La musica classica e il mondo del pop in fondo non sono due dimensioni così antitetiche. Provengono dalla stessa radice: il concetto di musica popolare. Così si contaminano, ma sempre a distanza di sicurezza. A FqMagazine cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla miriade di tormentoni che stanno caratterizzando (e assillando) la nostra estate musicale. Abbiamo interpellato, Giampaolo Bisanti, maestro e direttore stabile della Fondazione Petruzzelli di Bari. Teatro che è rinato dopo il terribile incendio del 1991 e diventato il fiore all’occhiello della cultura italiana, grazie anche agli investimenti mirati su giovani talenti dell’orchestra, scelti proprio da Bisanti.

“Quello che accomuna chi ascolta i tormentoni dei nostri giorni – spiega il maestro – è la mancanza del bagaglio culturale musicale che inevitabilmente porta l’ascoltatore a non distinguere un brano dall’altro. La musica è la prima arte che noi recepiamo. Ad esempio, io non ascoltavo solo la musica classica ma anche tutta la musica degli anni ’80 e i cantautori come Pino Daniele… E’ una questione di mood, di fruizione musicale e di un linguaggio che sta cambiando. Un ragazzo contemporaneo ha pochissimi codici e una grande varietà di offerta. Quando ascolta un brano si attacca subito ad un codice musicale che riconosce immediatamente. Ed è il caso di artisti come Benji e Fede e la loro ‘Dove e quando‘. Loro creano un tormentone con gli elementi base per far sì che la maggior parte della gente possa riconoscere in quel brano la hit successo che è quello dell’estate”.

“Oggi ci sono gusti molto più semplici e i ragazzi conoscono a memoria già dopo il primo ascolto i testi delle canzoni – prosegue Bisanti -. Sono lontane le estati di Claudio Baglioni o Marco Masini che hanno aperto un contatto diretto con l’ascoltatore, offrendo loro un ventaglio di parole e musiche ricco, che in qualche modo erano anche la fotografia della società. I testi dei tormentoni di oggi sono semplici, diretti e vengono premiati per una serie di variabili come come l’immediatezza, il tratto di un personaggio come il look, i tatuaggi, il fatto che è molto giovane e vicino alla età dei ragazzini. Alcuni cantano anche molto bene come Alessandra Amoroso con i Boomdabash in ‘Mambo Salentino‘”.

“Però è innegabile che con l’avvento di Internet e Spotify lo scenario si è aperto alla globalizzazione – continua il maestro -. Si è un po’ tutto annichilito. Per me la vera musica rock e pop finisce negli anni ’90. Dalla tecno in poi si è cominciato a deturpare l’aspetto melodico della canzone, pregiudicandone il riconoscimento. Chiunque può creare una canzone, condividerla sul Web e ottenere successo. Il risultato è l’appiattimento generale. Non ci sono più artisti riconoscibili come Renato Zero, Loredana Bertè o Anna Oxa”.

Tra i tormentoni più passati in radio e alti nella classifica dei singoli, Bisanti stila la pagella dei promossi. “Alessandra Amoroso mi piace molto – svela -. Anche Giusy Ferreri canta molto bene. J-Ax con la sua ‘Ostia Lido‘ rispecchia il suo essere comunicativo ed è per questo che mi ha colpito. Però io promuovo ‘Nuova Era di Jovanotti. Un artista che ha un background notevole, che è cresciuto, si è evoluto, ha suonato con bravissimi musicisti e lavorato con grandi produttori. ‘Nuova era‘ è lo specchio del suo mondo musicale che non mi lascia indifferente. Ed è anche per il suo puntare sull’estetica, la filosofia e la poetica che si pone in un piano differente rispetto ad artisti come Sfera Ebbasta o Fedez”.

E i tormentoni del passato? “Io ricordo soprattutto ‘Vamos a La Plaia‘ dei Righeira, a cui sono legato e che è stato un grandissimo successo. Ci sono anche ‘Vamos a Bailar‘ di Paola e Chiara e ‘Tre parole‘ di Valeria Rossi. Parliamo di cantanti che hanno vissuto un’altra epoca musicale, che vengono dalla gavetta e che si sono buttati nella mischia per comunicare qualcosa che è arrivato. Oggi invece si pensa ad andare a X Factor con l’obbiettivo di diventare una star, senza mai aver fatto una lezione di canto. E si sente”.

Su Giampaolo Bisanti – Sin da piccolissimo si innamora della musica, grazie anche al padre che aveva una voce da tenore, e studiando clarinetto e pianoforte entra al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, diplomandosi con il massimo dei voti. Da quel momento la sua carriera decolla e si attesta come uno dei migliori direttori d’orchestra della sua generazione, muovendosi dalla musica operistica ai capolavori di quella sinfonica. Appassionato di moto e tra i primissimi fan dei Pink Floyd a Giampaolo abbiamo chiesto perché un tormentone oggi ha successo e soprattutto le differenze tra i tormentoni del passato e quelli del presente

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