La guerra dei dazi tra Washington e Pechino fa le prime vittime. Sono gli agricoltori a stelle e strisce, colpiti dal fuoco delle ritorsioni commerciali cinesi scattate come risposta alla nuova ondata di dazi decisi dagli Stati Uniti. Per sostenere i coltivatori americani, che rappresentano uno dei principali bacini elettorali di Donald Trump (gli Stati rurali hanno sostenuto l’attuale presidente nelle elezioni del 2016), il governo federale Usa ha messo in campo da due anni una massiccia campagna di aiuti e sostegni finanziari. Ma le misure non sono riuscite a riequilibrare la crisi del settore e l’inasprimento del confronto commerciale con la Cina potrebbe tramutarsi in un bagno di sangue per questo comparto strategico già finito in ginocchio.

Pechino ferma l’import agroalimentare dagli Usa – Il primo agosto il presidente Trump ha dichiarato che Pechino non ha mantenuto la promessa di acquistare grandi volumi di prodotti agricoli statunitensi e ha promesso di imporre dal primo settembre nuove tariffe su importazioni dalla Cina del valore di circa 300 miliardi. Come risposta, lunedì 5 agosto la Cina ha lasciato che la sua valuta per la prima volta in oltre un decennio scendesse sotto il livello chiave di 7 renminbi per dollaro. Gli Stati Uniti hanno risposto denunciando la Cina all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) come manipolatore di valuta. Martedì 6 agosto il ministero del Commercio cinese ha poi annunciato che le aziende cinesi smetteranno di acquistare prodotti agricoli statunitensi e che Pechino potrebbe anche imporre tariffe aggiuntive sui prodotti agricoli statunitensi, aumentando la barriera al commercio con Washington.

In due anni persi ricavi per 17,3 miliardi di euro – Piove sul bagnato per gli agricoltori statunitensi che hanno già visto le loro esportazioni verso la Cina più che dimezzate a causa della guerra commerciale nell’ultimo anno. La prospettiva di una rapida fine della guerra tariffaria con Pechino che aveva già colpito le esportazioni statunitensi di soia, mais e grano era uno dei pochi aspetti positivi che sostenevano il tono dei mercati agricoli americani. Secondo il presidente della Federazione americana degli Uffici agricoli (American Farm Bureau Federation), Zippy Duvall, l’annuncio dalla Cina “è un duro colpo per migliaia di agricoltori e allevatori che stanno già lottando per sopravvivere”.

Le tariffe imposte dalla Cina alla soia americana hanno ridotto le esportazioni del principale prodotto agricolo statunitense e hanno costretto l’amministrazione Trump a compensare gli agricoltori per due anni con una spesa complessiva di ben 28 miliardi di dollari (25,2 miliardi di euro). Secondo l’American Farm Bureau nel 2018 la Cina ha più che dimezzato le importazioni di prodotti agricoli statunitensi a 9,1 miliardi di dollari (8,2 miliardi di euro) – principalmente soia, latticini, sorgo e carne di maiale – rispetto ai 19,5 miliardi di dollari (17,3 miliardi di euro) del 2017. Ma nel primo semestre di quest’anno il Farm Bureau ha registrato che le esportazioni agricole Usa verso la Cina si erano già ridotte su base annua di altri 1,3 miliardi di dollari (1,1 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I maggiori Stati produttori di soia, Iowa e Illinois, sono anche i più colpiti dallo scontro commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina.

La domanda cinese si sposta sempre di più verso il Brasile – Nei primi giorni di maggio i prezzi dei contratti future di soia e mais alla Borsa di Chicago erano crollati dopo che in alcuni tweet Trump aveva minacciato un’escalation della guerra commerciale con la Cina, frustrando le attese di una veloce soluzione della disputa da parte degli agricoltori americani. Alcuni indici dei cereali erano franati ai minimi dal 1977. Ora invece la domanda agricola cinese si sta orientando su altri Paesi produttori, in particolare il Brasile. In un discorso al Congresso agroalimentare brasiliano, lunedì 5 agosto Johnny Chi, presidente della società cinese di commodities agricole Cofco International, posseduta dal Governo di Pechino, ha dichiarato che Cofco aumenterà del 5% all’anno nei prossimi cinque anni gli acquisti di soia dal Brasile.

L’agricoltura Usa in sei anni ha perso metà dei redditi – Da oltre un anno gli agricoltori statunitensi debbono fronteggiare l’effetto cumulato del maltempo, dei ribassi dei prezzi dei raccolti e dei nuovi dazi doganali all’export, che hanno sprofondato il settore primario degli Stati Uniti in una crisi così dura da fare il pari con quella rimasta negli annali della metà degli anni ‘80. A pesare sull’andamento economico del settore è anche la straordinaria produttività dell’agricoltura Usa e di altri Paesi: cinque anni consecutivi di raccolti eccezionali hanno provocato un eccesso di offerta, deprimendo i prezzi dei raccolti e mandando in crisi finanziaria molte imprese agricole. Circa il 98% delle aziende agricole statunitensi sono a conduzione familiare e le crisi finanziarie aziendali si tramutano in distruzione di risparmi e di patrimoni personali impegnati per cercare di evitare i fallimenti, che sono in costante aumento tra le imprese agricole Usa. Il reddito agricolo netto degli Stati Uniti è diminuito del 50% dal 2013, da 140 a 70 miliardi di dollari (da 124 a 62 miliardi di euro) e il capitale circolante è calato addirittura del 75% circa dal 2012 da 165 a 38 miliardi di dollari (da 147 a 31,9 miliardi di euro), mentre i debiti del settore sono aumentati costantemente di circa il 30% dall’inizio degli anni ‘90 e ora valgono oltre 400 miliardi di dollari (356 miliardi di euro). [/box_correlati]

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