di Andrea Taffi

Questa crisi di governo agostana affolla la mente (almeno la mia) di tanti pensieri. Tra questi, i più dolci, i più facili, sono quelli che riguardano l’immediato e il medio termine. Si tratta di quei pensieri che hanno per oggetto solo e soltanto la volontà di bloccare Matteo Salvini, di non farlo passare all’incasso, di togliergli dalla bocca, proprio sul più bello, il boccone prelibato dato dal consenso alle elezioni che lui vorrebbe prossime.

Questi pensieri, dai quali, quasi a smorzare la calura estiva, ci piace farci cullare, portano (questa la loro conseguenza politica) all’alleanza parlamentare tra M5 stelle e Pd (renziano però) con l’appoggio di tutti coloro che sono disposti a ingrossare le fila di quello che ha l’aspetto di un fronte nazionale contro la Lega. Il governo che in tal modo nascerebbe sarebbe di certo legittimato dai numeri, da una semplice conta parlamentare, ma non dal consenso popolare, perché i numeri di quello stesso governo farebbero riferimento a un contesto elettorale vecchio e superato, a voti, cioè, che non ci sono più, che si sono spostati, per lo più sul fronte leghista.

Certo, Salvini sarebbe bloccato, magari fino alla fine della legislatura, e tutti noi che abbiamo in testa questi pensieri saremmo anche persuasi del fatto di aver fatto fare a Salvini la figura dello scemo oppure di averlo semplicemente punito per la sua spregiudicatezza politica. Magari è così, non lo so. O magari no e i pensieri dolci e facili che adesso ci piace farci girare in testa sono un po’ come quelle pietanze belle e gustose che ci accingiamo a mangiare per soddisfare il nostro palato e la nostra mente, ma che sono destinate (data la loro indigeribilità) a farci male dopo, a pancia piena.

Tenuto conto, infatti, di tutto quello che Salvini direbbe contro un governo conseguenza non di elezioni, ma di accordi di varia natura e genere; dato il suo probabile e prevedibile gridare continuamente al golpe orchestrato contro di lui e la sua Lega, siamo veramente sicuri che la soluzione (facile e dolce) di fermare adesso Salvini sia quella giusta? Siamo sicuri, cioè, che per bloccare il 34,36% di Salvini alle elezioni conseguenti a questa crisi di governo, non ci ritroviamo alla prossima scadenza elettorale (quando essa sarà) una Lega al 40% e oltre. Chi ci assicura che, anestetizzando Salvini adesso non si contribuisca ad accrescere il suo già crescente consenso sino allo scenario (ben più disperato dell’attuale) di un monocolore leghista?

E se ciò che oggi ci appare dolce, domani potrebbe essere amaro (amarissimo), dovrebbe farci riflettere (anche solo per un momento) su quanto sia opportuno non rimandare i problemi a un futuro incerto, ma affrontarli adesso, pensando non tanto al governo, ma all’opposizione, a un’opposizione forte e vera, tutto ciò, insomma, che fino ad ora è mancato.

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