Il 7 giugno la procura di Milano aveva sollevato questione individuando profili di illegittimità costituzionale nelle norme sulla voluntary disclosure che prevedono la non punibilità anche per i presunti riciclatori di somme nascoste al Fisco, anche all’estero, fatte rientrare con la ‘collaborazione volontaria’. Il gup di Milano l’ha bocciata come “manifestamente inammissibile” respingendo le tesi dei pm Paolo Filippini e Giovanni Polizzi che sostenevano che quelle norme sono “in contrasto con i principi di solidarietà sociale e di uguaglianza” sanciti dalla Costituzione e hanno effetti simili ad un’amnistia o ad un indulto.

L’istanza respinta era stata avanzata nel procedimento (che, dunque, va avanti) su esponenti del mondo dell’imprenditoria e manager per aver aggirato il Fisco, “clienti italiani” del barone italo-svizzero Filippo Dolfuss (ha già patteggiato) e dei suoi presunti complici, tra cui l’allora ‘braccio destro’ Gabriele Bravi, i quali con una “complessa struttura” fatta di società con sede a Lugano e a Panama avrebbero consentito loro, tra il 2010 e il 2015, di “trasferire all’estero ed occultare denaro” frutto di “delitti di evasione fiscale o riciclaggio”. Dopo il no alla richiesta dei pm oggi l’udienza sta andando avanti con la discussione sugli imputati in udienza preliminare, mentre le posizioni degli imputati accusati di riciclaggio nel rito abbreviato sono state stralciate con l’udienza aggiornata a dicembre.

Le norme che erano state ‘messe nel mirino’ dai pm riguardano la non punibilità prevista per i riciclatori anche se i presunti evasori hanno aderito alla procedura di ‘collaborazione volontarià dopo che coloro che li hanno aiutati ad occultare quei patrimoni, ossia proprio i riciclatori, erano già a conoscenza di un’indagine a loro carico. La voluntary disclosure, infatti, prevede che in caso di rientro dei soldi dall’estero o di regolarizzazione di quelli nascosti in Italia si segua una determinata procedura e poi si possa ottenere l’esclusione dalla punibilità per determinati reati, tra cui non solo l’evasione fiscale ma appunto anche il riciclaggio.

In pratica, veniva sintetizzato nella richiesta dei pm, sulla base delle due norme ‘incriminate’ “chi ha commesso riciclaggio, senza compiere alcun ravvedimento, autodenuncia o pagamento di sanzioni amministrative, beneficia” della norma “fatta da chi ha omesso gli obblighi dichiarativi” nei confronti del Fisco. Per il gup, però, la questione sollevata dalla Procura è “inammissibile”.

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