Troppi gay”. Sarebbe questo il motivo per cui l’Ungheria ha deciso di ritirarsi dall’Eurovision Song Contest, la manifestazione musicale (kitsch e divertente) che ogni maggio prova a unire tutta l’Europa. Un mese fa, la tv di stato ungherese ha comunicato il proprio forfait all’edizione 2020, prevista dal 12 al 16 maggio nei Paesi Bassi, sostenendo di preferire il supporto alle meritevoli produzioni create dai talenti ungheresi.

Secondo alcune fonti anonime, però, il motivo sarebbe da ricercarsi proprio nella troppa vicinanza tra la manifestazione e i diritti LGBT, quest’ultimi non certo vicini al governo ucraino di destra radicale, guidato da Viktor Orbán. Da sempre, l’Eurovision sposa i diritti di tutti e sono tanti i rappresentanti a essere dichiaratamente omosessuali. Questo aspetto sarebbe indigesto a Orbán, che sta portando avanti una politica conservatrice, a favore della famiglia cosiddetta tradizionale e contro il “gender”.

Quest’estate il portavoce del parlamento ungherese aveva associato l’omosessualità alla pedofilia. Non solo. Nei mesi scorsi un commentatore filo-governativo della tv di Stato aveva definito l’Eurovision “una flottiglia omosessuale”, sostenendo che l’aut aut avrebbe giovato alla salute mentale dell’Ungheria. Il governo ungherese, attraverso il portavoce Zoltán Kovács, ha smentito questa indiscrezione: per lui, questa teoria “gender” è una fake news. C’è da dire che l’Ungheria non ha mai avuto grandi successi all’Eurovision Song Contest. Ha partecipato per diciassette volte, senza mai vincerlo. L’ultima volta il rappresentante Joci Papai non ha raggiunto nemmeno la fase finale.

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