Per la prima volta una piazza, la stessa dove il Vaticano negò i funerali a Piergiorgio Welby, ospiterà una manifestazione nazionale per sostenere la campagna per l’eutanasia legale, dal titolo ‘Liberi fino alla fine’ e condotta da Neri Marcorè. Accadrà giovedì 19 settembre, in Piazza San Giovanni Bosco, a Roma. La campagna è portata avanti dal Comitato eutanasia legale, nato da un’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni con la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia (testo depositato ormai sei anni fa) e il pieno riconoscimento del testamento biologico (che è legge dal dicembre 2016).

IL TEMPO CHE STA PER SCADERE – La manifestazione sarà l’occasione per chiedere un segnale al Parlamento che, secondo quanto indicato dalla Corte Costituzionale, entro il 24 settembre avrebbe dovuto colmare il vuoto di tutele sul tema del fine vita attualmente presente nella nostra Costituzione. Il tempo sta scadendo, ma in Aula non c’è neanche un testo di base pronto per essere discusso.

LA MORTE DI DJ FABO – Il termine ultimo era stato fissato dalla Consulta a ottobre scorso. Il caso di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni imputato nel processo per la morte di Dj Fabo, aveva infatti aperto la questione della sospetta illegittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, ossia il reato di istigazione al suicidio. Era stato lo stesso Cappato, con un tweet postato il 26 febbraio 2017, ad annunciare che aveva acconsentito ad accompagnare il 40enne milanese Fabiano Antoniani in Svizzera. L’esponente dei Radicali lo ha portato in auto fino a una clinica di Fork, vicino Zurigo, dove poi dj Fabo è stato raggiunto dai suoi cari. Un paio di giorni, Fabiano è stato aiutato a morire.

IL PROCESSO A CAPPATO – Al suo rientro in Italia, Cappato si è autodenunciato ai carabinieri e poi è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato previsto dall’articolo 580 del codice penale, ossia ‘istigazione o aiuto al suicidio’. Un reato per cui rischia una pena dai 5 ai 12 anni di carcere. Il processo è iniziato a novembre 2017. Prima di emettere la sentenza, la Consulta aveva concesso un anno di tempo per colmare il vuoto. Così, il dj che non è riuscito a trascorrere gli ultimi giorni della sua vita a casa propria, nel suo Paese, è stato però in grado di lasciare un segno indelebile in una battaglia che dura anni e a creare, con il sostegno di Cappato, un caso finito davanti alla Consulta. Una potenziale svolta storica. Eppure, in questi mesi si è continuato a rimandare la discussione in Aula. Il Parlamento è rimasto paralizzato dai veti incrociati, abdicando al suo ruolo legislativo e lasciando così carta bianca alla Consulta. Che ora dovrà riprendere in mano la situazione. Sono già previste due udienze pubbliche, il 24 settembre e il 25 settembre, seguite dalla Camera di Consiglio. Ma quanto accaduto in Parlamento, ha scatenato non poche polemiche.

L’EVENTO – Da qui parte la volontà di organizzare una manifestazione nazionale. Insieme a Nerì Marcorè, nel corso dell’evento in programma dalle 17 alle 23, presso i giardini oggi intitolati a Piergiorgio Welby, Marco Cappato e Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni accoglieranno sul palco artisti, giornalisti e protagonisti del mondo culturale nazionale come Luca Barbarossa, Roy Paci, Nina Zilli, Pau e Mac dei Negrita, il dj Claudio Coccoluto, Kento + dj Fuzzten, Andrea Delogu, Giulio Golia, Giulia Innocenzi, Selvaggia Lucarelli, Francesco Montanari, Il Muro del Canto, Stella Pende, dj Marc Robijn, Emanuele Vezzoli, Enrico Zambianchi. L’evento ospiterà anche le testimonianze di Mina Welby, Beppino Englaro, Valeria Imbrogno, Mario Riccio, Chiara Rapaccini (compagna di Mario Monicelli) e i parenti degli altri attivisti che hanno combattuto pagando sulla propria pelle la mancanza di una legge sul fine vita.

L’APPELLO – “Non chiediamo, né staremo ad aspettare – ha spiegato Cappato – che sia il Governo in quanto tale a sostenere la nostra lotta. Chiediamo solo che i Parlamentari siano lasciati liberi di decidere e finalmente il Parlamento si faccia vivo, dopo 6 anni dal deposito della nostra legge di iniziativa popolare”. Un testo di cui parla anche Filomena Gallo: “La Costituzione va applicata, la proposta va discussa. Abbiamo bisogno di un legislatore che faccia delle libertà civili il fiore all’occhiello di un paese democratico – ha aggiunto – dove buone leggi prevedano che i cittadini non debbano andare in altri paesi per concepire un figlio, fare ricerca, fare famiglia, avere un lavoro, curarsi, trovare assistenza, scegliere come porre fine alle proprie sofferenze”.

LO STALLO IN PARLAMENTO – La verità è che da mesi era chiaro che non ci sarebbe stato tempo per legiferare sull’eutanasia. Alla Camera ci sono cinque proposte depositate, ma la discussione non è mai decollata. A dirla tutta, è iniziata solo a gennaio 2019, tre mesi dopo il sollecito della Consulta. Il primo testo risale al 2013 ed è proprio la proposta di iniziativa popolare formata da 4 articoli, di cui due superati dalla legge sul biotestamento. Il testo che si differenzia maggiormente rispetto agli altri è quello della Lega, firmato dall’ex alfaniano Alessandro Pagano e da Roberto Turri, perché mantiene il reato di aiuto al suicido. A fine luglio, l’ultima fumata nera alla Camera per l’avvio dell’iter della legge. Le commissioni Giustizia e Affari sociali riunite non sono riuscite a trovare un’intesa su un testo base.

IL DIBATTITO RESTA ACCESO – Nel frattempo il dibattito sull’eutanasia continua a dividere. E anche la Chiesa ha cercato in queste ultime settimane di fare pressione, ribadendo la sua contrarietà all’eutanasia. Nei giorni scorsi, sulla questione è intervenuto anche il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, secondo cui “va negato che esista un diritto a darsi la morte: vivere è un dovere – ha detto – anche per chi è malato e sofferente”. Per Bassetti “l’approvazione del suicidio assistito nel nostro Paese aprirebbe un’autentica voragine dal punto di vista legislativo, ponendosi in contrasto con la stessa Costituzione italiana”. Una presa di posizione contro cui sono intervenuti Marco Cappato e Mina Welby, condannando l’ingerenza della Chiesa.

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