Finalmente. Due leader a confronto, un faccia a faccia senza filtri, né veti sugli ospiti, domande concordate e applausi finti. Finalmente una Rai che fa servizio pubblico. I due narcisi pop della politica nazionale si sono scontrati l’altra sera alla ‘terza camera’ di Vespa, conduttore visibilmente soddisfatto di ospitare l’evento che ha realizzato oltre il 25% di share, un record per Porta a Porta (per intenderci: uno share così la trasmissione di Vespa l’aveva ottenuta il 13 marzo di cinque anni fa all’indomani dello ‘show delle slides’ del Renzi neopremier, ospite per l’appunto di quella serata).

La politica in tv può anche essere una cosa seria. Erano 13 anni che due leader non duellavano in video ed era dalle primarie Pd del 2014 che non c’era un confronto tra leader degno di questo nome. I due oramai ex enfants terribles della politica italiana, poi, l’ultima volta che si erano trovati di fronte era stato ad Omnibus su La7 nel lontanissimo 2009: Renzi era in corsa per la carica di sindaco di Firenze, Salvini era un giovane deputato. Per un momento, ma solo per un momento, messi da parte i social, al centro del sistema mediale è tornata la vecchia televisione nel formato telepolitico più vecchio che ci sia. Per fortuna senza rissa, senza darsi sulla voce o quasi, con tempi regolati e un dibattito serrato e alla fine civile.

Dal punto di vista estetico i due Mattei sono apparsi ispirati da un identico dress code, simili anche in questo oltre che nei modi pop con cui fanno politica. Salvini è parso un po’ usurato dai soliti argomenti (le tasse, il voto, il tradimento, le poltrone e naturalmente i migranti), Renzi più aggressivo e vivace. L’ex sindaco si gode come una Pasqua questa sua resurrezione catodica: non aspettava altro da tempo e si vede. Chissà, forse la scissione l’ha fatta anche per questo. E’ brillante ma al solito gli fa difetto tornare un po’ troppo sulle cose fatte dal suo governo, l’autocompiacimento egocentrico. Salvini, che non ha la felpa d’ordinanza ma in compenso indossa la cravatta della Fiamme Gialle, subisce la verve di Renzi: sembra un po’ in difesa, ripete più volte la frase “è un genio, ha fatto tanto, ma gli italiani non se ne sono accorti”, sottolinea i voti e i consensi ottenuti, un po’ come faceva Renzi ai suoi tempi.

E, a proposito, quando questi gli ha detto “questo non è Instagram” è venuto subito in mente il famoso “Grillo esci da questo blog” del 2014. Da allora il leader di Rignano non appare cambiato nel linguaggio, negli argomenti (anche se non c’è più la rottamazione), nella capacità di suscitare empatia. Inizia bene la serata ma non finisce al meglio. Parla a raffica, è incalzante, ma nel corso del programma s’innervosisce, interrompe.

Salvini spesso cerca, come un pugile, le corde: nel nostro caso sono i migranti, cosa che gli fa gioco e che riporta continuamente nella discussione. Renzi però non lo inchioda sul tema di una sicurezza decisamente peggiorata, della gestione sciagurata dei centri di accoglimento, e dice poco sulla sua inconsistente azione in Europa per le politiche migratorie. Poteva mandarlo al tappeto definitivamente con il Russiagate e i 49 milioni, ma se ne parla oramai tardi, dopo mezzanotte e a match quasi finito: gli spettatori stanno già svuotando le plateee. Peccato.

Anche la migliore della serata arriva a questo punto: a Salvini che gli dice “non faccio conferenze facendomi pagare decine di migliaia di euro”, l’ex rottamatore risponde: “Forse perché non la chiamano’. E pure il compunto pubblico di Porta a Porta sbotta a ridere.

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