Il cibo e l’allevamento di animali per l’alimentazione sono argomenti polarizzanti, su cui posizioni opposte si scontrano spesso. Ma ci sono pratiche su cui crediamo ci debba essere un consenso comune per la loro eliminazione. L’alimentazione forzata per produrre il foie gras è tra queste. Per quanto i francesi lo considerino una tradizione irrinunciabile, questo deriva da un’estrema crudeltà nei confronti degli animali. Tanto che anche in Francia tra l’altro sta crescendo il numero di cittadini favorevoli ad abolire questa pratica (secondo gli ultimi sondaggi quasi il 60% della popolazione).

L’alimentazione forzata, o gavage, è stata definita dall’Unione Europea come “altamente lesiva del benessere animale”, arrivando a vietarla su tutto il territorio, con deroga per i paesi dove è considerata pratica corrente (attualmente solo cinque paesi europei possono continuare a produrlo). Ma cosa significa gavage per gli animali? Anatre e oche vengono alimentate a forza, più volte al giorno, con lo scopo di farle ammalare di lipidosi epatica. Il loro fegato diventa fino a 10 volte più grande di uno normale e per questi poveri animali diventa difficoltoso non solo muoversi, persino respirare. Vengono uccisi quando la dimensione del fegato non potrebbe assolutamente più aumentare e il loro fegato malato, o grasso, servito come delicatezza nei ristoranti di lusso.

Proviamo per un attimo a immaginare cosa significherebbe per noi essere alimentati a forza con un imbuto lungo fino alla trachea e sentire il fegato crescere fino al peso di 15/20 kg! Non a caso anche il governo italiano ha vietato la pratica del gavage perché crudele. Dal 2007 nel nostro paese non è più possibile produrre foie gras, mentre in altre parti del mondo come in California o nella città di New York si è arrivati perfino al divieto di venderlo o servirlo nei ristoranti.

Qui da noi può ancora essere importato e venduto, arrivando soprattutto dalla Francia: leader indiscusso del settore che con 18mila tonnellate l’anno, il Paese vanta l’80% della produzione mondiale. Per questo nel 2015, dopo aver documentato le violenze subite dagli animali all’interno di alcuni allevamenti francesi, abbiamo lanciato la campagna #ViaDagliScaffali. Lo scopo era quello di convincere i marchi della grande distribuzione organizzata a cessare la vendita di foie gras e oggi, a distanza di alcuni anni, possiamo dire di aver centrato quasi pienamente l’obiettivo.

Dopo trattative, incontri, petizioni, proteste da parte dei sostenitori dell’associazione, ben 12 dei più importanti marchi del mercato italiano hanno scelto di mettere via dagli scaffali questo prodotto, rappresentando un totale di più di 11.500 punti vendita. Negli incontri con i responsabili di questi marchi abbiamo sempre trovato un consenso generale sul fatto che si tratti di una pratica crudele e violenta.

Come dicevamo appunto, la campagna ha centrato il suo obiettivo quasi pienamente: c’è ancora un marchio importante che vende foie gras e non ha ascoltato le richieste delle quasi 90mila persone che hanno firmato la petizione. Si tratta degli ipermercati Iper la Grande I.

E proprio questa settimana è stata lanciata una nuova mobilitazione, con una nuova petizione specifica e tantissime persone che via mail o sui social stanno chiedendo a Iper di fare una scelta a favore degli animali. Sono praticamente gli ultimi rimasti a non voler prendere le distanze dalla tortura di anatre e oche la produzione di foie gras.

Noi pensiamo che anche quest’azienda risponderà positivamente all’appello. Dopodiché potremo dire che non esisterà più foie gras nei supermercati italiani e che i consumatori avranno ottenuto un passo in avanti per gli animali.

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