Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha detto che se il suo collega francese Emmanuel Macron vuole che che si discuta l’assistenza del G7 per combattere la deforestazione in Amazzonia, come ha proposto al G7 di Biarritz, deve ritirare “gli insulti” che gli ha rivolto e rispettare la sovranità nazionale del Brasile sul suo territorio. Il 27 agosto Bolsonaro aveva dichiarato di voler rifiutare i 20 milioni di dollari offerti, accusando l’inquilino dell’Eliseo di avere mire “imperialiste e colonialiste”. Ora conferma che per accogliere i milioni che gli sono stati messi su un piatto d’argento, pretende che la Francia si cosparga il capo di cenere. Un portavoce della presidenza brasiliana ha poi fatto sapere che tutte le risorse sono benvenute, da parte di chi accetta “che la loro gestione sarà nostra”. Una decisione che la Francia ha commentato come “la dimostrazione dell’utilità del G7“.

La Germania, tramite i suoi ministri di Agricoltura e Esteri, annuncia la possibilità che vengano annullate le agevolazioni doganali per il Brasile previste dall’accordo Ue-Mercosur, secondo il quale il Brasile si doveva impegnare in una politica forestale sostenibile. Nel frattempo Il governo brasiliano ha accettato una donazione di 10 milioni di sterline del Regno Unito. La proposta di Londra di fornire aiuti era stata annunciata già nei giorni scorsi e nelle ultime ore il ministero degli Esteri del governo Bolsonaro, Ernesto Araujo, ha annunciato che il Paese li accetta. Fonti del dicastero citate da un sito news della Globo hanno precisato che la donazione, non ancora confermata dalla presidenza, potrà essere portata a termine solo se “risponde agli orientamenti del governo brasiliano“.

Nelle ultime ore invece, in Uruguay e Argentina, è scattato l’allarme per il livello di diossido di carbonio nell’atmosfera, con un appello alla prudenza alla popolazione, dal ministero della Sanità uruguaiano. Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana francese, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela, che, a parte la Guyana francese, fanno parte dell’Organizzazione del trattato di cooperazione amazzonica (Otca), hanno invece annunciato un vertice a Leticia, in Colombia, per discutere di una linea comune da tenere sul’emergenza ambientale.

Il ministro della Casa civile (l’equivalente di un primo ministro), il democratico Onyx Lorenzoni, aveva detto che il Brasile intende respingere l’offerta economica per la lotta alla deforestazione presentata al vertice. Bolsonaro, riferendosi alle dichiarazioni del membro del congresso federale, ha fissato, rispondendo alle domande dei cronisti, quelle che considera le condizioni necessarie “per discutere o accettare qualsiasi cosa che venga dalla Francia”: “Anzitutto, il signor Macron deve ritirare gli insulti che ha rivolto alla mia persona”, ha spiegato il presidente brasiliano, dopo che era stato proprio lui ad aver pubblicamente offeso la premiere dame Brigitte, in un post su Facebook, poi scomparso, con commenti sessisti riferiti al suo aspetto fisico.

“Che prima Macron ritiri le sue dichiarazioni, poi faccia la sua offerta e allora io gli rispondo”, ha ribadito Bolsonaro insistendo sul fatto che vuole chiarimenti perché “come mi risulta dalle informazioni di cui dispongo, la nostra sovranità sull’Amazzonia è messa in discussione”. “Mi ha dato del bugiardo“, ha protestato infine. Lo scorso 24 agosto, l’Eliseo ha diffuso una nota nella quale ha dichiarato che “Bolsonaro ha mentito al vertice del G20 di giugno a Osaka, decidendo di non rispettare i suoi impegni sul clima e di non impegnarsi per la biodiversità“. Durante il vertice di Biarritz, inoltre, Macron ha parlato della possibilità che “uno Stato sovrano” possa prendere “in modo chiaro e concreto misure che si oppongono all’interesse dell’intero pianeta”, segnalando che “associazioni, ong e attori internazionali, anche giudiziari, questionano da anni se è possibile definire uno statuto internazionale per l’Amazzonia”.

Il portavoce della presidenza brasiliana, Otavio Rego Barrios, rifiutandosi di rispondere a domande dirette sulla pretesa di scuse di Bolsonaro da parte dell’Eliseo, aveva inizialmente lasciato intendere che la richiesta di scuse personali da parte del suo collega brasiliano non fosse una condizione necessaria perché si stabilisca un dialogo del Brasile con il G7 sull’offerta dei 20 milioni. “Qualsiasi risorsa che venga dall’estero per aiutarci nella nostra attuale lotta contro gli incendi è benvenuta”, ha dichiarato, salvo poi specificare che “qualsiasi leader che non sia il leader del nostro paese e che fa commenti su come il nostro governo deve definire le sue azioni deve capire che qui esiste una amministrazione che sa quali sono le sue necessità e che accetterà queste risorse se si valuta che la loro gestione sarà nostra”.

Nonostante le riserve della presidenza del Paese sudamericano sembrassero chiuse alla possibilità di un’inversione di marcia, la Francia ha comunicato che il Brasile ha deciso di accettare i fondi offerti dal G7 per combattere contro gli incendi in Amazzonia. È “la prova migliore” dell’utilità del recente summit a Biarritz, secondo la portavoce del governo francese, Sibeth Ndiaye. “La reazione di Bolsonaro è la dimostrazione che questo G7 alla fine è stato utile”, ha dichiarato dopo che la presidenza il Brasile ha fatto sapere di essere “aperto” a un aiuto finanziario “di organizzazioni straniere e anche di Paesi” a condizione di controllare i fondi.

VERTICE ANNUNCIATO PER IL 6 SETTEMBRE – Il presidente peruviano Martin Vizcarra e il quello colombiano Ivan Duque “si sono messi d’accordo per convocare una riunione dei capi di Stato e di governo della regione amazzonica a Leticia, in Colombia il 6 settembre, per unire i loro sforzi” per proteggere la foresta amazzonica. Si legge in una nota diffusa al termine di un incontro avvenuto a Pucallpa, in Perù. L’Amazzonia, il 60% della cui superficie si trova in Brasile, si estende anche in Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana francese, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela, che, a parte la Guyana francese, fanno parte dell’Organizzazione del trattato di cooperazione amazzonica (Octa). La riunione coinvolgerà quindi i presidenti di questi Paesi, tranne quello del Venezuela, perché il governo di Nicolas Maduro è riconosciuto come legittimo solo da quello della Bolivia e la Francia, che nella regione ha il suo dipartimento d’oltremare (Dom). Servirà per “discutere di una nostra politica unica di protezione dell’ambiente e di sfruttamento sostenibile della nostra regione”, ha detto Bolsonaro, in una conferenza stampa comune con il presidente del Cile Sebstian Pinera. Da parte sua, Pinera ha sottolineato, riferendosi a un eventuale coinvolgimento della Francia, che “i paesi amazzonici, fra i quali il Brasile è chiaramente il più importante a causa della sua estensione, hanno completa sovranità sull’Amazzonia, e questo deve essere molto chiaro”, ma allo stesso tempo bisogna tenere conto di chi vuole “collaborare e investire per proteggere meglio” la foresta pluviale.

GERMANIA: “IL BRASILE RISCHIA DAZI” – “Il Brasile si è impegnato con l’accordo Ue-Mercosur per una politica forestale sostenibile” ma “se queste misure non dovessero essere mantenute, potrebbero non esserci le agevolazioni doganali concordate”. Sono le parole di Julia Kloeckner, ministra dell’agricoltura tedesca, in un’intervista stamani su Welt. “Ne parlerò direttamente con la mia controparte brasiliana nella sua visita in Germania”, ha aggiunto Kloeckner (CDU). Già negli scorsi giorni il socialdemocratico Heiko Maas, ministro degli Esteri, si era già espresso sul fatto che l’accordo Ue-Mercosur, ancora in via di ratifica, potrebbe essere usato come strumento di pressione per spingere il Brasile a rispettare le clausole di sostenibilità ambientale e il rimboschimento del territorio. Un’eventualità su cui si era espresso anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk

ALLARME PER GAS TOSSICI IN URUGUAY E ARGENTINA – Il fumo generato dai roghi nella foresta amazzonica brasiliana e le fiamme non ancora del tutto controllate nella regione della Chiquitania, nella Bolivia sud-orientale, stanno creando disagi ed allarme sanitario anche in Uruguay e Argentina. In un comunicato, il ministero della Sanità uruguaiano ha rivolto un appello alla prudenza alla popolazione su tutto il territorio nazionale dato che, ha spiegato, “il fumo può causare danno in molti modi, in particolare interessando occhi, polmoni e cuore”. Il capo dell’Istituto uruguaiano di meteorologia (Inumet), Néstor Santayana, ha precisato che il fumo “a partire da giovedì potrebbe scendere a livello del suolo”, mentre il Servizio meteorologico nazionale (Smn) ha enumerato 17 province del nord e del centro in cui “nelle prossime 36 ore aumenteranno i livelli di diossido di carbonio“. A confermare la situazione critica sono anche le immagini del satellite europeo sentinella della Terra, Sentinel-3, del programma Copernicus. Le foto mostrano come “le fiamme devastano l’Amazzonia”, scrive l’Agenzia Spaziale Europea (Esa). “Oltre al Brasile le fiamme stanno colpendo anche parte di Perù, Bolivia, Paraguay e Argentina“, liberando nell’atmosfera gas inquinanti come il monossido di carbonio. “Dove c’era foresta, ora ci sono campi. Questo è quello che io vedo”, ha scritto in un tweet l’astronauta italiano dell’Esa, Luca Parmitano, dalla Stazione Spaziale (Iss), dopo che negli scorsi giorni aveva parlato di “fumo per migliaia di chilometri”.

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