Dopo le tensioni nella maggioranza del vertice notturno, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che “sono stati trovati i 23 miliardi” per “sterilizzare l’incremento dell’Iva“. Ma ha anche garantito di essere al lavoro per realizzare le altre misure promesse: dalla svolta verde alla lotta all’evasione fiscale. “Non ho chiesto la fiducia solo per intervenire sull’Iva”, ha detto. Nelle ore precedenti al Cdm sulla Nota di aggiornamento al Def, previsto per le 18:30 ma iniziato con oltre un’ora di ritardo, il Tesoro ha iniziato a lavorare ad alcune misure che potrebbero essere inserite nella legge di Bilancio. Si è cominciato a parlare, ad esempio, di “bonus Befana“: ovvero di una sorta di premio fino a 475 euro che arrivi a fine anno nelle tasche di chi ha pagato fino a 2500 euro con bancomat o carta di credito. E’ stata invece esclusa ufficialmente l’ipotesi che venga inserita la sugar tax. Tra le prime a rivendicare le nuove misure dell’esecutivo c’è stata la sottosegretaria Pd al Mise Alessia Morani: “Non solo non tassiamo le merendine, ma riduciamo l’Iva su pasta e latte e altri beni di prima necessità per aiutare le famiglie”, ha scritto su Twitter. “E sapete che c’è? Alla fine dell’anno metteremo anche un po’ di soldi in tasca agli italiani con il bonus Befana. Il resto sono chiacchiere e fake news“. Nel pomeriggio il premier ha visto anche il ministro degli Esteri M5s Luigi Di Maio e il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini. Mezz’ora prima del Cdm il dem Dario Franceschini ha convocato invece la delegazione Pd.

Il nodo Iva – A dare garanzie sull’Iva, punto che ieri sera era tornato a essere in discussione, è stato lo stesso premier Conte incontrando i giornalisti: “La prima bella notizia”, ha detto, “è che sterilizziamo l’incremento dell’Iva, 23 miliardi sono stati trovati, c’è qualche cosa che ci manca ma siamo ambiziosi”. Il presidente del Consiglio ha anche detto però, che il suo orizzonte di intervento va oltre: “Non mi sono presentato in Parlamento solo per chiedere e ottenere la sterilizzazione dell’Iva: mi sono presentato alle Camere e ho ottenuto la fiducia per realizzare una svolta verde, per perseguire l’evasione fiscale, per realizzare la modernizzazione del Paese, promuovere gli investimenti, far volare l’Italia. Non mi posso accontentare solo di sterilizzare l’Iva”. L’obiettivo è “consentire di abbassare l’Iva e stiamo lavorando per far scendere l’Iva sulle bollette dal 10 al 5 così come abbassare all’1 l’Iva su prodotti come il pane, il latte e la frutta. Ma per fare questo bisogna incrementare l’utilizzo di mezzi alternativi al contante e per fare questo il piano è dare a tutti la possibilità di accedere a mezzi elettronici di pagamenti a costo zero“.

Il Mef studia “il bonus Befana” – Tra le misure su cui starebbe lavorando la maggioranza c’è l’ipotesi di un “superbonus” del 19% – pari alla detrazione che spetta già oggi a chi sostiene spese sanitarie, per assicurazioni, per asili nido eccetera – sugli acquisti con carta o bancomat in alcuni settori a maggior rischio evasione. L’entità dipenderà dalle risorse: per ora si ragiona su una detrazione massima di 475 euro, corrispondente a 2.500 euro di spesa. Questo andrebbe da abbinare al meccanismo del cashback mensile su tutti i pagamenti tracciabili e da dare tutto in una volta, magari a inizio anno (tanto che già sarebbe stato ribattezzato “bonus della Befana”). Si inserirebbe, però, spiegano fonti qualificate, all’interno del piano più complessivo della “nuova Iva“, con rimodulazione delle aliquote. Il capo del governo ha anche ribadito che l’obiettivo “è più soldi in busta paga ai lavoratori dipendenti, lo abbiamo scritto nel programma”. Il riferimento è al taglio del cuneo fiscale su cui punta, oltre al presidente del Consiglio, in particolare il Pd a partire dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Le tensioni al vertice notturno – Quello di ieri notte viene raccontato dalle fonti della maggioranza come uno dei vertici più tesi degli ultimi mesi. Secondo le ricostruzioni, lo scontro è stato in particolare tra i democratici e i renziani esponenti di Italia Viva. I dem avrebbero accusato i neoscissionisti di voler stare dalla parte degli evasori e contro i lavoratori, perché “non vogliono ridurre il cuneo fiscale aumentando i soldi in busta paga”. La ministra renziana Teresa Bellanova sarebbe stata protagonista, sempre secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa, di un acceso scontro con gli ex colleghi di partito.

Al termine del vertice a Palazzo Chigi finito nel cuore della notte, Conte avrebbe chiesto agli alleati di governo soluzioni concrete per evitare una rimodulazione dell’Iva. Da M5s e renziani, in particolare, la richiesta di uno stop a qualsiasi aumento dell’imposta, compresi incrementi sui generi di lusso, linea che al momento sembra prevalere. Ok a uno stop a 360 gradi, ma il presidente del Consiglio ha chiesto ai suoi di fornire risposte concrete, perché se i soldi per non far scattare le clausole di salvaguardia sono stati trovati, c’è bisogno di uno sforzo in più per individuare le risorse necessarie a realizzare le prime misure targate Conte bis. Da Di Maio e i suoi è arrivata allora la proposta di un software anti-frode che consenta di recuperare dai 5 ai 7 miliardi di euro, risorse vive da mettere sul piatto del taglio al cuneo fiscale e del salario minimo. Questo strumento servirebbe per mettere fuori gioco l’arteficio di chi vanta crediti inesistenti per ottenere la compensazione dall’Inps. Oggi i soldi vengono recuperati in automatico, spiegano fonti di governo grilline, senza che nessuno controlli la veridicità delle dichiarazioni di imprenditori e aziende all’Istituto di previdenza. Da qui, l’idea di un software ad hoc che consenta di incastrare i furbetti, stanando le frodi e recuperando risorse.

Zingaretti: “Non ripetiamo gli errori del passato” – Nel merito delle misure che saranno discusse nelle prossime ore ha parlato in mattinata il segretario Pd Nicola Zingaretti: “Non ripetiamo gli errori del passato”, ha dichiarato, “che hanno creato povertà, paura e rabbia. Dobbiamo puntare alla crescita. Sviluppo e giustizia sociale devono camminare insieme. Tagliare le tasse a chi guadagna poco è importante per i consumi che sono fermi e perché in troppi non ce la fanno ad arrivare a fine mese. È giusto non aumentare l’Iva, non è corretto scaricarne i costi con tagli ai Comuni lasciando di nuovo soli i Sindaci o facendo cassa ignorando la condizione della povera gente che ha bisogno di stipendi più alti”. In generale però, dopo il confronto della mattina, non sono mancati i segnali positivi: “Oggi vedrete che abbiamo la barra non solo dritta ma vincolata ai nostri impegni”, ha detto il ministro dem per gli Affari regionali e per l’Autonomia Francesco Boccia parlando all’assemblea dell’Unione industriale di Torino. Il vicesegretario Pd Andrea Orlando ha commentato invece su Twitter: “Io credo che uno degli obiettivi fondamentali di questa manovra debba essere quello di ridurre la pressione fiscale sulla busta paga di chi non arriva in fondo al mese. Solo così si aiuta chi ha bisogno e si fanno ripartire i consumi“. Per il capogruppo di Liberi e uguali alla Camera Federico Fornaro, serve “lavorare uniti”, quindi “coscienti che il reperimento delle risorse per disinnescare le clausole di salvaguardia è compito di tutti, nessuno escluso. Nella legge di bilancio, poi, deve essere dato un segnale chiaro e inequivocabile: più soldi in busta paga a chi ha sofferto di più gli effetti di questa crisi, insieme a una lotta all’evasione fiscale, che faccia finalmente pagare a chi in questi anni si è arricchito alle spalle dei contribuenti onesti”.

Protesta invece l’Anci che teme i tagli nelle amministrazioni locali. “L’aumento dell’Iva è senza dubbio un rischio da scongiurare”, ha dichiarato il presidente dell’Anci Antonio Decaro, “un imperativo per un Paese che ha bisogno di rimettersi in piedi, di tornare a correre senza lasciare indietro nessuno. Ma sicuramente questo rischio non si scongiura usando i Comuni italiani come dei bancomat. È stato fatto già troppe volte negli anni e i bilanci degli enti locali ne portano ancora indelebili i segni. Questa volta non possiamo essere ancora noi a pagare i conti. Non mentre i nostri bilanci sono in una condizione di equilibrio precario e non mentre servono, al contrario, investimenti per salvare i piccoli Comuni e rilanciarne la fondamentale funzione di presidio per il nostro Paese, e per rendere più sostenibili e vivibili le città. Questa volta no. I sindaci sono pronti a scendere in piazza“.

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