Il vice ministro degli Esteri russo, Serghiei Ryabkov, ha dichiarato che il Paese non è obbligato alla trasmissione dei dati dalle stazioni di monitoraggio delle radiazioni. Una comunicazione che arriva il giorno dopo la notizia diffusa dal Wall Street Journal il 19 agosto, secondo cui 4 stazioni di monitoraggio delle radiazioni, di cui due sono quelli più vicini alla zona del poligono di Nyonoksa, hanno smesso di funzionare nei giorni successivi all’incidente nucleare dell’8 agosto. Nella giornata del 20 agosto poi è arrivata la comunicazione che due centri per il monitoraggio delle particelle di radionuclidi hanno ripreso a funzionare, ma solo uno era nella lista dei quattro che avevano interrotto l’attività dal 10 o dal 13 agosto. Ci sarebbe dunque un quinto sito che è rimasto inattivo in questi giorni. Anche il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto direttamente per assicurare che “non c’è alcuna minaccia”.

Le due stazioni di monitoraggio delle radiazioni di Dubna e Kirov, le più vicine alla base militare di di Nyonoksa, hanno smesso di funzionare il 10 agosto, proprio due giorni dopo l’esplosione avvenuta durante un test missilistico che, secondo Greenpeace, aveva fatto salire fino a 20 volte le radiazioni nella vicina città di Severodvinsk. Il capo dell’Organizzazione del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbto), Lassina Zerbo, ha fatto sapere che le due stazioni erano state subito contattate e le autorità avevano risposto che si riscontravano “problemi di comunicazione e rete“. “Siamo in attesa – ha spiegato Zerbo a 11 giorni dall’esplosione e a 9 dall’interruzione della trasmissione dei dati – di ulteriori rapporti su quando sarà ristabilito il pieno funzionamento delle stazioni o del sistema di comunicazione”. Il 13 agosto, tre giorni dopo l’interruzione dei lavori delle stazioni di Dubna e Kirov, anche altri due centri di monitoraggio, quelli di Bilibino e Zalesovo, avrebbero interrotto le comunicazioni.

Le autorità avevano parlato di un “temporaneo aumento delle radiazioni” nell’area del poligono e il 13 agosto l’agenzia meteorologica governativa (Rosgidromet) aveva ammesso che erano “aumentate fino a 16 volte dopo l’esplosione”, specificando però che poche ora dopo l’incidente tutti i livelli erano rientrati nel range di normalità. Dopo l’incendio nella base militare di sottomarini atomici, inoltre, sui feriti dalle radiazioni, erano stati rinvenuti sintomi di esposizione alle radiazioni. Anche se tutti i membri dello staff che hanno lavorato a stretto contatto con i pazienti sono stati costretti dagli agenti del Servizio di Sicurezza Federale (Fsb) a firmare accordi di riservatezza che impediscono loro di parlare dell’accaduto, era stata diffusa la notizia che un medico dell’ospedale nel quale erano statati ricoverati era stato contaminato dalla radiazioni. Mosca aveva prontamente smentito la notizia.

Il vice ministro degli Esteri russo Serghiei Ryabkov sostiene che l’incidente radioattivo nel poligono militare di Nyonoksa non sia di competenza del Ctbto e che non pone nessuna minaccia all’ambiente e alla popolazione. Poi a Interfax ha dichiarato: “Per prima cosa bisogna tener presente che per ogni Paese la trasmissione dei dati dalle stazioni del settore nazionale del sistema internazionale di monitoraggio è assolutamente volontaria“. Lo stesso presidente Putin, dopo le rivelazioni di Zerbo, ha dichiarato: “Non c’è alcuna minaccia e non c’è aumento del livello di radiazioni. Abbiamo inviato esperti che ora stanno controllando la situazione”. “Misure preventive – ha assicurato – vengono intraprese in modo che non accada nulla d’imprevisto”

Ad annunciare la riattivazione delle due centraline nella giornata del 20 agosto è Lassina Zerbo. Il capo del Ctbto ha fatto sapere attraverso un post pubblicato su Twitter che si tratta dei centri di monitoraggio di Bilibino e Peleduy. Bilibino era tra i quattro siti momentaneamente non operativi elencati dalla Ctbto. Trovandosi nell’estremo oriente russo è quello più lontano dal luogo dell’esplosione radioattiva. L’informazione della temporanea interruzione dell’attività di Peleduy è invece una novità, in quanto non risultava tra quelli che non stavano fornendo dati. In totale sono sette le stazioni di monitoraggio delle particelle di radionuclidi in Russia, e un’ottava è in costruzione.

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