Ha “ostruito la giustizia“. Ha “abusato del suo potere”. Ha “sollecitato l’interferenza di un governo straniero, quello dell’Ucraina, per trarre vantaggio nella sua rielezione”. Donald Trump merita la procedura di impeachment, la quarta nei 243 anni di storia americana, per aver messo “i suoi interessi politici e personali al di sopra di quelli degli Stati Uniti”. Una campagna “durata mesi” che ha coinvolto il vicepresidente Mike Pence, il segretario di stato Mike Pompeo, il chief of staff Rick Mulvaney e altri alti dirigenti. Lo si legge nella conclusione del rapporto redatto dalla commissione Intelligence della Camera nell’indagine di impeachment contro il presidente. Un pronunciamento che la portavoce della Casa Bianca Stephanie Grisham ha subito definito “i deliri di un blogger di basso livello che si sforzano di provare qualcosa quando non ci sono prove di nulla”.

La scontata ma pur sempre imbarazzante conclusione del report arriva nel pieno del vertice Nato a Londra, dove il presidente duella aspramente con Emmanuel Macron e gli alleati senza dimenticare il fronte interno: “E’ una bufala, penso che ciò che i Democratici hanno messo in scena sia molto antipatriottico“, denuncia, attaccando come “pazzo e malato” il presidente della commissione intelligence Adam Schiff, che finora ha condotto le udienze.

Il rapporto è il frutto di oltre due mesi di indagini e interrogatori sull’Ucrainagate, cioè le pressioni del presidente su Kiev perché indagasse sul suo rivale nella corsa alla Casa Bianca Joe Biden e suo figlio Hunter, che sedeva nel board della società energetica ucraina Burisma a 50 mila dollari al mese quando il padre gestiva la politica Usa in quel Paese. Pressioni alimentate con il blocco degli aiuti militari americani. Il documento verrà ora trasmesso alla commissione giustizia della Camera, incaricata di redigere gli articoli per la messa in stato d’accusa. Prima udienza mercoledì, con l’audizione di blasonati costituzionalisti che aiuteranno i deputati a capire le basi storiche e giuridiche per l’impeachment.

Secondo il Washington Post, alcuni membri della stessa commissione e altri deputati più liberal stanno discutendo la possibilità di includere nei capi d’accusa anche l’ostruzione della giustizia ed altri “gravi reati” che ritengono siano chiaramente enunciati nel rapporto del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate. O le accuse che Trump ha ricevuto illeciti vantaggi personali in contrasto con la sua carica pubblica. Ma l’idea incontra la resistenza dei dem più moderati, timorosi di un effetto boomerang dei collegi elettorali più conservatori, e della stessa leadership, che preferirebbe mantenere il focus sull’Ucrainagate.

La Judiciary committee ha invitato a partecipare anche Trump, ma l’avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone ha comunicato che il tycoon non ci sarà alla prima udienza, riservandosi la facoltà per le successive, anche se appare improbabile: una presenza del presidente rischierebbe di legittimare un procedimento considerato sino ad oggi da lui e dai repubblicani “ingiusto”. Previsione che sembrerebbe confermata dall’annuncio di Trump al vertice Nato: “I dirigenti della mia amministrazione testimonieranno al Senato, dove il processo sarà giusto”.

Nella camera alta la maggioranza è dei repubblicani, che alla Camera hanno già ‘scagionato’ il tycoon nel loro rapporto di minoranza, escludendo qualsiasi profilo di reato. Ed è proprio al Senato che Trump conta di essere assolto. Prima però dovrà essere completato l’iter alla Camera, dove i dem sperano di votare gli articoli messi a punto dalla commissione giustizia entro la terza settimana di dicembre, lasciando sotto l’albero di Natale della Casa Bianca un pacco dono poco gradito.

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