Dell’incredibile incapacità della stampa italiana di rendere conto della tragicità della crisi climatica ho più volte scritto, anche su questo blog. A differenza che in molti altri paesi, le notizie sull’emergenza climatica sono arrivate da noi tardivamente, a fatica, salvo conquistare raramente le prime pagine quest’estate, visti i roghi dell’Amazzonia e lo scioglimento dei ghiacciai.

Un difetto che dura da mesi, anzi anni. E tuttavia credo che questa settimana i quotidiani italiani (con poche, rare eccezioni), così come i talk show, i programmi radio e la tv, stiano toccando veramente il picco dell’assurdo. Che equivale anche al picco della non professionalità, visto che il compito dei giornalisti è dare notizie. Sul riscaldamento climatico le notizie ci sono sempre tutti i giorni, quasi sempre drammatiche anzi di più, ma non vengono mai date – o sporadicamente o solo se si incrociano con la cronaca in senso stretto.

Questa settimana, però, c’è la Conferenza di Madrid: abbiamo i rappresentanti di duecento Stati del mondo riuniti nella capitale spagnola, in un incontro a cui partecipano migliaia e migliaia di persone, organizzato dalle Nazioni Unite e che si apre proprio dopo la pubblicazione di due rapporti, quello della World Metereological Association e quello dell’Unep (United nations environment program), che hanno mostrato come le emissioni di gas serra continuino a crescere e come non ci sia segno di arresto.

In altre parole, ciò significa – a meno che non si facciano interventi almeno tre volte più drastici di quelli già previsti dall’Accordo di Parigi, non ancora raggiunti – la distruzione certa e progressiva del nostro habitat, del nostro modo di vivere e delle nostre stesse esistenze.

Lo ha detto chiaramente il segretario dell’Onu, Antonio Guterres, che da mesi e mesi lancia appelli, per lo più inascoltato dai giornali, almeno dai nostri: siamo a un bivio, l’alternativa è la capitolazione, ha detto letteralmente, il tempo è veramente pochissimo e il punto di non ritorno vicino. Giornalisticamente, sarebbe la più grande notizia di questa settimana. È come se un gruppo di scienziati avesse detto che un enorme asteroide sta per colpire la Terra – anzi peggio, perché il riscaldamento globale è già realtà – e i giornali non ne parlassero.

Come hanno fatto questi giorni, continuando a parlare di Mes, prescrizione, beghe politiche, fatti di cronaca: cose importanti, per carità, ma che mai e poi mai dovrebbero finire in prima pagina al posto della “notizia”, cioè quella che il mondo sta collassando. E ripeto, non in senso metaforico, ma reale, perché questo è quello che dicono i dati, così come i migliaia di scienziati che ormai non hanno più voce per gridarlo, così come le Ong che lavorano nei paesi più colpiti, così come i nostri stessi occhi e il nostro corpo.

E invece. Vedo direttori di giornali, vedi giornalisti famosi – con rubriche quotidiane in prima pagina – scrivere sempre, sistematicamente, costantemente di altro. Mi alzo la mattina e penso beh, qualche cosa questa volta ci sarà. E invece niente. È frustrante, angosciante, orribile. Vedo le notizie della conferenza finire in ventesima pagina, vedo i talk show della sera ospitare sempre le stesse persone e parlare sempre e solo di politica.

Incredibile. Davvero il mondo del giornalismo sta mostrando la sua faccia peggiore, quella della disinformazione colpevole. Sta attivamente collaborando al peggioramento della crisi globale confondendo le persone: perché cosa deve pensare un lettore che si vede la conferenza messa in ventesima pagina, se non che non si tratta di una cosa importante e che in fondo possiamo continuare a non pensarci? Questo contrasto ci rende confusi, pure un po’ schizofrenici, e produce conseguenze nefaste su di noi e i nostri comportamenti.

Ora io vorrei fare un appello ai giornali, e all’ordine dei giornalisti, a cui davvero in questi giorni non vorrei appartenere. Non state dando le notizie, le più importanti, le più tragiche. Non state dicendo la verità ai lettori, con le vostre prime pagine inutili, se quello che dice l’Onu, e pure gli scienziati, è vero. State dimostrando di essere antiscientifici, di essere peggio dei no vax e dei terrapiattisti, perché non date credito alla scienza – altrimenti non vi occupereste di altro.

Allora, per favore, quando accadranno fatti di cronaca come Venezia allagata, come frane che uccidono persone, come spiagge divorate dal mare, ondate di calore dalle quali non sapremo come difendere i già fragili, massicce ondate migratorie che saranno inevitabili visto che interi paesi diventeranno inevitabili, ecco quando accadrà questo non datene conto. Continuate a parlare di altro, lasciate i fatti in ultima pagina. Perché o ve ne occupate sempre, oppure siete come i politici, che non fanno prevenzione e poi corrono sul luogo del disastro. Ma, a differenza della politica, ai giornalisti nessuno chiede conto.

La stampa sta venendo meno al suo compito, quello di informare, di aiutare le persone a capire, a prendere posizione. Anche noi giornalisti siamo colpevoli della crisi climatica e del suo aggravarsi, non solo i ministri che devono decidere dei tagli ai sussidi dannosi e alle emissioni. In altri paesi del mondo questo compito ce l’hanno chiaro, e ci sono giornali, come il The Guardian, che ormai raccontano la crisi climatica come la cornice in cui tutto il resto va inserito. Qui no, finisce nel taglio basso. Ma se neanche i giornalisti credono alla crisi climatica, come potranno le persone normali?

Finché continuerete a fare non ciò che è necessario, ma quello che è politicamente possibile, non ci sarà speranza (Greta Thunberg)

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