“Tutti devono partecipare con massima impegno e determinazione all’azione del governo. Non abbiamo bisogno di fenomeni“. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha scelto di replicare personalmente davanti ai cronisti, intervenendo da Assisi, alle accuse del leader di Italia nuova Matteo Renzi. Una decisione non usuale per il premier che, specie nel governo gialloverde, ha sempre deciso di evitare gli scontri pubblici con gli alleati, salvo casi di particolare gravità per la tenuta dell’esecutivo. L’attacco dell’ex segretario Pd è arrivato con una lettera al Corriere della sera, nella quale, a pochi giorni dall’approvazione della nota di aggiornamento del Def, si lamentava dei “soli 2 miliardi” messi dal governo per il taglio del cuneo fiscale rispetto ai 22 di quando lui era a Palazzo Chigi. Ma non solo: ha anche commentato che “propongono spiccioli” e soprattutto “così mica possono dire che è la rivoluzione del proletariato”. In mattinata è arrivato l’avvertimento dell’ex premier dem Enrico Letta (“Ha dissotterrato l’ascia di guerra”) e Conte ha deciso di non nascondere la sua irritazione: “Se qualcuno vuole arrogarsi il privilegio di dire che ha sventato qualcosa, è scorretto. Abbiamo valutato diverse proposte. Se uno vuole andare in tv vada pure, ma si sieda al tavolo. Quando ci si siede vale la forza delle argomentazioni”. Il premier ha riconosciuto che i fondi sono pochi, ma ha anche chiesto rispetto quando si parla di soldi per i lavoratori: “Non parlerei di pannicello caldo, quando parliamo di lavoratori bisogna avere rispetto per loro. Hanno bisogno di avere potere d’acquisto. Se per Renzi che ha uno stipendio consistente, 20-30 euro sono pochi per carità…Lui ha dato molto di più, ha usato risorse pubbliche, ma noi abbiamo un quadro di finanza molto delicato”. E ha concluso: “La manovra non è ancora definitiva, non abbiamo ancora i dettagli e cercare di rappresentare agli italiani che le decisioni sono prese è una mistificazione della realtà, con gli italiani non si scherza”. Secondo fonti di Palazzo Chigi intervenute nel merito, “il taglio del cuneo fiscale a cui il governo sta lavorando conduce ad un beneficio medio di 40 euro mensili in busta paga per i lavoratori”.

I problemi con il senatore di Italia viva sono cominciati al momento della scissione dei renziani dal Pd: Conte non ha apprezzato il tempismo (l’uscita dal Pd di Italia viva è avvenuta subito dopo la formazione del governo) e, l’ha detto chiaramente, avrebbe preferito affrontare la questione durante le trattative. E ora, l’atteggiamento di Renzi che continuamente rialza la posta, sta innervosendo pure il premier. Che anche per questo motivo ha scelto di rispondere alle domande con un tono che a tratti potrebbe ricordare l’ultimatum che Conte fece a Lega e M5s a inizio giugno scorso per far smettere i “continui litigi”. Oggi Conte, ai cronisti che gli chiedevano se fosse “sereno”, evocando il famoso “Letta stai sereno” pronunciato dall’ex premier prima del tradimento, ha replicato: “Io non sto mai sereno, so di dover rispondere a 61 milioni di cittadini che hanno urgenza, come posso stare sereno? Il governo non potrà mai fermarsi, bisogna procedere con la massima determinazione”.

Si è accodato alle parole di Conte, poco dopo, il ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio: “Secondo me, dobbiamo abbassare i toni e metterci a lavorare tutti quanti. Secondo me non c’è bisogno di litigi, di tensioni interne al governo. Abbiamo bisogno di portare a casa questa legge di bilancio con 4 questioni fondamentali. Le tasse non devono aumentare ma si devono abbassare, abbiamo bisogno di una seria lotta all’evasione, bisogna aiutare le famiglie con gli asili nido gratis e l’assegno unico e il tema del cuneo fiscale”. Silenzio dal fronte renziano. L’unico a parlare è stato il coordinatore di Italia viva Ettore Rosato: “Nessuno di noi fa il fenomeno, caro presidente Conte. Siamo persone semplici. E come spiegato oggi da Renzi sappiamo far di conto, tutto qui. Con noi il taglio al cuneo fiscale è stato di 22 miliardi. E non abbiamo aumentato l’Iva. Se serve siamo a disposizione per dare una mano. E al tavolo ci siamo seduti con Bellanova e Marattin. Quelli che facevano i fenomeni li conosce bene presidente Conte: sono quelli con cui lei ha governato lo scorso anno, non siamo noi”.

In mattinata era intervenuto l’ex premier Pd Enrico Letta, cercando proprio di mettere in guardia il presidente del Consiglio e il segretario Pd: “Voglio dare un consiglio non richiesto a Conte e a Zingaretti”, ha detto a “L’aria che tira” su La7. “È evidente che la lettera di Renzi è per dissotterrare l’ascia di guerra: ‘Io vi faccio ballare’. Penso che loro non debbano accettare questo gioco, non facciano come me. Conte e Zingaretti hanno il coltello dalla parte del manico. Non è possibile che una maggioranza vada avanti in un ‘Vietnam’ quotidiano. Facciano con Renzi un patto, nel momento in cui Renzi non lo rispetterà si vada al voto. Se si va avanti come oggi il governo non arriva a mangiare il panettone”. Di “pannicello caldo”, quello evocato proprio da Conte, aveva parlato invece l’eurodeputato ex Pd Carlo Calenda commentando la lettera di Renzi: “Tutto vero. Peccato che è il governo che sostieni che propone il panicello caldo. E lo propone dopo che la tua delegazione al Governo ha concordato i contenuti della manovra. Questo controcanto è decisamente peggio di una sana opposizione Matteo”.

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