Non solo le presunte violazioni elencate dai commissari straordinari di Ilva nell’esposto consegnato al procuratore di Taranto e l’alibi dello scudo penale eliminato, salvo riconoscere che l’immunità non sarebbe sufficiente per restare. C’è un altro punto da chiarire nell’addio di ArcelorMittal all’acciaieria pugliese. Tra le motivazioni citate dal gruppo franco-indiano nella lettera con cui il 4 novembre ha comunicato il recesso dal contratto di affitto dell’Ilva c’è anche la “perdita del diritto alle quote di emissioni di С02 a partire dall’anno 2020“. Ma il diritto a ottenere gratuitamente i permessi a inquinare – previsto dal sistema europeo di cui racconta il mensile FqMillennium in edicola – non verrà affatto “perso”. Il ministero dell’Ambiente al fattoquotidiano.it fa sapere che nel 2020 Arcelor riceverà (o meglio, vista la situazione, avrebbe ricevuto) per il siderurgico di Taranto 11,7 milioni di quote gratuite, un dato inferiore solo del 2% rispetto alle assegnazioni per il 2019.

Come funziona il sistema delle quote di emissione – Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Eu Ets) fissa un limite massimo, che diminuisce ogni anno, alla Co2 che può essere diffusa in atmosfera. Le aziende poi comprano e vendono quelle quote, ognuna delle quali “vale” la possibilità di emettere una tonnellata di biossido di carbonio, su un mercato virtuale. Il costo dovrebbe indurle a investire per ridurre l’inquinamento. Ma nel 2005, quando il meccanismo è partito, Bruxelles temendo il rischio di delocalizzazioni ha deciso di assegnare quasi tutti i permessi gratuitamente, in quantità parametrata alla produzione annua e alle emissioni collegate. Fino al 2021, quando entrerà in vigore la fase 4 del sistema Ets, in caso di forte calo della produzione sono previsti correttivi molto limitati al numero di quote concesse gratis. Che resta più o meno costante anche a fronte di un dimezzamento dell’attività, consentendo ai beneficiari di conservare o rivendere l’eccesso guadagnandoci.

L’Ilva dal 2013 riceve molti più permessi rispetto alle tonnellate di Co2 emessa – Lo dimostra lo “storico” dei dati relativi all’Ilva, che nel 2013 – l’anno successivo al commissariamento – per effetto del calo produttivo ha visto le emissioni crollare a 6,9 milioni di tonnellate di Co2 dai 10,2 milioni del 2012, ma ha ricevuto comunque ben 14,6 milioni di quote. Da allora poco è cambiato: al siderurgico tarantino sono state sempre assegnate quote pari a più del doppio rispetto a quelle necessarie per coprire le sue effettive emissioni. Lo scorso anno, a fronte di 6 milioni di tonnellate di Co2 emesse, Ilva ha ricevuto 12,1 milioni di permessi. Con il risultato che ArcelorMittal, nel bilancio 2018, annota tra le attività immateriali “201 milioni relativi a diritti di emissione detenuti da Ilva alla data di acquisizione”. Il prezzo di ogni quota, che fino all’inizio del 2018 si era mantenuto sotto i 10 euro, negli ultimi due anni ha conosciuto un’impennata raggiungendo i 25 euro.

Mittal: “Se produzione scende calano le quote”. Ma non ha comunicato riduzioni – Come si spiega allora che Arcelor nella lettera di recesso faccia riferimento alla “perdita del diritto alle quote di emissioni di С02 a partire dall’anno 2020, causata dalla riduzione dei livelli produttivi, dovuta alle difficoltà tecniche relative ad AF02 e alle altre circostanze descritte”? L’ufficio stampa del gruppo risponde che il sistema attuale prevede clausole per cui se la produzione scende al di sotto di un determinato l’assegnazione gratuita viene rivista al ribasso. Il decreto legislativo 30/2013 che ha recepito la direttiva europea in materia si limita in realtà a stabilire che i gestori devono informare il comitato Ets, istituito presso il ministero dell’Ambiente, di eventuali modifiche degli impianti, della cessazione parziale o totale delle attività o della “riduzione sostanziale di capacità“. Il comitato valuta poi se sia necessario aggiornare l’autorizzazione a emettere gas serra. Ma il 4 novembre, quando il gruppo guidato da Lakshmi Mittal ha comunicato ai commissari la decisione di restituire le chiavi dello stabilimento, a Taranto c’erano tre altoforni operativi e la previsione era di chiudere l’anno con una produzione di circa 4 milioni di tonnellate.

Ad oggi al comitato Ets non sono arrivate comunicazioni da ArcelorMittal su cessazioni di attività in seguito alla chiusura dell’Altoforno 2 – ritenuta necessaria dal gruppo a causa delle prescrizioni della magistratura in seguito alla morte nel 2015 dell’operaio Alessandro Morricella – e allo spegnimento degli altri impianti annunciato nei giorni scorsi. Secondo il ministero dell’Ambiente, il primo calo significativo delle quote gratuite annuali si registrerà nel 2021, quando l’ex Ilva dovrebbe riceverne tra 8,2 e 8,7 milioni. Cioè in ogni caso un numero molto superiore rispetto alle tonnellate di Co2 emesse dall’Ilva di Taranto da sette anni a questa parte.

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