Dopo anni tormentati, Livorno torna ad abbracciare il più illustre dei suoi cittadini, Amedeo Modigliani, celebrando la sua arte con una grande mostra in occasione del centenario della morte dell’artista. “Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori delle collezioni Netter e Alexandre“, inaugurata lo scorso 7 novembre al Museo della Città nello storico quartiere Venezia, sarà visitabile fino al 16 febbraio. Il simbolo dell’evento è la “Fillette en bleu” ma l’esposizione raccoglie ben 26 opere tra dipinti e disegni del maestro, oltre a capolavori di artisti come Maurice Utrillo, Moïse Kisling e Chaïme Sautine”.

“Sono emozioni da livornese doc – afferma il sindaco di Livorno Luca Salvetti – le stesse che stanno provando tanti cittadini che vedono una mostra straordinaria”. Il rapporto tra Livorno e Modigliani è stato spesso burrascoso. Da vivo la sua arte non viene compresa, anche gli amici lo deridono per i colli lunghi dipinti nei suo quadri e per le fattezze delle sue sculture. Per questo nel 1906 Modì decide di lasciare Livorno e di stabilirsi a Parigi che sarà la sua casa fino alla morte, il 24 gennaio del 1920. “I livornesi magari impegnano anche le mutande per aiutare uno che soffre però tanta gente è stata demoralizzata proprio dal comportamento di noi stessi” spiega Fulvio Pacitto, che a Livorno è una vera e propria istituzione: ultimo maestro d’ascia rimasto in città, grande interprete della tradizione popolare locale, è anche stato nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella.

Ma l’episodio che ha maggiormente marchiato il legame travagliato tra Livorno e Modigliani è quello della “pesca miracolosa” nell’estate del 1984, quando anche critici di fama internazionale scambiarono per autentiche tre teste scolpite. Le pietre non erano state incise da Modigliani bensì da tre studenti livornesi e dall’artista labronico Angelo Froglia. L’idea di dragare i fossi che attraversano la città, dando credito alla leggenda secondo la quale Modì in preda alla frustrazione avrebbe gettato delle sue sculture nel Fosso Reale, era venuta a Vera Durbè, curatrice insieme al fratello Dario nel 1984 della mostra in occasione del centenario della nascita di Modigliani. “La Durbè stava sotto un ombrello, con un caldo che si moriva” ricorda Giancarlo Giannini, ex dipendente del Comune di Livorno, il primo a vedere e toccare le false teste riemerse dall’acqua fangosa dei fossi.

Oggi la città cambia passo e omaggia Modì anche con due grandi murales. “Quando manca l’aria” nel quartiere Pontino, opera del siciliano Salvo Ligama, è un progetto curato da Uovo alla Pop, galleria d’arte contemporanea incentrata sulla street art. Il murale racconta l’amore tra Dedo, come viene chiamato Modigliani a Livorno, e Jeanne Hébuterne. “La compagna di Modì viene rappresentata nella parte più emblematica e simbolica della pittura di Modigliani, il suo collo, sul retro e sul fronte” spiega Valeria Aretusi di Uovo alla Pop. Il secondo murale, “L’âme de Montparnasse” si trova in via Roma, a pochi passi dalla casa natale di Modigliani. L’opera è stata realizzata dal parigino Arnaud Liard grazie all’associazione di under 35 MuraLi. “Era giusto riportare uno dei più grandi artisti del ‘900 nella città dove è nato – afferma Chiara Lucarelli di MuraLi – e quindi che i più giovani ma anche i meno giovani potessero avere una sorta di riscatto della propria città celebrando Modigliani come si deve”

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