Altri mille soldati in Medio Oriente. Inizia il nuovo rafforzamento della presenza americana nella regione, come annunciato da membri dell’amministrazione Trump dopo i due attacchi alle petroliere saudite e a quelle nel Golfo dell’Oman che Stati Uniti e alleati regionali ritengono essere responsabilità dell’Iran. Ad annunciarlo è stato il segretario della Difesa di Washington, Patrick Shanahan, spiegando che il contingente sarà inviato a “scopi difensivi per fare fronte alle minacce aeree, navali e di terra in Medio Oriente”. Inoltre, il contingente contribuirà a garantire la sicurezza del personale militare che opera nella regione e a proteggere gli interessi nazionali degli Stati Uniti. 

La decisione, ha poi continuato il segretario della Difesa, è stata presa dopo una richiesta del Comando centrale Usa (Centcom) e in seguito a “consultazioni con la Casa Bianca“. Nonostante Washington ribadisca di voler evitare un conflitto con la Repubblica Islamicacontinuando “a monitorare la situazione e a modificare i livelli delle forze in funzione delle informazioni di intelligence riguardanti minacce credibili”, quello pensato dall’amministrazione Trump sembra l’ultimo capitolo di un pericoloso gioco al rialzo tra i due grandi avversari in Medio Oriente, la cosiddetta Mezzaluna sciita con a capo l’Iran e sostenuta dalla Russia e il blocco sunnita legato all’Arabia Saudita, con il supporto di Stati Uniti e Israele, che ha riportato d’attualità il rischio della proliferazione nucleare di Teheran

Anche la Cina, soggetto coinvolto nell’accordo sul nucleare, è intervenuta nel dibattito, dopo la Russia, e ha invitato “tutte le parti a restare razionali e misurate, evitando ogni azione che possa provocare l’escalation delle tensioni in Medio Oriente”, con il rischio “di scoperchiare il vaso di Pandora”, come ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. Wang, nella conferenza stampa con l’omologo siriano Walid Muallem, ha inoltre chiesto a Teheran di non abbandonare l’accordo sul nucleare.

Solo lunedì, il portavoce della Agenzia iraniana per l’energia atomica, Behrouz Kamalvandi, ha lanciato un altro ultimatum, dopo quello dell’8 maggio, in cui ha dato dieci giorni di tempo all’Europa per “rispettare i propri impegni” nell’ambito dell’accordo tra Iran e 5+1 (Jcpoa), dopo il ritiro degli Stati Uniti, altrimenti il Paese supererà il limite delle riserve di uranio a basso arricchimento consentiti dall’accordo sul nucleare entro il 27 giugno. “L’Ue ha un tempo limitato per adempiere ai suoi obblighi nel quadro dell’accordo sul nucleare ed è meglio che si assuma le sue responsabilità nel poco tempo rimanente, altrimenti l’intesa crollerà”, ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, incontrando a Teheran il nuovo ambasciatore francese Philippe Thiébaud. “La situazione attuale è molto critica – ha poi aggiunto -e la Francia e gli altri firmatari dell’accordo hanno possibilità molto limitate di svolgere un ruolo storico nel salvare l’accordo. Imporre sanzioni su beni come le medicine e il cibo è disumano e mostra che la guerra economica degli Usa è contro ogni singolo iraniano”.