Il governo di Hong Kong accoglie la richiesta numero uno del movimento di protesta che da tre mesi scuote l’ex colonia britannica con proteste fiume. Ha deciso infatti di ritirare formalmente la legge sulle estradizioni in Cina per “raffreddare l’atmosfera” degli ultimi giorni, dopo i violenti scontri del weekend tra polizia e manifestanti con lacrimogeni e molotov. A riferirlo è il South China Morning Post (Scmp) che, citando fonti vicine al dossier, sottolinea come il governo locale – che annuncerà il ritiro formale nel pomeriggio – intenda andare incontro ad almeno una delle 5 richieste avanzate dagli attivisti pro-democrazia.

Le altre sono le dimissioni della governatrice Carrie Lam, il suffragio universale per governatore e parlamento locali, una indagine indipendente sulle brutalità della polizia e la cancellazione delle accuse agli arrestati durante le proteste. Lam ha fissato un incontro con gli alleati pro-establishment alla sua residenza ufficiale, la Government Houses. Tutti e 43 i parlamentari pro-Pechino, infatti, hanno ricevuto la convocazione nel corso della notte. Malgrado la governatrice avesse definito “morto” il progetto di riforma sulle estradizioni in Cina, le proteste sono andate avanti esacerbate poi dalla risposta aggressiva e violenza attribuita dai manifestanti alla polizia. La notizia del ritiro della legge, controversa e contestata, ha fatto volare la Borsa di Hong Kong che ha guadagnato +4%.

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