L’uomo più cool di internet è vissuto prima di internet. Di più: è considerato il re dei video Asmr. Sono quei filmati (circa 45 milioni di YouTube) che cercano di indurre sensazioni di benessere e rilassamento nell’utente attraverso suoni, rumori e colori capaci di far venire la “pelle d’oca al cervello”, come il suono di tasti premuti sulla tastiera, uomini che sussurrano, unghie che tamburellano, fogli di carta che vengono accartocciati.

Bob Ross, senza sapere niente di tutto questo, fu il protagonista di centinaia di video Asmr considerati i migliori al mondo, e contenenti tutti gli ingredienti far venire il “brain orgasm”: colori accesi, uno sfondo nero, figure dai contorni poco definiti, il rumore della spatola che striscia sulla tavolozza dei colori, quello del pennello che scorre sul quadro. E poi quest’uomo con una permanente psichedelica, un look da boscaiolo e un sorriso fisso sulla faccia, che a metà tra un monaco buddista e un hippie sessantottino sussurrava frasi dolci e da Libro Cuore diventate ormai un cult. Roba tipo: “È sempre un bel giorno, quando dipingiamo”, “Qualsiasi cosa ci piace, mettiamola nel nostro piccolo mondo”, «Salutiamo le nuvole libere”, «Creiamo un piccolo albero felice” e la mitica “Noi non facciamo errori, abbiamo solo fortunati incidenti”.

E dire che quel tono di voce e carattere nasce da una contrapposizione. Robert Ross detto Bob, nato nel 1942 in Florida da un falegname e una cameriera, si arruola a 18 anni nell’aeronautica americana e per 20 anni lavora come sergente. Viene trasferito nella base dell’Air Force in Alaska, e qui osserva  per la prima volta quei paesaggi fatti di montagne, neve e alberi che saranno praticamente gli unici soggetti dei suoi quadri. Durante questi anni, Bob Ross dipinge tantissimi quadri, che inizia a vendere durante i periodi di licenza. Quando si accorge di riuscire a mantenersi con quelli, decide di congedarsi dall’aeronautica. Dopo anni in cui gli era stato richiesto di essere un “duro e cattivo” per comandare rudemente i suoi sottoposti, giura a se stesso che non alzerà più la voce a un singolo essere umano.

Nel 1983, già discretamente famoso come pittore, viene chiamato alla Pbs per condurre il programma The Joy of Painting. Per 11 anni, Bob Ross insegna agli americani in ogni puntata come dipingere a olio dei paesaggi naturali, in meno di mezz’ora, grazie a semplici passaggi e piccoli trucchetti artigianali. Il programma è un successo. Bob Ross diventa il “guru“ di tutti i principianti che vogliono provare a farsi un quadro. Un assurdità vivente, per gli esperti d’arte, a cui lui risponde con la solita pacatezza: “Ci sono i quadri che possono essere esposti nei musei. E poi ci sono quelli che possono essere esporti nelle case, che rendono altrettanto felici le persone”.

Nel 1994, ad appena 52 anni, scopre di avere un linfoma. Con il suo stile sobrio e discreto, decide di tenere nascosta la malattia a tutti, fatta eccezione per alcuni parenti. Si spegne meno di un anno dopo. Sulla sua lapide, nel cimitero di Gotha, in Florida, si legge: “Bob Ross, artista televisivo”. Una scritta forse anacronistica, vista la popolarità che i suoi video hanno raggiunto anche online. Oggi Bob Ross ha un canale Youtube con 3 milioni di iscritti, centinaia di video visti ognuno da migliaia di utenti e un culto nei suoi confronti ormai neanche troppo underground. Ancora oggi Buzzfeed lo prende come ispirazione per le sue 20 lezioni di vita, Ryan Reinolds cerca di imitarlo per il teaser di Deadpool 2 e il New York Times si è messo alla ricerca della sua eredità, che consiste in circa mille quadri dipinti durante le 11 stagioni di Joy of painting. Le opere non sono mai state messe in mostra o vendute ad aste pubbliche. Si trovano tutte a Herndon, un paesino della Virginia Occidentale. Lì, negli uffici della Bob Ross Inc. (la società che rappresentava gli interessi economici dell’artista) i quadri sono impilati in scatole di cartone numerate e contrassegnate con la data della puntata in cui sono stati dipinti. Nessun controllo della temperatura, nessuna misura di sicurezza. E forse a Bob Ross sarebbe piaciuto così.

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