Vuoi vendere una cartolina con l’immagine della Scala dei Turchi, la bellissima parete rocciosa che si erge sulle spiagge in provincia di Agrigento? Dovrai pagare. Vuoi mettere su un albergo denominato Scala dei Turchi? Dovrai pagare. Durante le riprese del film che vuoi girare inquadrerai la Scala dei Turchi? Dovrai pagare anche in quel caso. È il senso di una originale bozza di accordo tra un privato cittadino e il Comune di Realmonte, in provincia di Agrigento, dove sorge la suggestiva scogliera bianca a picco sul mare, meta di turisti. A due passi da Porto Empedocle, la Vigata di Andrea Camilleri e non distante dalla contrada Caos in cui germogliò il genio di Luigi Pirandello.

E in effetti, la storia è pirandelliana davvero. E l’ipotesi di accordo ha già suscitato stupore e polemiche. E anche innescato una battaglia politica. È quella del consigliere regionale del Pd Michele Catanzaro, originario di quella provincia: “Quell’accordo è assurdo”, ha protestato, prima di presentare, col suo gruppo parlamentare, una interrogazione al presidente della Regione Nello Musumeci (anche in qualità di assessore ad interim ai Beni culturali, all’assessore regionale all’Ambiente Toto Cordaro e a quello alle Autonomie locali Bernadette Grasso). “Non c’è niente di strano, anzi il Comune finalmente diventa proprietario”, replica il sindaco Calogero Zicari.

Cosa prevede l’accordo – La bozza dell’accordo che è sul tavolo del sindaco di Realmonte prevede che per i prossimi settanta anni, i proventi legati ai diritti “televisivi, giornalistici, cinematografici per fini commerciali e pubblicitari di soggetti terzi”, andranno a un privato cittadino, Ferdinando Sciabbarrà per il 70 percento, il restante 30 percento andrà invece al Comune. Persino “l’autorizzazione alle riprese o ai servizi fotografici” passerà dal privato: sarà Sciabbarrà a dare l’autorizzazione attraverso una Pec che verrà inviata al Comune. Comune che ha mantenuto almeno il diritto di veto in caso di iniziative “lesive dell’immagine e del decoro del sito”. Non solo. La suddivisione dei proventi (70 il privato, 30 il Comune) vale anche per le “attività di merchandising, uso del brand ‘Scala dei Turchi’, realizzazione del portale turistico ufficiale Scala dei Turchi”.

Bontà sua, Sciabbarrà potrà concedere “al Comune la facoltà di promuovere tutti gli eventi culturali ed istituzionali, ovvero le iniziative patrocinate dallo stesso che comportino utilizzo dell’immagine del bene, purché non siano a scopro di lucro”. Se invece il Comune intende fare cassa, magari attraverso lo sbigliettamento, stando all’accordo, tornerebbe la clausola originaria: il 70 percento degli incassi dovuti all’iniziativa Comunale andrebbe al privato, senza alcuno sforzo: insomma, il Comune organizza e spende, ma la maggior parte dei guadagni va a Sciabbarrà. Gestione dei guadagni sulla scogliera che potrebbe passare anche attraverso la creazione di una società tra il Comune e Sciabbarrà: le quote societarie sarebbero quelle già citate per gli incassi.

Il vecchio contenzioso – Tutto nasce da un vecchio contenzioso sulla proprietà di quel territorio. Di chi è la Scala dei Turchi? Il punto è proprio questo. Sciabbarrà ne rivendica la titolarità e il giudice civile ha invitato lui e il Comune a trovare un accordo, ad andare verso una transazione. Un tentativo di mediare citato, non a caso, all’inizio dell’accordo sui proventi. E qui subentra però un altro paradosso. “Perché – chiede il consigliere Catanzaro – la Regione poco tempo è intervenuta con una spesa ingente per mettere in sicurezza la scogliera, se quella scogliera appartiene a un privato?”. E in effetti la spesa non è da poco: circa 417mila euro sono stati stanziati dall’Ufficio regionale contro il dissesto idrogeologico guidato per legge dal presidente della Regione e diretto dal dirigente Maurizio Croce. I dubbi, insomma, non mancano. Anche sulla via scelta dal Comune: “Non sarebbe stato più logico – afferma Catanzaro – espropriare quei terreni? Spero che questa sia solo una boutade di fine estate. Mi opporrò in tutti i modi”.

Il sindaco: “La proprietà passa al Comune” – Ma il primo cittadino di Realmonte Calogero Zicari, prova a gettare acqua su sul fuoco delle polemiche: “Sono stato ingenuo: ho diffuso i contenuti di questa bozza anche ai consiglieri di opposizione che mi hanno detto di essere d’accordo, salvo poi far circolare il documento”. Ma nel merito, spiega il sindaco, ci sarebbe stato un “malinteso”: “Il bene Scala dei turchi, la falesia di colore bianco che va dal ciglio della collina e sino al mare, diventerà di proprietà esclusiva del Comune di Realmonte che quindi potrà gestirlo con introiti esclusivi per la pubblica amministrazione nel caso di sbigliettamento”. Al privato, nella spiegazione del sindaco, andrebbe invece solo il 70 percento dei ricavi legati al brand Scala dei Turchi”. Anche se l’accordo sembra chiaro: la divisione dei proventi non vale solo per l’uso del brand, ma anche per “tutte le entrate a qualsiasi titolo incamerate”. Anche quelle per le cartoline, per le foto, per le riprese di un film sulla Scala dei Turchi, la scogliera non lontana da Vigata, non distante dal Caos.

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