In un’Europa percorsa da correnti di estrema destra che ne fratturano la coesione e ne minacciano le istituzioni principali, l’esumazione del corpo del dittatore spagnolo Francisco Franco assume un significato simbolico importantissimo per coloro che custodiscono la memoria storica del fascismo nel Vecchio continente. Per i giovani e chiunque non la conosca, negli anni Trenta Franco guidò un’insurrezione militare contro la Seconda Repubblica spagnola che si trasformò in una guerra civile durata tre anni. Dopo la fine della guerra, nel 1939, Franco divenne il dittatore assoluto della Spagna fino alla sua morte, avvenuta nel 1975. Fu un periodo di chiusura totale al resto del mondo e di brutale repressione delle libertà civili.

Nel 1940 Franco ordinò la costruzione di un monumento ai caduti della guerra civile. L’architetto fu Pedro Muguruza, un basco simpatizzante del nuovo regime. Il monumento venne battezzato “la Valle dei caduti”. La costruzione del monumento venne realizzata con il lavoro di 20mila prigionieri di guerra repubblicani e prigionieri politici, tutti tenuti in condizioni disumane: molti morirono di stenti. Alla sua morte, Franco venne sepolto nella Valle dei caduti in un mausoleo di proporzioni gigantesche, situato a 1.400 metri di altezza e incoronato da una croce alta 150 metri visibile per miglia e miglia.

La presenza di Franco nella Valle dei caduti era un oltraggio alle sue vittime, poiché rendeva il monumento ai caduti un potente simbolo del franchismo. Gruppi di destra si incontravano spesso di fronte al mausolei per commemorare e manifestare a favore dell’ideologia fascista. Ci sono voluti 44 anni per sottrarre le vittime del franchismo, anche dopo la loro morte, al pugno di ferro del dittatore. La delicata transizione verso la democrazia prima, il processo di riconciliazione e più recentemente la lotta legale della famiglia di Franco per non riesumarne il corpo e seppellirlo nella tomba di famiglia in un cimitero qualsiasi hanno posticipato questo momento storicamente importante.

La Spagna sta dando prova ancora una volta di grande maturità e modernità. E’ una nazione tollerante che non ha paura della diversità: è per esempio tra i pionieri della legislazione dei matrimoni gay. Contrariamente alle ambizioni di Franco, che voleva una Spagna unitaria e gerarchica, la Spagna è oggi uno dei paesi più decentralizzati al mondo, solo dietro la Germania. Il governo ha più deputate femminili di qualsiasi altro Paese Ocse e le leggi contro la violenza di genere sono viste come un modello da seguire dalle altre nazioni.

Nei prossimi mesi c’è da augurarsi che la nazione continui lungo questa strada per riconciliarsi completamente con un’eredità storica penosa e pensante. L’esumazione di Franco è solo il primo passo per cambiare il significato di un monumento che il dittatore aveva ideato per immortalare la sua vittoria nella guerra civile. Il futuro del mausoleo deve ancora essere definito e dipende in gran parte da ciò che accadrà nelle elezioni del 10 novembre, da chi le vincerà.

“Nella Valle dei caduti si trovano i resti mortali di quasi 34mila vittime della guerra civile, molti seppelliti lì senza il consenso delle loro famiglie. Un’infamia, come quella delle migliaia di fosse comuni in Spagna,” ha dichiarato Pedro Sanchez, presidente del governo ad interim, dopo l’esumazione di Franco. “Quando riaprirà le sue porte, la Valle dei caduti significherà qualcosa di molto diverso: il ricordo di un dolore che non dovrebbe mai essere ripetuto e un omaggio a tutte le vittime dell’odio,” ha concluso.

Parole che oggi hanno risonanza non solo in Spagna ma in tutta l’Europa e che assumono le sembianze di un monito: perdonare sì, ma dimenticare mai. Bisogna preservare la memoria storica per evitare di perdere le conquiste democratiche post-belliche.

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