L’efficienza e la sicurezza degli operatori dei pronto soccorso all’interno della città di Napoli è diventato oggi uno dei maggiori e più urgenti problemi di sanità pubblica della città nel terzo millennio. Occorre immediatamente attuare degli interventi straordinari per rendere i nostri pronto soccorso più efficienti, soprattutto nella riduzione dei tempi di attesa dei codici verdi e gialli definiti tali dal Triage di accesso.

Sono ormai quotidiane le segnalazioni di pericolosi disservizi legati a tempi di attesa eccessivamente lunghi per i pazienti con codici di accesso gialli e verdi presso tutti i pronto soccorso di Napoli. Ciò mette a rischio non solo la vita di tutti i pazienti afferenti ai pronto soccorso, ma anche la sicurezza del già scarso e stressato personale tutto. In sinergia e non in contrasto con i responsabili della Asl e delle Aziende Ospedaliere autonome impegnate nei servizi di pronto soccorso, si potrebbe pensare anche in tempi brevi a un’azione legislativa aggiuntiva, specifica e concreta per ridurre i tempi di attesa, che sono i principali motivi dello scoppio di episodi di violenza. Io stesso sono testimone diretto di queste attese veramente eccessive: ho subito il trattamento di una frattura (codice verde) all’1 della notte dopo l’accesso avvenuto alle ore 18 del giorno precedente.

Di fatto, al già scarso personale in servizio presso i pronto soccorso – sia medici che infermieri – unico valido aiuto è oggi offerto soltanto dalle guardie giurate presenti e attualmente impegnate in compiti non propri, anche oltre i propri doveri, specie per il controllo e il mantenimento dell’ordine pubblico per i pazienti in attesa.

Si potrebbe pensare di potenziare gli organici per almeno tre anni, non già del personale sanitario direttamente impegnato, ma tramite personale di supporto sanitario e amministrativo in formazione. Si potrebbe pensare a una legge che possa consentire di istituire, in analogia agli ausiliari del traffico, figure lavorative tipo “ausiliari del Triage”, da selezionare all’interno dei fruitori di reddito di cittadinanza aventi idonei titoli di carattere sanitario (Oss o scienze infermieristiche, ad esempio). Essi potrebbero essere in grado di abbattere in maniera consistente i tempi di attesa, riducendo gli impegni burocratici del personale sanitario, e di contribuire a mantenere un efficiente controllo dei pazienti in lista di attesa a supporto e tutela del personale sanitario direttamente impegnato.

In ogni caso non va dimenticato né sottaciuto che il problema della scarsità di personale – soprattutto medico e infermieristico – nei pronto soccorso è alla base di quest’autentico e pericoloso dramma, che mette ogni giorno a rischio per qualunque emergenza la vita di ognuno di noi. Gli incentivi che compaiono all’interno del nuovo contratto di lavoro del Ssn sono veramente troppo miseri per invogliare a scegliere un’attività sanitaria così delicata e importante, piena di sacrifici e rischi.

Non è certo sufficiente fornire la garanzia di riconoscimento quale pubblico ufficiale per tutelare i medici e il personale infermieristico dei pronto soccorso. Né possiamo pensare di trasformare tutti i pronto soccorso in stazioni fisse di Polizia Giudiziaria. E’ indispensabile a monte tornare a disporre di studi medici sul territorio in grado concretamente di abbattere l’abnorme numero di accessi ai Pronto Soccorso, anche istituendo postazioni fisse di medici di base – anche borsisti in formazione abilitati all’esercizio della professione – in grado di affrontare e risolvere quale “pronto soccorso” le patologie più semplici, magari gravate da un minimo di ticket sanitario per i più abbienti.

Servono incentivi economici e normativi importanti e anche garanzie legislative forti sulla possibilità di accedere in maniera anticipata alla previdenza quale lavoro particolarmente usurante, per sperare di restituire alla figura del medico di pronto soccorso quelle dignità, capacità operativa reale e tutela che ormai vediamo soltanto nei film sui pronto soccorso degli Stati Uniti.

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