Mai più Tmb Salario. Almeno per un bel po’. La Regione Lazio ha revocato l’autorizzazione d’impatto ambientale (Aia) concessa nel 2011 all’impianto per il trattamento di rifiuti di Roma nord, andato completamente distrutto nel rogo dell’11 dicembre 2018, episodio su cui la Procura indaga contro ignoti per disastro doloso. Il sito era da anni nel mirino dei residenti per i miasmi che si propagavano nei quartieri limitrofi alla via Salaria, dovuti probabilmente al malfunzionamento dell’impianto documentato anche dalle severe relazioni dell’Arpa Lazio, oltre alla presenza di un’area di stoccaggio realizzata nel piazzale antistante al capannone, dove i rifiuti sostavano per giorni in attesa che il resto dell’immondizia fosse smaltita.

L’attenzione alta dei residenti – Dopo il disastro di 9 mesi fa, i comitati dei residenti avevano chiesto a più riprese che nel sito, di proprietà della municipalizzata capitolina Ama Spa, non solo non venisse ricostruito il tmb, ma che fossero bandite altre attività legate al ciclo dei rifiuti. Concetto ribadito durante una riunione della Commissione parlamentare Ecomafie, alla presenza del presidente, Stefano Vignaroli, e accolto dalla sindaca Virginia Raggi che vi aveva immaginato la realizzazione di una sorta di eco-parco. Il problema è che attualmente la città di Roma può contare su un solo tmb pubblico, quello “gemello” di Rocca Cenciache ciclicamente va in sofferenza o presenta qualche guasto – mentre gli altri due impianti simili sono di proprietà del Colari di Manlio Cerroni, lo storico patron della ex-discarica di Malagrotta.

Ma la revoca non è tombale – Va detto che l’atto approvato dalla Regione Lazio e richiesto tre mesi fa dal Campidoglio, non esclude che il sito di via Salaria 981 non possa essere usato in futuro per altre finalità (stoccaggio, trasferenza, tritovagliatura) ma revoca solo l’autorizzazione al trattamento meccanico biologico. Il che non vuol dire che non possa essere di nuovo concessa in futuro. “Il Tmb Salario non riaprirà mai più – ha dichiarato Raggi – questa è una bella notizia e una grande vittoria per la città e i residenti”. “Siamo soddisfatti della fine definitiva di un incubo per i cittadini di un intero quadrante, Ama ora gestisca bene dismissione e bonifica”, esorta invece Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio. La municipalizzata, secondo quanto determinato dalla Regione, dovrà provvedere a “lasciare il sito in sicurezza” e poi “svuotare vasche, serbatoi, contenitori, reti di raccolta acque (canalette, fognature) provvedendo a un corretto recupero o smaltimento del contenuto” e “rimuovere tutti i rifiuti”.

Restano le difficoltà nella raccolta – Per 4-5 quartieri di Roma nord che esultano, permangono le difficoltà in tutta la città. Problema accentuato proprio dall’incendio al Tmb Salario. Con il ritorno dalle vacanze e l’inizio delle scuole, la raccolta è tornata in affanno. Il 20 settembre ci sarà lo sciopero degli operatori delle utenze non domestiche, mentre il 30 settembre scade l’ordinanza della Regione Lazio firmata il 3 luglio che impone a tutti gli impianti del Lazio di dare la precedenza ai rifiuti di Roma. Lunedì pomeriggio, mentre il nuovo governo nazionale cercava e otteneva la fiducia in Parlamento, negli uffici del confermato ministro all’Ambiente, Sergio Costa, si è tenuto un incontro fra i tecnici del Dicastero, della Regione Lazio e di Roma Capitale. Sul fronte regionale è stata ribadita la necessità di trovare un sito per una nuova discarica che possa sopportare i flussi in attesa che la raccolta differenziata in città faccia il definitivo salto di qualità, ma la proposta continua a vedere la netta opposizione di ministero e Comune.

Un nuovo tritovagliatore per sostituire Salario – L’obiettivo, dunque, ad oggi è quello di continuare a puntare sul conferimento nelle altre regioni italiane – Abruzzo e Marche in testa – e all’estero, oltre a quello di rinforzare i cosiddetti “trito vagliatori”, impianti che invece di trattare i rifiuti separando gli scarti dal cdr attraverso una lavorazione ad acqua (come fanno i tmb), semplicemente li sminuzza. Quello mobile già installato a Ostia passerà da 40 a 110 tonnellate al giorno, mentre è in programma di acquistarne un altro molto più grande, da circa 750 tonnellate al giorno, tale da sostituire l’impianto del Salario. In quale zona della città verrà realizzato non è ancora chiaro.

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