La decisione della Consulta, poche settimane dopo quella della Corte europea dei diritti umani, di bocciare l’ergastolo ostativo è destinata a far discutere la politica. Se il magistrato del Csm Nino Di Matteo ha chiesto una “reazione” proprio al Parlamento, la prima azione è arrivata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha fatto sapere di aver dato impulso agli uffici del ministero di mettersi subito al lavoro per analizzare le possibili conseguenze. “La questione ha la massima priorità”, ha detto. Proprio Bonafede, nei giorni scorsi, aveva annunciato di essere pronto a battersi contro la sentenza della Corte di Strasburgo. La linea questa volta sembra essere condivisa anche con il segretario Pd Nicola Zingaretti che, intervistato a “Porta a porta”, ha commentato: “Una sentenza un po’ stravagante, non mi sento in sintonia con quanto stabilito. Se si arriva a sentenza definitiva su fatti così gravi, io mi fermerei lì”.

Sulla stessa linea, ma con toni diversi il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Abbiamo rispetto per la Consulta, leggeremo nei prossimi giorni il dispositivo della sentenza“, ma i mafiosi che stanno in regime di ergastolo ostativo “non sono persone, sono animali che hanno sciolto nell’acido bambini, che hanno utilizzato la forza, le armi per distruggere lo Stato – ha detto – Qualcuno dice: si ledono i diritti umani. Il M5s non è d’accordo”. Per Di Maio, “se abbiamo istituito leggi dure contro la mafia è perché stavamo combattendo una guerra, faremo tutto il possibile affinché chi è in carcere con il regime di ergastolo ostativo ci rimanga”.

Tra chi condanna anche oggi la sentenza c’è il gruppo parlamentare M5s. “Totò Riina avrebbe ringraziato, se fosse stato ancora vivo”, ha scritto in una nota l’europarlamentare M5s Sabrina Pignedoli, “del resto era quello che ha sempre chiesto nel suo Papello. Questa decisione deve far profondamente riflettere sulle modalità attuali della lotta alle mafie e sui livelli di penetrazione perché oggi le associazioni mafiose non usano più la violenza e per questo risultano meno evidenti e creano meno allarme sociale”. I parlamentari, in una nota, hanno poi scritto: “Le mafie vanno combattute con determinazione e questo non significa mancare di rispetto al detenuto, ma mandare un messaggio chiaro e forte, che era quello lanciato da Falcone nel 1991 quando scrisse l’articolo 4bis: lo Stato contrasta con ogni forza la mafia e l’ergastolano potrà accedere a questi benefici solo collaborando con la giustizia. Adesso, il concedere o meno il permesso o la libertà condizionale ad un mafioso che non ha mai voluto collaborare, sarà esclusiva responsabilità del giudice di sorveglianza. Per noi i diritti della persona sono una priorità, ma lo è anche tutelare la memoria delle vittime di mafia, delle loro famiglie e soprattutto di chi ha perso la vita in nome della Costituzione”.

Contro la sentenza si è espresso anche il leader del Carroccio Matteo Salvini: “Una sentenza devastante e cercheremo di smontarla con ogni mezzo legalmente possibile“, ha detto. “Mi permetto di aggiungere che è una sentenza diseducativa e disgustosa”. Per Forza Italia ha parlato la presidente dei senatori Anna Maria Bernini: “Non si può che prendere atto della decisione della Corte Costituzionale, ma pur essendo da sempre garantista mi chiedo quali saranno gli effetti di questa sentenza sulla lotta alla mafia. I permessi premio ai boss stragisti che non hanno mai collaborato con la giustizia possono diventare uno strumento micidiale in mano alle cosche, riattivando canali di comunicazione interrotti e rischiando di vanificare anni di lotta alla mafia”.

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