“La presenza dei militari della Brigata Sassari per contrastare l’attività nelle piazze di spaccio di Roma sud-est”. Virginia Raggi torna a invocare l’intervento dell’esercito a Roma. Dopo l’escalation di fatti di cronaca, tutti legati in qualche modo alla droga, che nelle ultime due settimane hanno occupato le prime pagine dei quotidiani locali e non, la sindaca della Capitale alla prossima riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza chiederà alla prefetta Gerarda Pantalone di attivarsi con il governo nazionale per un incremento delle divise mimetiche in città. L’idea della prima cittadina è quella di replicare quanto ottenuto – con alterni risultati, sin qui – rispetto alla sorveglianza h24 dei campi rom dove si registrava maggiormente il fenomeno dei roghi tossici. L’obiettivo è ottenere da Palazzo Chigi un aumento delle risorse assegnate alla Capitale nell’ambito dell’operazione ‘Strade sicure’, avviata ormai nel 2008 dal governo Berlusconi quando era sindaco Gianni Alemanno. I militari, nella proposta del Campidoglio, dovrebbero andare a sorvegliare le aree “più sensibili e critiche in materia di sicurezza”, ovvero una parte delle oltre 100 piazze di spaccio censite nella Capitale dal dossier sulle mafie della Regione Lazio.

La droga è anche il filo conduttore che lega gli ultimi accadimenti. Sebbene – secondo i dati sulla criminalità pubblicati da Il Sole 24 Ore il 14 ottobre scorso – la città con l’indice di pericolosità più alto in Italia sia Milano, la Capitale svetta in relazione ai reati per traffico di sostanze stupefacenti (almeno quelli accertati dalla polizia). C’è probabilmente l’acquisto di droga alla base della rapina che ha portato all’omicidio di Luca Sacchi, il 24enne personal trainer ucciso il 23 ottobre nel quartiere Appio Latino da due giovani pusher legati alla mala di San Basilio e Tor Bella Monaca; c’erano reati di spaccio di stupefacenti nel curriculum recente dei due banditi, Enrico Antonelli e Ennio Proietti (quest’ultimo rimasto ucciso), che avevano tentato la rapina ai danni di un 55enne tabaccaio cinese di Cinecittà Est; ed è probabile che sia una ritorsione degli spacciatori della zona il movente dell’attacco incendiario subito dalla caffetteria libreria “La Pecora Elettrica”, la notte del 5 novembre a Centocelle.

Non è la prima volta che Virginia Raggi chiede l’intervento dell’esercito. Anzi, per la precisione, si tratta del sesto caso. “Se serve, a Ostia bisogna mandare anche l’esercito”, rispose il 25 novembre 2017 alla giornalista di Sky, Maria Latella, ad una domanda sulla criminalità mafiosa ad Ostia, all’indomani dell’aggressione del boss Roberto Spada a un inviato Rai. Pochi mesi prima, il 2 agosto 2017, dopo il terribile incendio che distrusse una fetta importante della pineta di Castel Fusano, Raggi chiese e ottenne dalla Prefettura l’intervento dei Granatieri di Sardegna per presidiare la zona contro i piromani. Non è andato a buon fine, invece, il blitz del deputato M5S, Francesco Silvestri – che collabora a stretto contatto con la Giunta capitolina – il quale avrebbe voluto inserire un emendamento nell’ultima manovra del governo per permettere alla Capitale di “utilizzare le tecnologie del Genio Civile” per riparare le buche sulle strade romane. I soldati, invece, sono arrivati e sono tuttora schierati a guardia dei due campi rom tollerati di via Salviati, nel quartiere Tor Sapienza, fra i più noti per il fenomeno dei roghi tossici.

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