Botta e risposata al vetriolo tra Repubblica e Striscia la Notizia. La querelle è iniziata con un articolo dal taglio critico nei confronti del tg satirico di Canale pubblicato dal quotidiano a firma del produttore televisivo Stefano Balassone a cui Antonio Ricci ha risposto con una lettera firmata dal Gabibbo. “Le tesi del dottor Balassone hanno la consistenza delle scie chimiche – esordisce Ricci nella missiva pubblicata su Dagospia -. Tra le tante, sostiene che la crisi degli anni post Lehman Brothers dal 2008 in poi avrebbe modificato le sensibilità del pubblico televisivo ignorando però che Striscia continua a mantenere la sua leadership assoluta nell’access prime-time sul pubblico 15-64 anni, il target più pregiato per gli investitori”.

Ma l’affondo non finisce qui: “Non vede, e forse non può vedere, quanto sia modificata la sensibilità dei lettori di Repubblica, su cui il nostro pontifica, che diffondeva nel 2008 una media di 522 mila copie, e dieci anni dopo, nel 2018 si ritrova a 164 mila (dati Ads)”. Poi la stoccata: “Ma davvero il dottor Balassone crede che nel 2019 un maschietto per vedere mezza coscia debba sintonizzarsi su Striscia la notizia? È chiaro a tutti che eccitarsi con questa perversa pratica fa diventare ciechi. Se non ci crede il dottor Balassone chieda a Ezio Mauro, ammesso che riesca a vederlo”.

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