Oltre a numerosi prodotti di elettronica di consumo, Xiaomi ha presentato anche il nuovo smartphone Mi A3, che arriva in Italia il 25 luglio nella colorazione grigia, a un prezzo di 249,90 euro. Chi preferisce le colorazioni blu o bianca dovrà pazientare fino al 30 luglio. Il prezzo colloca questo prodotto esattamente a metà strada tra il Redmi Note 7 (sotto ai 200 euro) e il Mi 9T (sopra ai 300 euro). Tre prodotti in una fascia di mercato strettissima, diversificati dal fatto che il Mi A3 installa il sistema operativo Android One invece della versione ampiamente diffusa.

Per chi non ricordasse, Android One è creato espressamente per gli smartphone di fascia medio/bassa, a cui garantisce un’esperienza d’uso fluida, nonostante l’hardware di base di basso profilo. In sostanza, uno smartphone economico con una versione evoluta di Android risulta lento, uno di pari prezzo e configurazione, ma con Android One, è scattante. Xiaomi con il Mi A3 è alla terza generazione di smartphone basati su Android One; i primi due modelli sono stati successi commerciali, questo nuovo dispositivo sembra avere le carte in regola per seguirne le orme, al netto di qualche aspetto tecnico poco convincente.

Abbiamo avuto modo di maneggiare lo Xiaomi Mi A3 in anteprima: non possiamo dare giudizi definitivi prima di avere svolto test approfonditi, ma possiamo raccontarvi le prime impressioni che ci ha fatto. Il primo aspetto controverso di questo smartphone è lo schermo: un pannello AMOLED con una diagonale di 6,09 pollici e una risoluzione di 720 x 1.560 pixel. Da una parte non è affatto scontato trovare uno schermo AMOLED in una fascia di prezzo tanto bassa, dall’altra la risoluzione HD+ è a anacronistica nel 2019. Basti pensare che il Redmi Note 7 della stessa Xiaomi, posizionato a prezzi inferiori, ha uno schermo da 1.080 x .2340 pixel. Detto questo, dal vivo questo componente fa una buona impressione, ma preferiamo aspettare i test per dare un giudizio.

Il processore è lo Snapdragon 665 a otto core, che è una scelta sensata, affiancata da 4 Gigabyte di memoria RAM e da 64 Gigabyte di spazio di archiviazione interno, espandibile tramite micro-SD. La configurazione rispecchia pienamente il posizionamento di mercato del prodotto. Sulla carta, questa configurazione in abbinata con lo schermo a risoluzione HD+, potrebbe garantire un’autonomia elevata, oltre che prestazioni di buon livello dovute ad Android One. Valuteremo in sede opportuna, intanto annotiamo che la batteria da 4.030 milli Ampere per ora, oltre ad essere capiente, è compatibile con lo standard di ricarica rapida a 18 Watt (in confezione c’è però un caricabatterie a 10W).

Passiamo al comparto fotografico. Sul retro ci sono tre fotocamere: sensore principale da 48 Megapixel; sensore secondario grandangolare da 8 Megapixel; terzo sensore da 2 Megapixel responsabile della profondità di campo. Sulla parte frontale c’è una fotocamera da ben 32 Megapixel, incastonata in un notch a goccia. Una dotazione che ricorda i prodotti Xiaomi di fascia media.

A prima vista il design non brilla per originalità, ma maneggiandolo si capisce che è uno smartphone ben costruito, con rivestimento posteriore in vetro, bordi in metallo e le tre colorazioni sopraccitate che potrebbero incontrare il gusto del pubblico più giovane. Il peso di 173,8 grammi sembra ben distribuito e il dispositivo è maneggevole.

Chiudiamo con la connettività, che comprende il sensore a infrarossi, la presa jack per le cuffie, Bluetooth 5.0, Wi-Fi dual-band. Manca l’NFC, quindi è preclusa la possibilità di fare pagamenti in mobilità con Google Pay. L’accesso al sistema è affidato al lettore d’impronte digitali integrato direttamente nello schermo (che sembra funzionare bene) e al riconoscimento del volto.

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