Partiti in cerca di un lavoro. Gli emigranti esistono anche in Italia. Vanno verso il nord del Paese, verso l’Europa, verso l’America. Lasciano la famiglia come a inizio Novecento, con una ideale “valigia di cartone”. Ecco alcune delle loro storie raccontate a valigiadicartone.ilfatto@gmail.com

Sono partito nel 2005 dalla provincia di Messina perché non riuscivo a trovare un lavoro dignitoso e pagato. Ho provato di tutto ma era sempre la solita storia: lavorare come un cane e pagato quando il padrone voleva. Ho tenuto duro sperando e fidandomi degli amici, ma alla fine ho capito che non avrei mai potuto tenermi la mia dignità, farmi una vita e una famiglia.

La mia terra è bella ma ho capito che vige solo lo sfruttamento e la raccomandazione vale anche per pulire i cessi. A distanza di 14 anni da quel giorno, da quando avevo davvero in mano la mia valigia di cartone, rifarei la stessa scelta di scappare in Veneto. La mia famiglia mi ha sempre aiutato. Dopo essermi laureato a Padova, lavoro in un Comune della provincia di Treviso.

Penso al Sud come a una perla in mano a pirati senza scrupoli. Stare da solo e lontano da tutti è stata dura per i primi 5 anni. Ma la mia educazione, il coraggio e la voglia di vincere mi hanno aiutato e mi hanno permesso con il tempo di trovare la mia strada. Non scendere a compromessi mi ha dato il sorriso e la sicurezza che volere è potere e la fortuna aiuta gli audaci.

La Sicilia è destinata al fallimento in tutti i settori: mi vergogno io per loro che usano e abusano dei siciliani onesti.

Maurizio

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“Sono ingegnere e ho provato a lavorare nel Sud Italia, ma sono dovuto scappare. Se tornassi morirei di fame”

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