Qualcuno meno giovane ricorderà il giochino de La settimana enigmistica “trovate le differenze”: due immagini uguali, salvo qualche insignificante dettaglio. Era l’unico gioco che facevo da ragazzino quando una copia della “rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione” capitava (raramente) a casa mia. Parole crociate e cruciverba chiedevano troppa concentrazione. Sarà forse per questo che oggi sono affascinato dalle storie dell’ispettore Morse che risolve casi impossibili mentre riempie il sette verticale, sei lettere, prima “m”, quarta “d”.

Il giochino che vi propongo oggi è un “trovate le differenze” sui generis: cosa è successo tra l’una e l’altra delle seguenti affermazioni?

Prima frase: “La percentuale di soldati ammalati e morti è inferiore a quella della popolazione in generale. Le dotazioni di protezione dei militari erano e sono sufficienti per la protezione. Ci siamo sentiti dire questo oggi in Commissione d’inchiesta. Il generale Carmelo Covato, responsabile della sicurezza e della prevenzione del personale militare, è venuto a raccontarci questa sua verità. Non la sua, ma quella che il ministero propina come tale” (Giulia Grillo, deputata M5S, vicepresidente della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, 16 novembre 2017).

Seconda frase: “I dati ottenuti dal database dell’Oed (Osservatorio epidemiologico della Difesa) non sopportano quindi l’ipotesi che la partecipazione alle missioni operative abbia rappresentato un rischio specifico per l’insorgenza di neoplasie maligne rispetto al personale che è rimasto in patria” (Elisabetta Trenta, ministro della Difesa, e Giulia Grillo, ministro della Sanità, in una relazione al Parlamento del 10 maggio 2019, pagina 24).

Se queste parole non fossero stampate nero su bianco, uno potrebbe ben pensare di essere di fronte a una distorsione della realtà. O come si dice adesso, a una fake news. La Grillo rinnega se stessa sostenendo il contrario di quello che con forza diceva un tempo a proposito dei militari morti o ammalati a causa dell’uranio impoverito. La Trenta addirittura, dopo aver consegnato al Parlamento la “Relazione sullo stato di salute del personale militare e civile italiano impiegato nei territori della ex Jugoslavia” dove si dice in pratica che quelle sull’uranio impoverito sono tutte sciocchezze, 20 giorni dopo, durante il question time del 30 maggio al Senato, afferma l’esatto contrario. E anzi si lancia in una fervente perorazione dei diritti negati ai militari malati.

Ma qual è la verità? Quella enunciata a braccio al Senato o quella scritta in un documento ufficiale per di più redatto in base a una norma di legge? O, per riprendere il giochetto della Settimana enigmistica, dove sta la differenza, non tanto letterale ma sostanziale, tra le due affermazioni? La differenza sta nel governo. Quando la Grillo stava all’opposizione accusava, adesso ripete le parole che prima condannava. La Trenta all’opposizione non c’è mai stata, ma nel suo sovrabbondante presenzialismo social non perde occasione per ricordare (spesso con ragione) le malefatte di quelli che c’erano prima. Ma qui fa tutto da sola: ripete nella relazione quello che le hanno rifilato dallo Stato maggiore e poi, con inaspettata resipiscenza, si smentisce. So long Dr. Jekyll, hello Mr. Hyde. Non ho dubbi sul fatto che la ministra fosse convinta di quello che ha detto in Senato il 30 maggio, mentre probabilmente non sapeva cosa ha mandato al Parlamento il 10 maggio. Idem credo per la Grillo. Ma se uno fa il ministro serio si assume l’onere di rispondere dei suoi atti, tutti. Anche quelli che non ha letto. Oppure funziona come nel geniale monologo È sempre colpa di un altro di Mattia Torre, letto da Valerio Mastandrea a Propaganda Live il 14 giugno?

Dunque qual è la verità? A giudicare da quanto sta succedendo nei tribunali dove si stanno discutendo molte cause di risarcimento di militari ed ex militari, pare sia il documento parlamentare ad avere la meglio. L’avvocatura dello Stato lo avrebbe infatti già utilizzato a Palermo in una causa per un carcinoma alla tiroide di un militare che aveva fatto una missione in Bosnia. Colpa di un altro? L’avvocatura dello Stato è una articolazione del governo, quando parla lo fa a nome del governo, dell’amministrazione, dei ministri che rappresenta in giudizio. Dunque anche della Trenta o della Grillo. Paghereste un avvocato che fa l’interesse della controparte?

Il documento ministeriale era rimasto “occultato” per quasi un mese tra le carte parlamentari, complice forse il periodo elettorale. Quando la notizia ha cominciato a circolare, i vari strumenti social, da Facebook a Twitter a Whatsapp, hanno veicolato proteste, sgomento, anche disperazione. Dopo le ripetute e insistenti assicurazioni in particolare della ministra della Difesa, sembrava che il muro di gomma delle negazioni fosse stato finalmente vinto. Ma basta una rapida occhiata ai tanti messaggi pubblicati ad esempio sul gruppo Facebook Vittime dell’uranio impoverito per capire lo shock. Domenico Leggiero, ex maresciallo dell’Esercito, presidente dell’Osservatorio sull’uranio impoverito, pubblica il documento ministeriale e commenta: “ecco il documento firmato dalla ministra Elisabetta Trenta il 10 maggio scorso, cioè 20 giorni prima di affermare al Senato (e quindi agli italiani) che l’uranio ha ucciso 366 ragazzi e provocato il cancro a 7500 militari e che è indispensabile far luce tanto da insediare un tavolo tecnico fatto di esperti… Ad ogni buon conto ora avrebbe il diritto/dovere di chiarire non solo a chi soffre ma a tutti gli italiani”. Chiarimento non pervenuto. Silenzio assoluto della Trenta che, evidentemente troppo impegnata a ballare a Lourdes o a partecipare al matrimonio del marò Massimiliano Latorre, non ha avuto tempo per spiegare cosa fosse successo. Tempo non trovato neppure dal suo portavoce nonostante abbia inutilmente cercato di contattarlo.

Gian Piero Scanu, parlamentare Pd che fu presidente della Commissione d’inchiesta sull’uranio, avversata anche da una parte del suo partito, scrive sulla sua pagina Facebook che si tratta di “un cinico tentativo di favorire un ritorno al passato”. Scanu non lo dice ma è chiaro che pensa ad una manovra dei vertici militari, gli stessi che presero a suo tempo una posizione di inusitata durezza e contestazione delle conclusioni della Commissione parlamentare. Una qualche emozione l’episodio l’ha provocata, com’è comprensibile, anche tra i militari in servizio. Pasquale Fico, un luogotenente dell’Esercito che fa parte del Cocer, la rappresentanza militare ancora operante in attesa che arrivino i sindacati per i soldati, non si sbilancia. Fico ha fatto 40 giorni di sciopero della fame per sollecitare interventi a favore dei militari. “Non entro nel merito, non conosco la questione. È certo che ci deve essere più attenzione su questi temi. Non c’è solo l’uranio, le problematiche sanitarie sono tantissime. In Afghanistan i livelli di inquinamento sono mille volte superiori ai limiti. L’ho detto anche al ministro Trenta quando l’ho incontrata”.

Né la ministra Trenta né la Grillo hanno per il momento dato spiegazioni ufficiali. In compenso le commissioni Difesa e Affari sociali della Camera hanno deciso dei “momenti di approfondimento per dare trasparenza e risalto ai contenuti della relazione”. Curioso proposito quello della Commissione. Normalmente le commissioni fanno le pulci, chiedono spiegazioni, fanno domande. Qui vogliono dare “trasparenza e risalto” alla relazione. Con una imbarazzante inversione (o scambio) di ruoli. Un tempo avremmo detto “roba da regime”. Grande è la confusione sotto il cielo. Quindi la situazione, come non avrebbe detto il grande timoniere Mao Zedong, non è ottima.

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