“Un Paese in cui calano gli omicidi ma non i femminicidi dimostra che ha un problema anzitutto di civiltà”. Marta Cartabia, prima presidente della Consulta donna, ha scelto di sottolineare l’aumento degli assassinii delle donne per il suo primo intervento da numero uno della corte Costituzionale. “Bisogna spostare il mondo non dalla parte delle donne, ma dalla parte di tutti. Siamo fieri del cammino fatto finora in Italia, ma è ancora un cammino incompiuto”, ha detto la giudice. Che non nasconde la sua formazione cattolica ma al tempo stesso spiega che “la laicità positiva che esprime la Consulta non è indifferenza alla religione, ma semmai tutela di tutte le fedi, poste sullo stesso piano”.

Cartabia ha osservato: “Tutti noi arriviamo qui con una personale formazione, sia essa cattolica o atea, politicamente di destra o di sinistra: la Corte Costituzionale, da questo punto di vista, è davvero ricca, come è diversa la personalità di ciascuno di noi, come uomo o come donna, come più giovane o più anziano di età. Ciascuno entra in camera di consiglio con tutte le sue posizioni e i suoi desideri ma anche e soprattutto con la sua professionalità, che tutti ci accomuna”. Allora, “la neutralità, in un tale variegato consesso con diversi punti di vista, è assolutamente garantita: ciascuno entra con il suo bagaglio, la cui prima virtù è la prudenza, che non a caso è compresa nella parola ‘giurisprudenzà. La formazione di ciascuno di noi è una ricchezza e non un problema – tiene a sottolineare Cartabia – a condizione che si sia in una posizione di ascolto e con un atteggiamento di laicità positiva, che tutti siamo chiamati a difendere”.

La giudice ha anche ricordato gli interventi assunti in precedenza con sentenze dai giudici della Consulta sull’iter per l’approvazione della legge di bilancio: “La legge di bilancio è una legge chiave per il funzionamento dello Stato e occorre assicurare tempi adeguati al Parlamento per il suo esame. È impossibile che una democrazia non presupponga tempi di dibattito adeguati sulla legge di bilancio – ha detto – In passato, non ci siamo limitati a scrivere un monito al Parlamento, come talora facciamo, ma chiesto che fossero rispettate le procedure della democrazia rappresentativa, tanto più sul bilancio che è una legge architrave. Non è possibile che i parlamentari non abbiano tempi per riflettere e presentare emendamenti”. La neo presidente della Consulta ricorda anche che “ogni singolo parlamentare può ricorrere, ma solo di fronte a evidenti e gravi abusi che si traducano in un sostanziale svuotamento del suo ruolo parlamentare”. La Corte ha aperto al ricorso del singolo parlamentare, “ma con un requisito oggettivo di conflitto, richiedendo uno standard molto alto per l’autonomia del Parlamento, in modo che la Consulta resti comunque sul limite della soglia, senza entrare dentro le Camere: deve essere manifesto lo svuotamento della funzione parlamentare, questo è il binario tracciato dalla Corte”. Cartabia ha anche commentato la questione dei penitenziari: “Il sovraffollamento nelle carceri rasenta un trattamento contrario al senso di umanità; trattamento che la nostra Costituzione esclude categoricamente”. Cartabia però ha ricordato che “la Consulta non ha la bacchetta magica servono risorse, modifiche legislative e l’uso di strumenti quali misure alternative”.

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