Un appartamento milanese. La festa di compleanno di un bimbo. Un gruppo di genitori agitati, apprensivi, politicamente e forzatamente corretti, compressi tra quattro mura. Infine un pizzico di insinuante tematica gender fluid. Difficile che non si scateni l’inferno. Genitori quasi perfetti, in uscita nelle sale italiane il 29 agosto, è una commedia corale dall’estetica vezzosamente pop che lavora ai fianchi del Carnage polanskiano e va dritta al cuore di Perfetti Sconosciuti ritagliandosi un suo dignitosissimo spazio di gloria cinematografica.

Si sorride molto nella prima parte di film, poi c’è un breve intermezzo centrale volutamente di stasi, infine un’ultima mezz’ora scoppiettante e riuscita. Mamma Simona (Anna Foglietta), single e in perenne fibrillazione, cerca di organizzare la festa di compleanno del figlio Filippo (Nicolò Costa). E più lei si sente inadeguata al compito più la sua insicurezza si ripercuote nel nugolo di genitori che sopraggiungono nella casa addobbata a festa con in un angolo un secchio a raccogliere il supplizio tantalico di una perdita dal soffitto. C’è il padre figo e separato (Paolo Mazzarelli) sofferente ed incapace nel gestire il figlio esuberante; la mamma lesbica (Elena Radonicich) travolta dal cicaleccio dei convenevoli altrui sulla sua identità sessuale e familiare; un’altra mamma vamp, avvenente e sola (Marina Rocco) che ad ogni batter di ciglia crea scompigli; la coppia eco-bio-new age (Lucia Mascino-Paolo Calabresi) che sembra avere soluzioni alternative e perfette per tutti. Sarà l’affermazione volgare ed improvvida di un bambino a far saltare il fittizio equilibrio creatosi tra gli adulti.

Grottesco nell’anima, stilisticamente brioso e mai bolso come i classici film italiani da tinello (tre quarti di set sono in un appartamento), Genitori quasi perfetti è un film che affronta la tematica genitori/figli con piglio distruttivo mettendo narrativamente un po’ in disparte i bimbi per illustrare con ironia dissacrante le assurde formalità degli adulti che ad ogni svolta di scrittura sembrano smidollate marionette. La regista Laura Chiossone prova ad insaporire un plot dejà-vù con tracce di musical, accelerazioni e sovraimpressioni da spot che non guastano, come una Milano un po’ stramba che ricorda quella de Lo svitato di Lizzani. Il piccolo Niccolò Costa è una gemma di purezza e innocenza, perfetto per il ruolo non da poco che ricopre. E più la vediamo e più non capiamo come la Radonicich debba essere confinata in parti da comprimaria quando potrebbe offrire interpretazioni da Coppa Volpi. Rimanete seduti fino in fondo: i buffi e ricercati titoli di coda meritano l’attesa.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Venezia 76, torna al Lido lo “scandaloso” Estasi con Hedy Lamarr: il primo nudo nella storia del cinema

next
Articolo Successivo

Carlo Delle Piane, il regista Pupi Avati al funerale: “Il cinema italiano fa schifo, dov’è oggi?”

next