Prosegue la guerra in Siria, che non si è fermata nemmeno durante il cessate il fuoco di 120 ore mediato dagli Stati Uniti, ulteriore evidenza di un conflitto che non rispetta niente e nessuno. Ma con la stessa intensità di questa ingiustizia, beffardamente chiamata da Ankara “operazione Fonte di Pace”, e anzi con ancora maggior vigore, non si placano nemmeno le rivolte e gli appelli che a riprese ormai sempre più serrate vengono lanciati da intellettuali, giornalisti, studiosi, artisti, organizzazioni nazionali e internazionali per chiedere di fermare immediatamente l’invasione e l’occupazione della Turchia nel Nord-Est della Siria.

L’appello de “Le Contemporanee”, l’appello di Roberto Saviano, l’appello della portavoce della comunità curda milanese, Hazal Koyuncuer – che ha chiesto al governo italiano di “ritirare urgentemente i soldati, perché non possiamo essere complici di un genocidio, soprattutto nei confronti di un popolo che da difeso l’umanità dall’Isis” – sono solo alcuni esempi di come alla guerra delle armi si stia contrapponendo la lotta delle idee e del buonsenso.

Di qualche giorno fa anche la dichiarazione delle donne di Women Defend Rojava Campaign Committee, per lo stop immediato alla guerra: “Quelle donne che hanno liberato migliaia di donne della schiavitù sotto Isis sono ora bombardate da un esercito Nato”. Denunciano nell’appello con cui si esorta il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tutti gli organismi competenti della comunità internazionale e i governi a intraprendere azioni urgenti per prevenire nuovi genocidi e femminicidi.

Ci piacerebbe parlare di pace, ma l’urgenza del dialogo nasce quando ci si confronta con le implicazioni della guerra. Nel solco di questa convinzione, ho organizzato un appuntamento sul tema del conflitto e dei confini, approfittando anche un po’ di un’altra coincidenza, il trentennale della caduta del Muro di Berlino: il libro di Francesco Cancellato, dal titolo Il Muro. La fine della guerra fredda in quindici storie (Egea Editore), e l’album di Roberta Di Mario dal titolo Disarm (Warner Music), in uscita il prossimo 8 novembre.

Li ascolteremo il 6 novembre alle 18.30 presso la biblioteca del Conservatorio di Milano, con la moderazione di Eva Giovannini, giornalista e conduttrice de Il Popolo Sovrano. Cercheremo, attraverso un incontro inedito e artistico in cui musica e letteratura sono in dialogo, di raccontare a nostro modo il tema dei conflitti, passati e futuri, ma anche delle nostre guerre interiori.

In particolare Francesco Cancellato, ripercorrendo le pagine del suo libro, registra il passaggio da una Berlino divisa e in guerra a una Berlino ecologista, multiculturale, globalizzata e sorvolata da centinaia di palloncini colorati: l’evoluzione ci aiuta a capire da dove veniamo e in che direzione vogliamo andare, e lo fa anche attraverso il punto di vista femminile di una delle protagoniste dei suoi 15 racconti.

Roberta Di Mario, invece, con l’album Disarm ha creato un vero e proprio un progetto di pianismo contemporaneo, che alla logica dei muri e della chiusura fisica ed emotiva oppone la scelta del “disarmo”. Lasciarsi andare, abbandonarsi, deporre le armi, prima di tutto quelle interiori, e combattere così la guerra.

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