“In Albania non ho mai avvertito pregiudizi nei miei confronti. E mi sono sempre sentito trattare alla pari”. Vincenzo Ciani ha 29 anni ed è originario di Minervino Murge, un piccolo borgo pugliese in provincia di Barletta-Andria-Trani. “Un paesino di 8mila abitanti che vive di agricoltura e dove non riuscivo a trovare un lavoro che avesse a che fare col le mie aspirazioni. Quindi ho deciso di andarmene”. Nel 2017 Vincenzo sviluppa un sito dedicato alla promozione dell’Albania, anche per smontare pregiudizi e stereotipi. Qualche giorno dopo lo invitano a Tirana per presentare il progetto. E lì decide di fermarsi.

Arriva dopo un tentativo fallito di emigrare in Germania. “Ho avuto problemi a integrarmi perché non parlo tedesco e mi ha colpito il carattere spesso freddo della gente”. Sensazioni che in Albania non ha provato. “Ci sono molte cose in comune con la Puglia, tant’è che non mi sento all’estero. E poi, in fondo, in mezz’ora d’aereo posso tornare a casa”. In più, l’accoglienza nel nuovo Paese è stata calorosa. “Ho sentito subito di avere trovato quello che faceva per me. Ho trovato gli albanesi accoglienti, generosi e socievoli. E la maggior parte parla italiano”. Dal punto di vista del lavoro, Vincenzo ha passato poco tempo senza stipendio. Appena arrivato ha infatti ricevuto diverse offerte. “Ho consegnato il curriculum ad agenzie web e call-center. Quasi tutti mi hanno subito proposto un colloquio. Nel settore Ict (tecnologia e informatica) cercano spesso madrelingua italiani e capita anche di essere fermati per strada da chi cerca candidati disponibili in tempi molto brevi”.

Al di là dell’Adriatico poi, Vincenzo, che oggi lavora come libero professionista, ha trovato molte aziende “alla costante ricerca di italiani. Mi occupo di webdesign e social marketing, le mie passioni sono la fotografia e i video coi droni. Nel tempo libero faccio la guida turistica, e così posso esplorare le bellezze dell’Albania“, dice. Quello che vede intorno a sé, è un Paese in pieno sviluppo tra startup e aziende straniere, facilitate da “tasse basse e burocrazia semplificata”. Due fattori che in Italia mancano e che invece stanno determinando l’avanzamento dell’Albania, dove localizzano anche tante delle nostre aziende. “Il risultato, però, è che se l’Italia non trova soluzioni continua ad alimentare la crisi delle nostre imprese ad esclusivo vantaggio dell’economia albanese”. Parlando di stipendi, la media è intorno ai 250-300 euro al mese: “Lavorare come dipendente per un’azienda albanese non è vantaggioso – prosegue Vincenzo –, ma le cose vanno meglio se, come nel mio caso, lo si fa da liberi professionisti per società straniere”. Dell’Italia a Vincenzo mancano “la famiglia e il cibo pugliese“, ma l’idea di un eventuale ritorno al momento è lontana perché non vede un Paese propositivo, che guarda al futuro. “Per ripartire l’Italia ha bisogno di un netto ricambio generazionale. Deve dare ai giovani la possibilità di realizzarsi”. La convinzione, vivendo a Tirana, è di “averci guadagnato in termini economici, ma soprattutto in termini di qualità della vita”.

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