Nella legge di Bilancio, “la licenza di uccidere” qualsiasi animale selvatico. Questo si nasconde, secondo le associazioni Enpa, Lav, Lipu e Wwf Italia, dietro alcuni emendamenti sul contenimento della fauna selvatica, presentati da un gruppo di senatori Pd alla Commissione Bilancio. Parte di questi testi è già stata dichiarata “inammissibile”, ma altri sono ancora negli atti parlamentari. È il caso della proposta di modifica 60.0.159 (testo 2) firmata dal senatore dem Mino Taricco e dai colleghi di partito Caterina Biti (in Commissione Agricoltura insieme a Taricco), Daniele Manca e Alan Ferrari (entrambi in Commissione Bilancio) e Andrea Ferrazzi, membro della Commissione Lavori pubblici. Sulla carta, lo scopo di questa modifica è quello di “fronteggiare i danni al settore agricolo e della silvicoltura e i conseguenti oneri causati dalla diffusione incontrollata di fauna selvatica”.

Il bollettino di guerra – “Non si fa alcun cenno, però – spiega Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa, a ilfattoquotidiano.it – ai dati pubblicati dall’associazione Vittime della Caccia. Dall’inizio della stagione venatoria (partita a settembre, considerando le pre-aperture) e fino al 30 novembre, la caccia o la presenza di armi da caccia in casa ha provocato la morte di 14 persone e il ferimento di altre 44”. Un bollettino di guerra che non riguarda solo chi si dedica a quest’attività. Trentacinque dei feriti e dieci delle persone che hanno perso la vita erano cacciatori, ma tra le 58 persone coinvolte complessivamente, tredici sono estranee all’attività venatoria. Non erano cacciatori i quattro morti (fra cui un ragazzo di sedici anni) e i due feriti, tutti vittime o di incidenti o di gesti volontari resi possibili dalla presenza di armi da caccia in famiglia. E poi ci sono altri sette non cacciatori, che sono rimasti però feriti durante le attività di caccia di altri.

La legge del ’92 (e le modifiche) – In questo contesto, l’emendamento Pd modifica la legge 157 dell’11 febbraio 1992, ‘Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio’, abrogando e sostituendo il comma 2 dell’articolo 19. Stando a questo comma, le Regioni devono provvedere al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, va praticato di norma mediante l’utilizzo “di metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica”. E questo è un passaggio importante, perché solo qualora l’Istituto verifichi l’inefficacia di questi predetti, allora “le Regioni possono autorizzare piani di abbattimento”. Il nuovo testo prevede, invece, che il contenimento della fauna selvatica venga praticato da Regioni e Provincie autonome di Trento e Bolzano, ai sensi della legge 157, “previo parere obbligatorio e non vincolante dell’Ispra”. E ancora: le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano “possono autorizzare le attività di contenimento della fauna selvatica effettuate da parte dei proprietari o conduttori a qualsiasi titolo dei fondi, in cui siano stati accertati danni alle colture, all’allevamento, al patrimonio ittico, ai boschi e alle foreste o alle opere di sistemazione agraria”. Secondo le associazioni la modifica più grave e illegittima rispetto alle norme europee, è l’abolizione dell’utilizzo di “metodi ecologici” prima di arrivare agli “abbattimenti selettivi” di animali selvatici che arrechino danno alle colture agricole.

“La caccia è un bacino elettorale” – “Il problema è che la caccia è un bacino elettorale molto facile da intercettare, perché si tratta di un gruppo organizzato”, commenta il presidente Enpa. Che aggiunge: “Basta contattare il vertice e ci si porta a casa tutti i voti. A dimostrazione, in Commissione Agricoltura, sono diversi i parlamentari pro-caccia”. Tuttavia, esiste un problema legato ai danni causati da alcuni animali selvatici (cinghiali in primis), all’agricoltura ma anche alla biodiversità. E le stesse associazioni ritengono che vada affrontato.

I danni causati dalle specie selvatiche – Come ricordato di recente dal senatore Taricco, “secondo i dati dell’Ispra, il cinghiale è responsabile dell’85% dei danni alle attività agricole”. Il senatore aveva già richiamato i ministeri competenti alla necessità di interventi concreti per contenere la crescita esponenziale delle specie selvatiche. E il problema non era solo quello dei danni all’agricoltura, ma anche alla sicurezza sulle strade. Lo sa bene Caterina Biti, professione veterinaria e anche lei firmataria dell’emendamento della discordia: era aprile 2017 quando, ancora presidente del consiglio comunale di Firenze, cadde dallo scooter dopo che due cinghiali le avevano attraversato la strada. Il risultato? Frattura al naso e costola incrinata.

L’appello delle associazioni – Ma la soluzione meno adatta “è questo ‘blitz’ dell’ultim’ora – scrivono le associazioni – con una pesante, confusa e negativa modifica normativa, da inserire in una legge, come quella di Bilancio, che nulla ha a che vedere con questi temi”. Ed è per questo che Enpa, Lav, Lipu e Wwf Italia chiedono al Governo, in particolare al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, di intervenire “per scongiurare questo ennesimo tentativo di ridurre i livelli minimi di tutela degli animali selvatici” e al Senato di eliminare gli emendamenti ed avviare un percorso adeguato all’importanza degli interessi in gioco. “La legge di Bilancio non può essere cavallo di Troia per un blitz su un testo che – denunciano gli ambientalisti – prima di essere la legge quadro nazionale che disciplina le attività di caccia, è l’unica norma italiana sulla tutela della fauna selvatica”.

Gli effetti dell’emendamento – Se passasse questa modifica, aggiungono, “si darebbe ‘licenza di uccidere’ qualsiasi animale selvatico, compresi quelli protetti come lupi, orsi, aquile, con una procedura super semplificata che non garantirebbe il rispetto delle regole europee ed internazionali sulla tutela delle specie selvatiche e degli habitat naturali”. Perché le specie protette non vengono escluse nel testo dagli eventuali piani di contenimento “sulla base di un genericissimo e non definito concetto di ‘diffusione incontrollata’ e con un parere di Ispra (unico organo tecnico scientifico statale ad avere le competenze specifiche) “non vincolante”. E pensare che solo qualche settimana fa, proprio Taricco, sottolineava l’urgenza di “una soluzione legislativa nazionale” e la necessità di un confronto serio “con il mondo agricolo, il mondo venatorio e ambientale, con Regioni e Province e con gli esperti della materia e soggetti istituzionali, a partire dall’Ispra”.

I paradossi – Con il nuovo testo, invece, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano sarebbero, di fatto, gli unici enti a poter decidere sui piani di contenimento della fauna selvatica, di cui nulla si dice rispetto a contenuti e tempistica. “Questo risulta in palese contrasto con la Costituzione – denunciano le associazioni – che, all’articolo 117, comma 1, attribuisce allo Stato la “legislazione esclusiva sulla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”. D’altro canto, siamo nel Paese dove l’articolo 842 del Codice civile lega le mani al proprietario di un fondo, che non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso (con recinti o mura), o vi siano colture che possano essere danneggiate da questa intrusione. Può opporsi solo in caso il cacciatore non sia munito della licenza. Sarà anche un’altra storia, ma la licenza è sempre quella di uccidere, anche a casa di altri”.

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