Nuovo flop di ascolti per Adriano Celentano nove mesi dopo il suo ritorno su Canale 5: lo show è stato visto da appena 3.869.000 telespettatori con il 15,41%, situazione che peggiora ulteriormente con la messa in onda del cartone animato visto da appena 1.859.000 e il 10,44%. Un risveglio amaro per i vertici Mediaset, numeri preoccupanti a fronte degli investimenti importanti sostentuti per questo progetto. Il Molleggiato soccombe anche contro la fiction di Rai1 con Daniele Liotti, Un passo dal cielo porta a casa infatti 4.407.000 telespettatori e il 19,95% di share.

Questa volta Adriano c’è, ci sono le sue pause, l’acqua, il solito tavolo, la finta uscita, le canzoni, i suoi cavalli di battaglia, gli ospiti. La location è differente, non più il Teatro di Verona ma gli studi di Cologno Monzese. Questa volta bisogna fare sul serio ma c’è soprattutto il già visto con Celentano che, purtroppo, è diventato prevedibile. Si apre con il dibattito sulla tv con il trio Mediaset Bonolis, Chiambretti, Scotti, in quota Rai Conti e da La7 Massimo Giletti. Mancano Fazio, Amadeus e Costanzo per creare il G8 della tv italiana, il dibattito della tavola rotonda abbonda di analisi banali e si trasforma dopo pochi minuti in un TvTalk Celebrities. “Con questi quattro abbiamo l’intrattenimento, mentre con Massimo Giletti abbiamo la guerra, i furti e le catastrofi. Qui c’è la televisione. Loro sono la nostra finestra sul mondo, attraverso di loro ci arriva il bello e il brutto dell’umanità. Io credo che dobbiamo cambiare la tv: cambiare è sempre positivo, anche quando si sbaglia. Bisogna essere più diretti, più schietti, meno caramellosi”, esordisce il Mollegiato nei panni del conduttore. La giuria di Tale e Quale Show è buonista “metterei una giuria che giudica la giuria”, a Scotti consiglia di non regalare soldi nei quiz, a Giletti critica l’assenza di un freno quando gli ospiti litigano nel suo talk, a Bonolis di evitare troppe ragazze seminude.

Adrià cantace Azzurro“, avrebbero voglia di urlare in studio mentre si va avanti quaranta minuti con una critica alla tv di oggi. Uno spazio metatelevisivo ma soprattutto un processo al piccolo schermo dopo il flop di Adrian. Tra le righe sembra scaricare la responsabilità sul pubblico, un punto su cui potrebbe aprirsi un lungo dibattito ma se il telespettatore non ti guarda non è mai colpa del telespettatore: “Si potrebbe dire che Adrian è un urlo, un grido d’amore ma soprattutto un grido di aiuto. Voi che dalle vostre case adesso mi state guardando voglio dirvi che non ho dimenticato che nelle prime quattro puntate voi mi avete condannato, accusandomi di essere poco presente, senza minimamente pensare ad Adrian, alle cose che voleva dirvi, che succedono e succederanno. Ma voi che mi state guardando eravate arrabbiati perché quando io ero in scena non parlavo e non cantavo e adesso siete ritornati, sperando che ora mi comporti diversamente dalla volta scorsa. Non avete capito niente allora. Io non solo non farò come la volta scorsa, ma faccio una cosa in più, stavolta ve lo do io il motivo per cambiare canale. Io me ne vado, spegnete tutto”, continua il suo sfogo Celentano.

Se ne va ma poi ritorna e canta. Il punto è che quando canta non ha rivali, mangia la scena e incanta il pubblico. Chiambretti lo definisce l’antenato di Greta Thunberg: “È stato il primo, ben trent’anni fa, a parlare di smog, ambiente e cemento armato. Ha preso una volta sola l’aereo nella sua vita per andare a Mosca. Fatti pagare i diritti d’autore, meriti anche un Nobel per la pace”. Con Ligabue duetta e parla di acqua con tanto di ricorso alle teche, ormai sindrome diffusa della tv italiana, poi Alessio Boni fa il riassunto delle puntate precedenti di Adrian. Dopo appena sessanta minuti circa lo show finisce per lasciare spazio al discusso cartone.

Troppo poco forse per soddisfare i telespettatori. Impresa comunque non semplice, l’evento questa volta c’è stato, seppur senza exploit e con un ritmo forse troppo lento. Il cartone era indigesto e continuerà ad esserlo. Il problema di Adrian, senza girarci intorno, è Adrian. Celentano resterà Celentano anche con un flop nel suo curriculum.

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