Dopo anni di tira e molla, esenzioni a colpi di emendamenti e battaglie nei tribunali tra enti locali e gruppi petroliferi, sulla vicenda dell’Imu sulle piattaforme petrolifere nelle acque territoriali interviene il nuovo governo. Nell’ultima bozza del Decreto fiscale approvato “salvo intese” martedì notte compare un nuovo articolo che stabilisce una volta per tutte l’obbligo di pagare l’imposta dal 2020. Lo Stato conta di ricavarne, il primo anno, solo 6 milioni di euro. Una cifra molto più bassa rispetto a quelle rivendicate dai sindaci in questi anni, probabilmente perché la base imponibile sarà determinata “in misura pari al 20 per cento del valore calcolato” in base alla norma sui fabbricati industriali. Su questo valore sarà applicata un’aliquota del 10,6 per mille: il 7,6 per mille andrà allo Stato e il resto ai Comuni che hanno gli impianti al largo delle proprie coste.

I Comuni dovranno però essere individuati con un successivo decreto del Ministro dell’economia di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro dello sviluppo , da emanarsi d’intesa con la Conferenza Stato-Città entro 180 giorni. Per questo il primo anno l’imposta sarà versata “nei termini ordinari del 16 giugno e del 16 dicembre direttamente allo Stato il quale poi provvede alla redistribuzione del gettito di spettanza comunale sulla base delle risultanze del predetto decreto”. Per gli anni successivi, invece, “essendo ormai individuati i comuni cui deve essere versata l’imposta di loro spettanza, i soggetti passivi dovranno effettuare il pagamento del tributo sia allo Stato sia al comune competente”.

Riguardo agli effetti finanziari, “pur in assenza di dati puntuali, sulla base delle informazioni acquisite dal Mise, relative alla sola superficie delle piattaforme petrolifere situate nel mare territoriale, e considerando la riduzione forfetaria al 20% si stima una base imponibile potenziale di circa 570 milioni di euro“. Applicando l’aliquota prevista “si determina un maggior gettito Imu su base annua di circa 6 milioni di euro, di cui 4,3 milioni di euro quota Stato e 1,7 milioni quota comune”.

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