Ilva? Il vero dramma è che nessuno fa un mea culpa, da Renzi fino all’attuale governo. In questi sette anni, se si voleva, si potevano realizzare due nuovi impianti. Sono passati sette anni, senza fare nulla, solo decreti su decreti. E la soluzione è che oggi mandano a casa gli operai? Se questo accade, la colpa non mi sento di darla ad Arcelor Mittal, ma ai governi che non hanno fatto assolutamente niente”. Sono le parole di Angelo Bonelli, coordinatore dell’esecutivo nazionale dei Verdi, durante la trasmissione “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus.

Bonelli spiega: “Gli indiani fanno gli imprenditori e fanno i loro interessi, punto. Il problema è che dovrebbe esserci uno Stato che invece dovrebbe regolare gli interessi, mettendo al centro i diritti dei lavoratori e contemporaneamente la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. Ricordo una data: 26 luglio 2012. Quel giorno veniva sequestrato l’impianto dell’Ilva e da quel giorno non è stato fatto assolutamente nulla dai governi – prosegue – se non emanare 11 decreti “salva-Ilva”, tra cui c’era lo scudo penale sotto il governo Renzi. Questo scudo penale che oggi tutti reclamano da sinistra a destra fino ai sindacati, non esiste in nessuna parte d’Europa. Cioè in nessuna parte d’Europa c’è un’acciaieria o impianto industriale con impatto ambientale rilevante che operi con lo scudo penale”.

E aggiunge: “Sono rimasto scandalizzato dal comunicato di Ancelor Mittal. Nella dodicesima riga si attacca il tribunale di Taranto, perché dovevano attuare delle prescrizioni entro il 13 dicembre 2019. Quelle prescrizioni non derivano dal tema relativo all’inquinamento, ma dalla morte drammatica di un operaio, Alessandeo Moricella, che nel 2015 è stato travolto da una colata di ghisa nell’altoforno 2. In relazione a quell’incidente sul lavoro, la Procura di Taranto aveva sequestrato l’azienda e aveva chiesto, come in qualunque Paese civile, che la stessa azienda attuasse misure per tutelare la vita dei lavoratori. A oggi quelle misure non sono state adottate. Mi chiedo se tutto questo è normale in un Paese civile”.

Bonelli ribadisce: “Questo governo e i precedenti, compreso Renzi, avevano il tempo di fare quello che hanno fatto altri Paesi d’Europa. A Duisburg c’era una situazione analoga a quella di Taranto. Anche lì l’impianto siderurgico creava grandi problemi. I tedeschi hanno capito che era impossibile riuscire a riparare un impianto e al contempo facendolo produrre, e quindi lo hanno fermato per 2 anni e poi l’hanno riaperto con un modello tecnologico avanzato, spostandolo dal centro abitato e riducendo notevolmente l’impianto ambientale. A Taranto invece è successo esattamente il contrario“.

Poi chiosa: “C’è stato uno scudo penale, attraverso il quale, ad esempio, una inchiesta della procura di Taranto sugli elevatissimi picchi di diossina nel quartiere Tamburi è stata archiviata. Il tema è: oggi l’altoforno 2 è sicuro per i lavoratori? Quelle prescrizioni non sono state adottate e quindi la situazione è la stessa che portò alla morte di Alessandro Moricella. I sindacati? L’inchiesta sull’elevato inquinamento a Taranto non è stata fatta attraverso la denuncia dei sindacati, ma è stata aperta dopo la denuncia di alcuni ambientalisti, come Alessandro Marescotti e un ex operaio dell’Ilva. Arcelor Mittal – conclude – ha avuto una stessa situazione in Francia, a tal punto che l’allora presidente francese Hollande emanò una legge specifica, la cosiddetta legge Fiorange. Non è vero che fare siderurgia inquina. E ve lo dice una persona che viene vista ad esempio da Calenda come la parte non sana dei Verdi. Calenda ogni tanto dà i suoi giudizi morali come se fosse la verità assoluta“.

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