Emergenza rifiuti a Roma? Non so quale pensiero guidi questa giunta, sempre nel caso in cui ci sia un pensiero“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Radio Roma Capitale dall’ex sindaco Ignazio Marino, intervenuto questa mattina in diretta dagli Stati Uniti.

Marino difende strenuamente il suo operato: “La discarica di Malagrotta avrebbe dovuto essere chiusa già entro il 31 dicembre 2007 su indicazione della Ue. Sei anni dopo, quando cioè diventai sindaco,, non era stata chiusa, ma era pericolosa sotto il profilo ambientale e igienico-sanitario. Chiudemmo la discarica il 30 settembre del 2013, cioè 90 giorni dopo il mio insediamento, e predisponemmo un piano molto chiaro e una determinata visione per il futuro. E mi sorprende molto che oggi venga detto da tanti, che evidentemente non leggono e non studiano, che non c’era nessun piano alternativo. Il piano c’era ed era molto articolato. Ad esempio, avevamo progettato la realizzazione di alcuni ecodistretti destinato a utilizzare l’umido – continua – E in questo modo si poteva trasformare un problema in ricchezza, grazie all’uso dei biodigestori con cui i rifiuti umidi vengono trasformati in gas. Tutto questo venne cancellato dalle amministrazioni straordinarie e ordinarie che si sono insediate successivamente. E mi stupisce anche che sia stato cancellato un piano, ma non sia stato fatto un altro. Togliere un piano scritto e finanziato per sostituirlo con il nulla mi sembra stupefacente“.

E sottolinea: “Raccolta differenziata? Durante la mia breve amministrazione, è passata dal 31% al 44% in poco meno di 28 mesi. Un’accelerazione incredibile, che non si è mai vista in Europa e che ci ha portato rapidamente ai livelli delle maggiori città europee. Dopo di noi però, purtroppo, si è tutto fermato e oggi, dopo quasi 5 anni, il dato è ancora intorno al 44-45%. Ciò vuol dire che non solo non c’è stato impegno nel realizzare impianti di smaltimento, ma neppure nel continuare il percorso virtuoso che iniziammo e che stava portando davvero Roma tra le migliori città d’Europa – prosegue – Avevamo anche valutato in termini concreti un progetto assieme all’Acea, e cioè un revamping, un ammodernamento di alcuni inceneritori che esistono e che sono proprietà di Acea. Anche questo progetto venne impedito da varie istituzioni e non è stato più ripreso. Se esiste un inceneritore, ammodernarlo e aumentarne le capacità, significa aumentare la ricchezza della stessa città di Roma. Peraltro, in quel caso i soldi del contribuente sarebbero andati ad Acea, che è di proprietà del contribuente”.

Marino ribadisce: “Certamente per i 50 anni che hanno preceduto la mia amministrazione tutte le giunte hanno conservato una situazione, in cui l’unica possibilità per smaltire i rifiuti era la grande buca di Malagrotta, con tutti gli interessi perseguiti dai privati. Mi pare che oggi non ci sia una vera visione della Capitale d’Italia: nei trasporti, nella imprenditoria, nella scuola, nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti. Mi sembra che ogni mattina venga lanciata una nuova idea e poi abbandonata. Mi sembra davvero un po’ l’asilo Mariuccia”.

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