Il numero delle vittime del terrorismo su scala mondiale è calato del 15,2% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Lo si evince dal rapporto Global Terrorism Index 2019 dell’Institute for Economics and Peace. Inoltre i Talebani hanno superato Daesh come gruppo terroristico più mortale del mondo. Il numero di morti attribuite ai Talebani è aumentato di poco meno del 71%. Al contrario, il numero dei morti attribuiti a Daesh è diminuito a livello globale di poco meno del 70%, scendendo da 4.350 nel 2017, a 1.328 nel 2018.

L’Afghanistan ha registrato 7.379 morti per terrorismo, con un incremento del 59% rispetto all’anno precedente. Nel frattempo Donald Trump, nei giorni scorsi, ha compiuto una visita a sorpresa alle truppe Usa in Afghanistan, incontrando il presidente afghano Ashraf Ghani, al quale ha dichiarato che “sono in corso trattative con i Talebani, che sarebbero pronti a un cessate-il-fuoco”. Prima di settembre le trattative erano giunte a buon punto, per quanto gli attacchi e i morti nel paese mediorientale non si fossero attenuati, questo sia per la presenza di gruppi Talebani autonomi, sia per le operazioni di Daesh, che combatte i Talebani per prendere il controllo di parte del territorio al fine di istituire l’emirato del Khorasan.

Di sicuro, per la prima volta dal 2003, l’Iraq non è il Paese maggiormente colpito dal terrorismo. Tuttavia alcuni gruppi affiliati a Daesh hanno fatto registrare un aumento dell’attività terroristica. In Europa, il numero di morti per terrorismo è diminuito per il secondo anno consecutivo, da oltre 200 nel 2017 a 62 nel 2018. Solo due attacchi hanno ucciso 5 o più persone, rispetto alle 11 del 2015, che è stato l’anno di punta per il terrorismo jihadista.

Quello che però destabilizza è l’attività in Europa da parte di lupi solitari o cani sciolti. Il recente attentato a Londra ha riportato in auge la tecnica terroristica legata all’uso dei coltelli, ampiamente documentata in vari articoli sulle riviste di Daesh e in particolare su Rumiyah (Issue 2) nell’articolo “Just Terror Tactics” (Knife attacks). “Qualcuno potrebbe chiedersi perché i coltelli rappresentano una buona opzione per un attacco. I coltelli, anche se sicuramente non sono l’unica arma per arrecare danno al kuffar (miscredente), sono ampiamente disponibili in ogni terra e quindi facilmente accessibili”.

A questo punto nell’articolo si consiglia di usare i coltelli con la lama fissa, ovvero quelli in cui manico e lama sono realizzati con un unico pezzo di metallo. “Quando si conduce un’operazione col coltello non è consigliato prendere di mira aree troppo affollate o raduni, poiché ciò rappresenta uno svantaggio e aumenta la probabilità di fallire nella missione. Il rischio è dunque quello di essere bloccati preventivamente e di essere ostacolati nel raggiungimento dell’obiettivo.”

Quindi per certi versi i recenti attentati di Londra o dell’Aja hanno fallito, dimostrando ampiamente che queste operazioni nascono in modo scoordinato e per fortuna non adeguatamente pianificato dai vertici delle organizzazioni terroristiche. Resta però il fatto che un terrorista come il 28enne Usman Khan, già a suo tempo condannato per terrorismo, possa circolare in libertà vigilata, evidenziando le lacune di un sistema giudiziario che non riesce a impedire neppure ai jihadisti condannati di rappresentare un pericolo per la società.

Eppure fin dall’agosto 2017 il coordinatore antiterrorismo dell’Ue, Gilles de Kerchove, aveva reso noto che la Gran Bretagna detiene il record europeo di fanatici del jihad: ben 35mila, di cui 3mila considerati pericolosi dai servizi di sicurezza e 500 ritenuti pronti a compiere atti terroristici. Violenze e accoltellamenti fuori controllo in tutta Londra impazzano da tempo, al punto che nel 2018 sono stati registrati 134 omicidi, il più alto numero da dieci anni a questa parte. Crimini da coltello e terrorismo da coltello sono la nuova emergenza europea.

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