Sarebbe certamente un errore ritenere che il nostro ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dedichi tutto il suo tempo a fare la faccia feroce nei confronti dei richiedenti asilo tentandone in ogni modo, in genere senza successo, di impedire lo sbarco sul territorio nazionale, e a illustrare tale epica battaglia sui social, dove ci informa dettagliatamente anche sulle sue imprese gastronomiche e prende spunto da fatti di cronaca nera per istigare alla ripulsa verso determinate categorie di persone (da ultimi i rom, con esternazioni che hanno suscitato la reazione della presidente delle comunità ebraiche nel giorno dell’anniversario del loro genocidio).

Infatti, recenti rivelazioni stanno facendo luce anche su altri, meno noti, aspetti delle sue attività, come i viaggi con Savoini in Russia e in Marocco che passerà alla storia come quello dei 150mila euro gettati nel gabinetto (ma prontamente ripescati).

Non si sa a che titolo siano stati dati tali euro a Savoini, prima che quest’ultimo li gettasse per errore nel cesso e si affrettasse a ripescarli e ripulirli. Quello che è certo è che il Regno del Marocco ha sempre teso in modo particolare a garantirsi, mediante ricchi premi e cotillon, la benevolenza dei governanti occidentali, affinché essi fossero disposti a chiudere entrambi gli occhi di fronte alle violazioni dei diritti umani e a quella, in corso oramai da oltre quarantacinque anni, del diritto internazionale, che consiste nell’illecita occupazione del territorio del Sahara occidentale, i cui abitanti, secondo i voti costantemente espressi dalle Nazioni Unite, dovrebbero da vari decenni, essere chiamati ad esprimere in un referendum la decisione sul loro destino. Perfino la Lega Nord, a suo tempo, si era schierata a favore dei sacrosanti diritti della popolazione saharawi e della sua autodeterminazione, ma con Salvini la musica è cambiata anche da questo punto di vista.

Se il primo, più noto aspetto, delle attività di Salvini, merita certamente una critica inesorabile (e bene ha fatto Carola Rackete a chiedere la chiusura dei social salviniani da cui era stata insultata ed esposta al ludibrio di migliaia di fan invasati del ministro), il secondo è, per alcuni motivi, ancora più interessante ed illuminante.

Non so se Salvini fosse a conoscenza della tentata corruzione nel caso russo e dell’enigmatica dazione dei 150mila euro in quello marocchino. E’ compito della magistratura chiarire questi e altri aspetti. E’ però un fatto innegabile che personaggi a lui legati, in particolare l’onnipresente Savoini, sono stati protagonisti di entrambi gli episodi. Data la nota propensione di Salvini a invadere tutti i campi dell’attività di governo, ivi compreso quello delle relazioni internazionali, c’è di che preoccuparsi. Almeno per chi, come il sottoscritto, è convinto che l’azione dello Stato sul piano internazionale debba ispirarsi in primo luogo ai principi del diritto internazionale e alle necessità di trovare un proficuo equilibrio tra gli interessi di tutti gli attori internazionali nel rispetto dei diritti inalienabili delle persone e delle collettività. E non debba invece per nulla essere subordinato ad elementi di pura utilità materiale di singoli o di organizzazioni politiche.

Ma veniamo al terzo aspetto, più propriamente politico, delle attività di Salvini. Se il primo e il secondo sono, ciascuno a modo loro, inquietanti per i motivi accennati, il terzo lo è per la sua ispirazione di fondo, che è quella che consiste nell’illusione di garantire la sicurezza aumentando le divisioni, le distanze, l’emarginazione e la discriminazione sociale. Si toglie alle persone socialmente più fragili quel poco che hanno, ad esempio la residenza legale dei richiedenti asilo o la possibilità di avere un’abitazione agli occupanti delle case, aumentando la disperazione sociale e alimentando l’illegalità e la violazione dei diritti più elementari.

Le energie e l’attenzione delle forze dell’ordine sono sviate dai problemi di fondo, come le mafie e la necessità del loro contrasto, per essere dedicate, contro la lettera e lo spirito della Costituzione italiana, a reprimere i poveri e i deboli. Questa ispirazione anticostituzionale fa il paio con il progetto di distruzione dell’unità e della solidarietà nazionale contenuto nella cosiddetta autonomia differenziata con la quale si vorrebbe formalizzare la divisione di tutti coloro che risiedono sul territorio nazionale in varie serie ciascuna contraddistinta da una lettera dell’alfabeto, da A a Z, o con l’attacco al principio della progressività fiscale rappresentato dalla cosiddetta Flat tax.

Salvini si fa forte del nullismo dei suoi “avversari”, siano essi formalmente anche “alleati” o meno. Ma è evidente come il suo progetto di società sia non solo iniquo ma anche foriero di attentati ai diritti e alla sicurezza di tutti. Sarebbe il caso di cominciare a dirlo chiaramente e a spiegarlo a italiani vecchi e nuovi.

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