È una possibilità, per adesso solo un’ipotesi affacciata nelle pieghe di un discorso rombante e avvelenato. Potremmo cioè essere chiamati tra un anno o poco più a votare per l’abolizione della legge proporzionale e dunque per il ritorno al maggioritario. L’ennesimo referendum elettorale. Questa volta però promosso da Matteo Salvini. Ne ha fatto un cenno distratto nel suo intervento al Senato, ma è bastato per illustrare un’altra possibile e assai più insidiosa strategia di attacco al governo giallo-rosa.

Proprio ieri, alle 18,30, mentre era ancora in corso il voto di fiducia al Conte2, le delegazioni di Pd e Cinquestelle si sono incontrate per mettere a punto un sistema di salvaguardia che il Pd chiede a fronte del sì alla riforma costituzionale che da qui a fine mese sancirà la riduzione di ben quattrocento poltrone parlamentari. È questo infatti l’obiettivo più caro al movimento grillino. È il provvedimento bandiera anticasta: i deputati passeranno da 630 a 400 mentre i senatori saranno ridotti a 200, dagli attuali 315 (oltre i cinque senatori a vita).

Il provvedimento costituzionale è giunto all’ultimo stadio: quarto voto della quarta lettura. Il Pd per approvarlo chiede in cambio il ritorno al proporzionale puro, oggi ancora corretto in una sua quota da un premio di maggioranza. I grillini non sono mai stati ostili al proporzionale, anzi ne hanno rivendicato sempre il valore. Chi potrebbe perderci? Con un sistema che obbliga alle alleanze e che determina, come è appena successo, nei rapporti dentro al Parlamento le soluzioni di governo, la Lega, che punta alla acquisizione totalitaria della rappresentanza del centrodestra, di un nuovo polo sovranista, sarebbe la formazione più penalizzata.

Dunque il ricorso al referendum sulla prossima legge elettorale proporzionale potrebbe rivelarsi un’arma parecchio efficace. In tempi di post politica, di completa ed esasperante personalizzazione dei partiti, la domanda di affidare a un uomo solo il comando, attraverso la chiamata del popolo (vince chi ha un voto in più) ha un suo innegabile appeal e potrebbe consegnare a Salvini, la cui firma solo due anni fa è servita per approvare la legge attuale conosciuta come Rosatellum (insieme a Pd e Forza Italia, contro invece i grillini) la guida dello schieramento che vuole il ritorno al maggioritario. Avendo gli italiani la memoria di un criceto, questa sarebbe salutata come il cambiamento assoluto, il nuovo che avanza, eccetera eccetera.

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