Come ridurre l’evasione Iva, convincere tutti a chiedere lo scontrino e al tempo stesso semplificare la vita di cittadini e imprese nel rapporto con il fisco. A fare scuola è il Portogallo, che negli ultimi sei anni ha visto lievitare il gettito grazie a fatturazione e scontrino elettronico affiancati da un sistema informatico che consente di sapere in tempo reale quanti soldi rimborserà lo Stato grazie alle detrazioni e fare la dichiarazione dei redditi con pochi clic. L’e-fattura c’è anche in Italia, e dal prossimo gennaio diventerà realtà anche il collegamento di tutti i registratori di cassa con l’Agenzia delle Entrate. Anche se la lezione portoghese non è stata seguita fino in fondo: la annunciata semplificazione si è concretizzata solo in parte. E l’esonero dalla fattura elettronica delle partite Iva che hanno aderito al regime forfettario con flat tax al 15% resta, secondo la Corte dei conti, un vulnus al sistema di contrasto all’evasione.

La ricetta del Portogallo: e-fattura, lotteria e detrazioni per tutti
Era il 2012 quando il governo portoghese, alle prese con un’economia in piena crisi e con la Troika stabilmente a Lisbona, diede il via libera a una riforma che nel giro di pochi anni avrebbe cambiato il comportamento dei suoi cittadini. Con un decreto legge varato in agosto, impose ad aziende e lavoratori autonomi la trasmissione telematica obbligatoria dei dati di tutte le operazioni rilevanti ai fini Iva. Una rivoluzione tecnologica che per i piccoli commercianti si è tradotta semplicemente nel collegare il registratore di cassa all’Agenzia delle entrate. L’Italia ha preso esempio: lo scontrino elettronico è partito a livello sperimentale lo scorso luglio solo per chi ha un giro d’affari superiore a 400mila euro e dal gennaio 2020 riguarderà tutti gli esercenti, al netto di possibili ritardi legati all’acquisto dei registratori telematici. Il passo successivo in Portogallo è stato quello di prevedere detrazioni fiscali per i consumatori finali, in modo tale da incentivarli a richiedere sempre la fattura. Il meccanismo è semplice: quando si va dal parrucchiere o al supermercato, in fase di pagamento si comunica anche il proprio codice fiscale. In questo modo ogni acquisto viene tracciato ed è possibile sapere immediatamente quanto restituirà lo Stato in fase di dichiarazione dei redditi. Per farlo basta accedere a un apposito portale. Dopo il log-in si entra nell’area personale: qui ogni icona rappresenta una voce di spesa, da quelle di tutti i giorni alla parcella del medico, fino all’educazione e all’affitto di casa. A fianco è riportato anche l’importo delle detrazioni accumulate fino a quel momento. E una volta raggiunto il tetto previsto per legge il conteggio si blocca.

Questo sistema, che nel nostro Paese sembra un miraggio considerata la giungla di agevolazioni fiscali esistenti, in realtà non si discosta molto dal bonus Befana” che il governo Conte 2 punta introdurre con la legge di bilancio, una sorta di premio fino a 475 euro che arrivi a fine anno nelle tasche di chi ha effettuato pagamenti con bancomat o carte di credito. La soglia prevista dalle detrazioni portoghesi, invece, non ha lo scopo primario di incentivare l’uso della moneta elettronica. E soprattutto varia in base ai settori commerciali. Ad esempio è previsto un tetto di 1.000 euro per i rimborsi Iva derivanti dalle spese mediche e uno di 250 euro per pagamenti come il meccanico o l’abbonamento ai mezzi pubblici. Ovviamente chi non richiede la fattura non può godere di tutti questi vantaggi. Ed è escluso anche dalla famosa lotteria degli scontrini, che qui è in vigore dal 2014. Ogni ricevuta emessa, infatti, riporta al suo interno un codice numerico che permette ai cittadini di partecipare a un sorteggio, con un premio massimo di 50mila euro. E per consultare i codici estratti è disponibile persino un’app per smartphone. Questo strumento, già presente in altri Paesi europei seppur con risultati discordanti, partirà anche in Italia dal 1 gennaio 2020.

“Il portale online è un gioco da bambini”. “Ha messo in moto un circolo virtuoso”
“La piattaforma online messa in piedi dallo Stato è di una semplicità estrema, è davvero un gioco da bambini e riassume in un’unica schermata la contabilità di un’intera famiglia”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Paola Stefani Pereira, avvocato di origine italiana che lavora a Lisbona ormai da anni. “Ma i vantaggi non sono soltanto per i consumatori. Ad esempio per me che sono un lavoratore autonomo è stata davvero una rivoluzione”. Così come avviene in Italia, infatti, il software messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate lusitana permette di gestire tutte le operazioni della propria attività da un unico portale. “Per emettere una fattura basta collegarsi e barrare le caselle pertinenti al regime in cui si è inquadrati”, aggiunge l’avvocato. In caso di errore, “la fattura può essere annullata o modificata. In ogni caso tutto rimane registrato e consultabile, in modo tale che in fase di dichiarazione dei redditi basti un clic per completare la procedura”. È per questo che molti lavoratori hanno scelto di non affidarsi a un commercialista per gestire tutte le pratiche. “In teoria si può fare tutto da soli, basta conoscere un minimo le leggi relative agli autonomi”, continua Stefani Pereira. Leggi che, soprattutto per chi apre la partita Iva per la prima volta, hanno una tassazione molto favorevole. “Durante il primo anno c’è l’esenzione totale dell’Iva, mentre dopo varia in base al reddito. Rimane a zero se si fatturano meno di 10mila euro annui, sale al 23 per cento per gli altri. Ma dipende anche dai settori, per la ristorazione ad esempio è più bassa”, conclude l’avvocato. “È indubbio che la tecnologia abbia invogliato i cittadini a collaborare con l’Erario piuttosto che allontanarli”.
Quello che ancora manca, però, è la possibilità di gestire in modo automatico anche la contabilità delle attività commerciali o delle piccole aziende. “C’è sempre un momento in cui bisogna inviare le comunicazioni Iva all’Erario, che siano trimestrali o annuali”, chiarisce Marcello Menichetti, segretario generale della Camera di Commercio italiana in Portogallo. “Inoltre il programma dell’Agenzia delle entrate di certo non va a sostituirsi a quello utilizzato da ciascun esercente per gestire i flussi di cassa, è pensato per un altro scopo”. A suo parere, però, “l’intuitività con cui è stato realizzato e la crescente richiesta dei cittadini di ottenere la fattura grazie ai vari incentivi hanno messo in moto un circolo virtuoso. E i risultati si vedono”.

La Commissione Ue: “La collaborazione dei cittadini ha ridotto l’evasione dell’Iva”
Numeri alla mano, infatti, il sistema fiscale messo in piedi dal Portogallo può dirsi vincente. Secondo le stime della Commissione europea, nel 2013 il gap Iva del Paese (cioè la differenza tra il gettito Iva atteso dallo Stato e quello poi effettivamente riscosso) ammontava a 2,5 miliardi di euro. A partire dall’anno seguente è iniziato a calare, per scendere nel 2017 al di sotto della soglia psicologica dei 2 miliardi di evasione. Un trend confermato anche dalle stime provvisorie relative al 2018 e – scrive Bruxelles – frutto di una “maggiore collaborazione dei cittadini” resa possibile proprio dai provvedimenti introdotti durante la crisi economica. In parallelo è aumentato in modo esponenziale il numero di fatture emesse ai consumatori finali. Come riporta la corposa relazione annuale sulla lotta al sommerso stilata ogni anno dal governo di Lisbona, infatti, se nel 2013 gli scontrini con annesso codice fiscale del contribuente non arrivavano nemmeno a 500 milioni, dopo 5 anni sono quasi triplicati, arrivando a toccare quota 1,3 miliardi. Nello stesso periodo sono cresciute le fatture emesse e comunicate all’Agenzia delle entrate lusitana: dai 4,47 miliardi del 2013 si è passati ai 5,8 miliardi del 2018. In pratica un vero e proprio toccasana per le casse pubbliche. Solo nell’ultimo anno gli introiti dello Stato portoghese sono cresciuti del 4,7 per cento rispetto al 2017, nonostante non vi sia stato alcun aumento delle aliquote fiscali e il Pil sia salito del 2,1 per cento. In questo, si legge nel report stilato dal governo portoghese, ha svolto un “ruolo centrale” proprio la maturazione del progetto di fatturazione elettronica.

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