Carlo Ancelotti dovrebbe essere subito nominato ministro alle Infrastrutture. Ne ha i titoli, anche la competenza, e persino quel sentimento di indignazione che aiuterebbe ogni uomo politico a far bene il proprio mestiere. L’allenatore del Napoli si è indignato e anche parecchio per le condizioni degli spogliatoi dello stadio San Paolo. A poche ore dalla gara non un lavabo, un piatto doccia, un armadio al suo posto. Ancora tanto, troppo da fare. Inspiegabile, ha accusato Ancelotti, il comportamento delle autorità pubbliche che avevano promesso e non hanno mantenuto.

Le parole del mister hanno suscitato una grande eco, i tifosi si sono incavolati, la città si è consegnata allo stupore e la politica ha assicurato, in un atteggiamento finalmente contrito, che la promessa in un modo o nell’altro verrà onorata. La ditta è al lavoro, notte e giorno. I calciatori potranno farsi la doccia, è certo.

Se potessimo affittare Ancelotti, il suo corpo e anche il suo sentimento, l’indignazione che gli viene da dentro, lo stupore col quale spiega che se il contratto si firma poi si onora, lo traghetteremmo al ministero delle Infrastrutture. Così la sua indignazione aumenterebbe ancor di più per tutte le opere che non si completano, per i depuratori che non depurano, per gli appalti appesi al tempo dei fancazzisti, di coloro che annunciano e poi rinunciano.

Se Ancelotti fosse ministro, e se i tifosi del Napoli – per il tempo strettamente necessario – si trasformassero anche in cittadini italiani, con diritti da esercitare e doveri da adempiere, Napoli non sarebbe quella che è, e anche il Sud cambierebbe volto, e il Nord penserebbe a sperperare di meno.

Con Ancelotti ministro lo spreco inaudito del Mose di Venezia, la grande e inutile opera che succhia miliardi senza difendere la città dall’acqua alta, sarebbe stata mai possibile? Tignoso com’è avrebbe voluto vedere, capire, correggere e anche magari bocciare. E con Ancelotti ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti i treni che assomigliano a carri bestiame e che ancora sopravvivono nel meridione sarebbero già al cimitero. E le scuole cadenti, e gli ospedali ingiuriati dagli scandali.

Ma purtroppo per noi italiani l’indignazione e anche la fedeltà alla parola data hanno bisogno di contesti esclusivi. Si fa il massimo se c’è la Serie A di mezzo. Il minimo se si tratta dell’Italia, che è serie B.

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