Una troupe del suo programma è stata aggredita ieri a Napoli mentre cercava di intervistare il cantante Tony Colombo. Cosa è successo?
“Quando vai sulle tracce di qualcosa che si cerca di non raccontare, il rischio che qualcuno si inquieti c’è. La troupe ha avuto un po’ di difficoltà ma non ne farei un caso. Chi va avanti sa che è complicato.”

L’aggiornamento, l’ennesimo, di un caso che sta catalizzando l’attenzione dei media. Il matrimonio tra il cantante di origine siciliana e Tina Rispoli, vedova del boss Gaetano Marino, è finito al centro della scena dopo le numerose ospitate nei contenitori di Barbara D’Urso. I rapporti tra la musica neomelodica e la malavita organizzata sono, invece, al centro dell’inchiesta di Fanpage, Camorra Entertainment, e della trasmissione Non è l’Arena condotta da Massimo Giletti.

Cosa l’ha colpita di più in questa storia?
“Mi ha sorpreso l’uso che ne ha fatto il piccolo schermo. La distorsione della realtà che passa attraverso l’uso forzato del mezzo televisivo.”

Il legame tra camorra e la musica neomelodica non è però una novità degli ultimi giorni.
“Le rispondo con una domanda: chi era Tony Colombo prima di andare in televisione? Nel momento in cui gli dai spazio non puoi non renderti conto dell’effetto della continuità della presenza di chi non deve stare in televisione e non deve diventare personaggio.”

Rispoli e Colombo possono essere messi sullo stesso piano?
“Sono storie diverse. Lui fa il cantante neomelodico e la storia racconta che a Napoli, soprattutto i giovani cantanti, sono ‘costretti’ ad andare a cantare senza chiedere la carta d’identità a chi li invita. Tina Rispoli è una vedova di camorra, è una che sa cosa fa, sa chi sono i suoi familiari, sa chi era suo marito. Quando tu accetti di far dire alla Rispoli ‘siete voi che dite che sono legata alla camorra’ non va bene, sono i fatti che parlano di una situazione che stride con la descrizione che fa Barbara (D’Urso, ndr) della principessa con la coroncina. La distorsione della realtà passa attraverso anche tutto questo e noi non possiamo accettarlo.”

La D’Urso ha concesso il diritto di replica, seppur con Veronica Maya e Alessandra Mussolini a fare da contraddittorio, perché sotto testata giornalistica.
“Mi chiedo ma siamo sicuri che sia sotto testata giornalistica? Quel modo di fare televisione si può nascondere dietro la dicitura testata giornalistica? Davvero essere giornalisti vuol dire avere un patentino o una sigla? Se è così io qualche domanda inizio a pormela perché per me essere giornalisti è tutt’altra cosa.”

“Per l’esclusiva di Barbara mi hanno dato un botto di soldi per venire al matrimonio”, ha dichiarato Colombo parlando delle ospitate dalla D’Urso. Parole che non sono mai state smentite ma nemmeno confermate da Mediaset. Fosse vero la considererebbe una cosa grave?
“Ognuno sceglie di spendere i soldi nei propri programmi come meglio crede. Io nella mia vita ho sempre risposto alla mia coscienza e al mio direttore. Il punto non è se e quanto hanno pagato, il punto è che non si può far finta di non sapere cosa si racconta in televisione. Se racconti il matrimonio devi sapere cosa si nasconde dietro il matrimonio. Le sembra normale che a Napoli, al Maschio Angioino, quel giorno doveva tenersi un incontro delle vittime di camorra e sono dovuti andare da un’altra parte? Questo mi amareggia.”

Colombo aveva partecipato a Ballando con le Stelle nel 2014, quando però non era fidanzato con Tina Rispoli. Nel 2010 la figlia della Rispoli e del boss Marino partecipò al programma “Canzoni e Sfide” su Ra2, nel 2016 l’altro figlio Nicola fece la comparsa in Gomorra su Sky. Allargando il discorso, a giugno è finito nel mirino Realiti di Lucci per lo spazio concesso a Zappalà che offese la memoria di Falcone e Borsellino. Un quadro più ampio, non solo la D’Urso.
“Se vogliamo essere ipocriti per me non c’è problema. Io ho fatto vedere a Non è l’Arena anche le immagini del programma di Rai2, se poi vogliamo dare lo stesso peso a un programmino estivo in seconda serata e più serate su Canale 5 o siamo ipocriti o vogliamo nascondere la realtà. Sto parlando di una continuità e non di una apparizione. Vogliamo paragonare la dichiarazione di un neomolodico su Rai2 con un matrimonio in diretta e la reiterazione dell’invito su Canale 5 a Colombo-Rispoli?”

Tra gli indagati per il discusso flash mob in occasione delle nozze c’è anche Claudio De Magistris, fratello del sindaco di Napoli. La questione è anche politica?
“Io sono sempre garantista, vedremo quello che succederà. De Magistris disse che Tony e Tina dovevano essere trattati come tutti i cittadini, bisogna certamente avere rispetto per tutti ma il problema è quello che rappresenta la coppia. Alla camorra non basta esercitare il potere, deve esistere. Dove meglio esiste? In televisione, con una carrozza che sfila tra le vie di Napoli.”

Lei ha invitato Tony Colombo e Tina Rispoli a Non è l’Arena?
“No, non li ho invitati. Io quando facevo L’Arena dissi no anche all’intervista al figlio di Totò Riina, feci una scelta. Per me non bisogna dare spazio.”

L’inchiesta è partita da Fanpage. La tv rincorre il web o è il web che ha bisogno della tv per rafforzarsi?
“Io rincorro le inchieste. Ho un rapporto personale con il direttore Piccinini da anni, abbiamo fatto insieme molte battaglie. Credo ci sia stima reciproca.”

“La televisione ha trasformato in show una guerra di camorra”, ha detto Saviano.
“A Saviano hanno fatto la guerra perché raccontava la realtà, qui c’è la realtà ma c’è un silenzio incredibile, totale.”

Lei ha dato molto spazio a Fabrizio Corona, anche lui personaggio discusso.
“Ho fatto due puntate ma quando è venuto io ho elencato i suoi reati e non l’ho mai chiamato ‘principe’. In tv puoi parlare di tutto, è il modo con cui ti rapporti a chi hai davanti che cambia tutto. Qui stiamo parlando di camorra che è una cosa ben diversa.”

Hanno scritto che la D’Urso avrebbe in passato ostacolato il suo arrivo a Mediaset. E’ vero?
“Lo dicono in molti, io ho sempre pensato che se l’editore si lascia imporre le regole del gioco da un conduttore non fa il suo lavoro. Ho dialogato con Mediaset poi non si è andati oltre, bisognerebbe chiedere a loro il perché.”

Non è l’Arena ottiene tra il 5 e il 6% di share, soddisfatto?
“Siamo il serale più visto di La7 in una domenica piena zeppa di concorrenza. Quest’estate ho detto che avrei messo trenta firme per toccare il 6% in una giornata così difficile, sono due puntate che raggiungiamo questi ascolti e sono molto contento. Dietro Non è l’Arena c’è un grande gruppo di lavoro.”

Domenica scorsa ha detto: “Ciao da zio Giletti”, riferendosi alla figlia di Matteo Salvini. Perché?
“Ma davvero dobbiamo soffermarci su questa cosa?”

E’ stato molto criticato sui social.
“Non capisco qual è il problema. Due settimane prima era venuta la Meloni e avevamo salutato la figlia Ginevra, venne la Madia incinta. C’è una bambina che ti guarda trovo normalissimo il saluto, non l’ho mai vista in vita mia.”

Quando qualcuno dice che il suo programma è populista o sovranista si arrabbia?
“E’ l’alibi della poltica che non vuole cambiare, io ho scelto di raccontare quello che succede nel Paese. Se qualcuno avesse ascoltato quello che racconto dal 2010 forse il Movimento 5 Stelle non avrebbe avuto la forza dirompente che ha avuto. Se il potere non ascolta la pancia del Paese vuol dire che si tratta di un partito destinato a non incidere.”

Le manca la Rai?
“E’ qualcosa che ho dentro, è inevitabile che sia parte di me. A La7 ho trovato un direttore con cui mi confronto tutti i giorni e un editore con cui ho un rapporto profondo.”

Quest’estate è stato vicino a un ritorno a Viale Mazzini, cosa è successo?
“Chi fa il mio lavoro è sempre in prima linea, deve avere la certezza di due cose: la libertà e la difesa del direttore e dell’editore in un momento critico. Io queste certezze non le ho avute.”

Senza girarci intorno, a cacciarla fu Mario Orfeo. Lo ha più sentito?
“A distanza di anni ringrazio Mario Orfeo.”

In che senso?
“Perché mettersi alla prova nelle tempeste e uscirne in piedi, con coraggio e dignità, è una prova a cui sono stato costretto ma che, a distanza di anni, mi ha rafforzato come uomo e come professionista. Se non ci fosse stato lui non avrei vissuto queste emozioni difficili da superare ma molto importanti per un uomo.”

Giovedì scorso è stato ospite di Celentano, il pubblico non ha certamente risposto in massa. Cosa non ha funzionato?
“Essere stato a quel tavolo è parte della mia storia. Tutto il resto, come diceva Califano, è noia.”

Ha litigato con Chef Rubio, ora fuori da Discovery, dopo la morte dei agenti uccisi alla Questura di Trieste.
“Ci sono due ragazzi morti e nessuno di noi può sapere, dopo poche ore, cosa è successo in quella Questura. Esprimere giudizi e dire ‘non mi sento tutelato da questa polizia’ non va bene. Questa voglia narcisistica di essere sempre al centro di tutto la trovo stucchevole e in alcuni frangenti è irrispettoso verso chi non c’è più.”

E’ vero che le hanno proposto di entrare in politica?
“La politica debole cerca sempre facce che possano portare a casa voti, ricordo Gruber o Santoro.”

Lo farebbe?
“Non è questo il modo di far politica, se pensi di prendere uno solo perché ha una faccia nota. Per essere usato non lo farei, è una esperienza che in futuro potrei fare ma solo potendo incidere realmente.”

E se il suo editore Urbano Cairo entrasse in politica?
“Cairo è troppo intelligente per entrare in politica, ci può giocare e farlo credere ma sa bene che il suo futuro sarà diverso.”

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