster del Democratic Unionist Party (Dup) dell’Irlanda del Nord che sostenne il precedente governo conservatore, ha perso il suo posto a Belfast. Dominic Grieve, ex procuratore generale che ha guidato i tentativi di dare più voce al Parlamento sulla Brexit ed espulso dai Tory, non ha ottenuto il seggio da indipendente. Anche altri due espulsi, l’ex ministro del governo David Gauke e Anne Milton, non sono stati rieletti. Un’altra importante avversaria della Brexit all’interno dei conservatori, Anna Soubry, non è riuscita a vincere le elezioni come membro del suo nuovo partito. Infine l’ex candidato conservatore a sindaco di Londra Zac Goldsmith, fratello di Jemimah Goldsmith, ex moglie del primo ministro pakistano Imran Khan, non è stato rieletto nella capitale.

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