Oggi per tutti è normale considerare la vita come un percorso di continuo miglioramento. Ognuno è libero, con i propri mezzi e le proprie qualità, di intraprendere la propria scalata. Puntare a un risultato, essere riconosciuto dalla società con un salario più alto, la notorietà o il potere: crediamo che questa sia la libertà. Ma non è sempre stato così, e non lo sarà per sempre.

Questa idea di ricerca della felicità porta matematicamente all’infelicità. Chi non riesce a raggiungere gli obiettivi che si è posto è infelice, chi li raggiunge è portato a puntare a un obbiettivo più alto, finché non fallirà.

Questa società della scalata è diventata l’idea del mondo dominante in un momento preciso, quando negli Usa è nato il capitalismo moderno, all’inizio del ‘900. Prima non era così. Un contadino del 1300 sapeva che era nato contadino perché figlio di contadini e sarebbe morto contadino. Quello che noi concepiamo come “limite all’auto-realizzazione” per lui era invece una sicurezza. Non aveva ansia di competere per dimostrare di essere migliore di loro. La rivalsa sociale non aveva alcuna importanza per lui.

Il Joker di Todd Phillips incarna la ribellione contro un sistema che porta ad alimentare speranze impossibile all’insegna del “sogno americano”. Arthur Fleck crede di poter diventare un comico famoso, andare in televisione, mentre è evidente che non ha nessuna possibilità di farlo, eppure questa speranza viene continuamente alimentata, creando una frustrazione che a un certo punto, inevitabilmente, esplode.

Una ragazza mi ha scritto di aver visto Joker dopo aver letto Nero d’inferno (Mondadori) e di aver trovato molti punti in comune tra Joker e Mike Boda, l’italiano emigrato in america protagonista del romanzo. In effetti sono due reietti della società che si ribellano e vengono visti da alcuni come assassini e da altri come simboli di una ribellione contro il sistema. Nella società di oggi sta tornando a salire la rabbia contro l’ingiustizia e le disuguaglianze, e spesso questa porta a rivolte in strada e atti eclatanti.

Il cinema ha raccontato negli ultimi 15 anni molte storie di ribellione violenta contro il sistema. L’apripista è stato V per Vendetta di James McTeigue del 2005, tratto dal graphic novel di Alan Moore. La carica di ribellione e anarchia di quell’immaginario è stata così forte da far diventare la maschera di Guy Fawkes un simbolo della protesta di Occupy Wall Street e degli haker di Anonymous. In Joker si cita apertamente il richiamo alla maschera, che ci rende tutti uguali e quindi impossibili da punire. Grazie alle maschere indossate in metropolitana infatti Joker riesce a sfuggire alla polizia. Una serie uscita recentemente di cui si sta parlando molto, che recupera nuovamente l’immaginario di Moore, è Watchmen. In Watchmen – che si discosta molto dal graphic da cui prende il nome – la rivolta sociale è la stessa, ma la prospettiva è ribaltata. I “terroristi” sono mascherati da Rorschach, ma in questo caso si tratta di suprematisti bianchi, questo porta lo spettatore a immedesimarsi di più con la polizia e vedere appunto i Rorschach come antagonisti.

Nel libro Nero d’inferno si racconta la storia degli anarchici italiani che misero a ferro e fuoco gli Stati Uniti negli anni 10 e 20 del secolo scorso. Gli anarchici non usano maschere, ma si mimetizzano nella folla: colpivano e svanivano. Facevano azioni eclatanti e provocatorie, come lasciare una bara e dei fiori a lutto davanti alle sedi delle banche, organizzano proteste, e successivamente alla repressione della polizia passeranno alle bombe. In seguito a questa escalation, la sera del 16 settembre 1920 il governatore Palmer dichiarò: “L’America è sotto attacco”. Gli anarchici risposero: “Una bomba non è solo tritolo, è un lampo che illumina la notte, trasformandola per un attimo in giorno”.

Una differenza però c’è tra i film e le serie di cui abbiamo parlato e il libro. Mike Boda è reale.

Tutti i personaggi e le storie narrate in Nero d’inferno sono accadute davvero. Possiamo quindi immedesimarci in lui senza pensare alle vittime come se fosse un’invenzione narrativa? Ovviamente non è possibile. Questo rende più complessa la lettura della realtà. Cosa succede quando le vittime diventano carnefici?

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