Su un pezzo di legno grezzo appeso al muro c’è scritto: “Peppino Impastato assassinato dalla mafia qui 19.05.78 ore 0.1,50”. Ora questo luogo simbolo diventerà un bene pubblico. Lo ha deciso la Giunta regionale siciliana, che, su proposta del presidente Nello Musumeci, ha approvato gli atti necessari per procedere all’espropriazione del casolare – e del terreno circostante – di Cinisi, in provincia di Palermo, in cui la mafia assassinò nel 1978 il giornalista, attivista dell’estrema sinistra.

Per acquisire l’immobile, dichiarato cinque anni fa di “interesse culturale”, è stata impegnata una somma di 106.345 euro. La stima del valore è stata effettuata dal Dipartimento regionale delle Infrastrutture, mentre al Dipartimento dei Beni culturali è stata affidata la procedura espropriativa dell’immobile, di proprietà privata. Una notizia che ha reso felice in primis il fratello di Peppino, Giovanni: “Non è solo la vittoria della famiglia Impastato e dei compagni di Peppino ma è la vittoria di tutti. Oggi ha vinto la memoria. Questo gesto significa che le istituzioni ancora tengono al ricordo. Il casolare è uno dei luoghi simbolo più importanti della lotta alla mafia che ci sono in Italia insieme a Capaci, a via D’Amelio, all’albero Falcone. Sono posti che vanno rispettati e messi a disposizione della società civile”.

La famiglia Impastato ha fatto la sua parte: in questi anni ha messo a disposizione la casa dove hanno da sempre abitato rinunciando all’eredità e trasformandola in Casa Memoria per consegnarla alla società civile. “Il ricordo – prosegue Giovanni – non deve essere solo uno sforzo mentale per ricordare quello che è accaduto vent’anni fa ma deve essere fatta di luoghi materiali. Grazie a questa presenza, grazie al casolare, noi oggi possiamo dire a tante persone: qui è stato ucciso Peppino. Ma se questi luoghi scompaiono, molti tra vent’anni potrebbero dire che l’omicidio di mio fratello ce lo siamo inventati noi”.

Nell’edificio rurale, che si trova nel territorio di Cinisi, fu eseguita la condanna a morte di Impastato. Lì, in una stradina interna nei pressi dell’aeroporto “Falcone e Borsellino”, il fondatore di Radio Aut venne colpito alla testa, tramortito e probabilmente subito ucciso, prima di essere trasportato sui binari della ferrovia vicina per simulare un’esplosione. “Lì – racconta Giovanni – c’è stato l’ultimo respiro di Peppino. Abbiamo trovato le pietre insanguinate con lo stesso gruppo sanguigno di mio fratello che era molto raro: dal casolare è avvenuta la grande svolta giudiziaria che ha portato alla condanna del boss Tano Badalamenti”.

L’espropriazione è stata una soddisfazione anche per il presidente della Regione: “Con il provvedimento assunto dal Governo regionale – dichiara Musumeci – manteniamo l’impegno assunto, anche da me in prima persona, al tempo in cui guidavo la commissione Antimafia, nei confronti della famiglia Impastato e di tutta la comunità regionale. Quell’edificio diventerà bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti. Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere, la criminalità mafiosa e il malaffare. Una figura che, oltre le diversità delle appartenenze politiche, costituisce un esempio di denuncia e di coraggio, soprattutto per le giovani generazioni”.

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